La claustrofobia

Ho deciso di inziare una sezione dedicata alle diverse fobie…alcune sono proprio strane, alcune più diffuse altre meno, tutte però molto interessanti e vncolanti, al punto di condizionare la vita quotidiana delle persone che ne sono colpite… oggi inziamo con una fobia abbastanza conosciuta e diffusa…la claustrofobia!

La claustrofobia colpisce circa il 5% della popolazione ed è classificata nella cosiddetta categoria delle  fobie specifiche, ovvero caratterizzate da una paura irrazionale in presenza di una determinata situazione o circostanza concreta. Durante una crisi claustrofobica la paura di rimanere intrappolati in uno spazio ridotto genera un attacco d’ansia E’ probabile che il soggetto affetto da claustrofobia abbia subito in passato episodi o situazioni traumatiche dirette legate alla mancanza di spazio (es. essere rimasti chiusi a lungo in ascensore, ecc.) o indirette (l’ascolto di un racconto).

Nonostante sussistano teorie diverse, la maggior parte sono però d’accordo sul fatto che chi soffre di claustrofobia non abbia paura dello spazio in sé, ma predomini piuttosto il timore verso le possibili conseguenze negative che da esso possano derivare (ad es. restare bloccati in galleria) e dalla sensazione di non avere una via d’ uscita fisica o psicologica.

Il sintomo più diffuso è l’ansia, una reazione di paura incontrollata dell’ignoto a cui mente e corpo rispondono con uno stato di allerta tesa e una scarica di adrenalina. Si può andare da una debole sensazione di malessere sino a sviluppare un attacco di panico vero e proprio, con una grave sensazione di perdere il controllo o addirittura di morire.

I sintomi di claustrofobia, inoltre, possono essere aggravati dalla presenza di un pubblico. Quando il claustrofobico è costretto per di più a vivere in un pubblico una situazione difficile o imbarazzante, i sentimenti di vergogna e di imbarazzo acuiscono la sensazione di disagio.

Ho trovato anche uno studio interessante dell’Istituto di Psicologia Archetipale che ha individuato alcuni dei più importanti eventi traumatici che contribuiscono a sviluppare la claustrofobia nelle diverse fasce d’età:

Infanzia

Essere stati rinchiusi in un luogo chiuso per punizione o per una casualità, ad esempio in bagno, o in un qualsiasi luogo privo di una via di fuga (Coercizione Fisica);

Prima fase dell’adolescenza:

Essere rimasti chiusi in ascensore (Coercizione Fisica);

Essere stati chiusi in un garage da coetanei o amici (Coercizione Fisica);

Essere stati puniti da un genitore che ha obbligato il figlio a stare chiuso nella propria stanza, senza che questa fosse chiusa a chiave ed anche a digiuno (Coercizione Psicologica);

Adolescenza inoltrata:

Aver subito un intervento chirurgico in anestesia generale durante il quale il soggetto ha avuto una paura folle di non risvegliarsi più (Coercizione Fisica);

Volevo sottolineare come per parlare di fobia sia necessario che l’interessato sia consapevole dell’irrazionalità della paura, ma che non sia in grado di controllarla.

Resto sempre convinta del fatto che ogni fobia può avere tante cause diverse, anche non legate a traumi infantili o esperienze particolarmente negative. Resta il fatto che, nel momento in cui comportano compromissioni significative nella vita sociale è necessario affrontarle e cercare di superarle con l’aiuto di uno specialista…

Alla prossima per altre nuove fobie, sempre più strane!!! =)

Tratto da: www.medicina-benessere.com www.livornotop.com/collabora/COLLABORA.htm

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