E’ giusto parlare ai bambini della morte?

Il tema di oggi ammetto che non è dei più allegri e entusiasmanti…ma volevo conoscere un po’ il vostro parere visto che io non sono ancora arrivata a crearmi una mia idea precisa…

Come i bambini affrontano la morte?

Oggi come oggi tutti i bambini hanno a che fare con la morte…si può trattare della perdita di persone care, più comunemente i nonni, o di animaletti domestici oppure semplicemente entrano a contatto con essa e iniziano a conoscerla osservando la televisione, dai telegiornali fino ai telefilm.

Una ricerca svedese propone un dato interessante…

“Nel 2004 la pedagogista Margit Franz ha calcolato che un giovane tedesco, quando raggiunge la maggiore età, ha già assistito mediamente a 18.000 decessi – reali o fittizi – nei diversi media. Nel 1996 il teologo e psicologo Karl-Heinz Menzen, dell’Università Cattolica di Friburgo aveva stimato che il quattordicenne medio avesse già visto sullo schermo 15.000 omicidi. Dato che i bambini spesso considerano totalmente reali le immagini presentate dai media, il 40 per cento dei bambini tra i sei e i dieci anni sarebbe convinto che le persone muoiono sempre a causa di un assassinio, altrimenti continuano a vivere.”

Per i bambini più piccoli è molto difficile comprendere veramente cosa significa morire. A 3 anni un bimbo pensa che morire sia qualcosa che si avvicina molto al dormire e non ritengono la morte come qualcosa di irreversibile. Solo dai 5-6 anni i concetti di irreversibilità e universalità della morte sono pienamente acquisiti.

La preoccupazione più importante da questo punto di vista ricade sui genitori. Gli adulti spesso non sono in grado di interpretare le emozioni, i comportamenti, le reazioni quasi invisibili di un bambino e di giudicarne la maturità cosicché si trovano nel dubbio: parlare o non parlare della morte? Come affrontarla? Quanto il dialogo è una fonte di sostegno e quanto, invece, aumenta la sofferenza?

È importante sottolineare come gli esperti ritengano che ogni bambino avrebbe bisogno di comprendere i confini della vita e, soprattutto l’imprescindibilità della morte e che il comportarsi e parlare facendo finta che la morte non esista è sicuramente una reazione genitoriale negativa.

In conclusione, è negativo o positivo parlare di morte ad un bambino? Quali parole è bene usare? Quanto aspettarsi che un bimbo possa provare angoscia,o impressionarsi, in situazioni in cui si trovi a contatto con esperienze di morte? Quali sono i segnali che i bambini ci offrono per comunicare la propria sofferenza, ma anche solo una generica paura della morte?

Io penso che parlare della morte ad un bambino sia importante, come altrettanto importante sia il fatto che questo discorso venga portato avanti dai genitori, punto di riferimento e “base” che dona sicurezza al bambino. Ma è sempre un bene? Può provocare traumi maggiori nel piccolo il venire a conoscenza di una perdita o il nasconderla, inibirla per poi trovarsi nella situazione di doverla vivere “in differita”?

A voi lo spazio per commenti, idee e quant’altro…

Tratto da: www.lorenzomagri.it/psicologia-clinica-e-patologie/109-bambini-e-morte.html

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