Quando le figlie diventano sorelle…

Leggendo il numero di dicembre di “Psicologia contemporanea” ho trovato questo articolo…

I neuropsicologi conoscono pazienti che, a seguito di una lesione cerebrale, non riescono più a identificare i visi dei familiari (prosopagnosia), oppure li riconoscono, ma sono convinti che si tratti di sosia o di impostori (sindrome di Capgras).

Nel 2003 è stato descritto un caso inedito: un uomo affetto da Alzheimer confondeva continuamente sua moglie con la madre morta da tempo. In seguito incominciò a confonderla con la sorella. Nel 2007, una équipe giapponese (Tohoku University Graduate School of Medicine) descrisse una donna di 74 anni, affetta anch’essa da Alzheimer che scambiava le sue figlie con le sorelle e suo marito con il padre deceduto. Questa paziente riusciva, tuttavia, a riconoscere i loro visi e i loro nomi, a definire precisamente che cosa è una sorella, una figlia, un padre e un marito. Sembrava dunque soffrire unicamente di un’incapacità a stabilire esattamente lo status dei membri della sua famiglia.

È noto che le nostre conoscenze sui nomi, visi e le qualità delle persone sono controllati da circuiti neuronali differenti. Ora sembra che anche la rappresentazione dei nostri personali legami familiari sia regolata da una funzione cerebrale indipendente e ultraspecializzata.

Mi ha sempre affascinato il mondo di queste sindromi così rare…oltre ad essere particolari, sorprendenti e, a volte, sconvolgenti colpiscono pochissimi individui, ma ci aiutano a capire come  funzioniamo tutti!!! Non trovate?

Quasi tutti gli studi neuropsicologici si basano proprio su questo confronto tra l’immagine del cervello di una persona “normale” e quella di un soggetto con una particolare lesione.

I due presupposti fondamentali sono: la stretta connessione tra la struttura cerebrale e l’attività mentale e il fatto che il deficit del soggetto con la lesione è spiegato proprio in funzione del danno cerebrale che ha subito.

Da tener conto, però, è la complessità delle nostre funzioni cerebrali. Oggi si sa che non c’è corrispondenza biunivoca tra funzione cognitiva e area cerebrale. Si tratta piuttosto di circuiti complessi nei quali una stessa area è implicata in più operazioni cognitive e i diversi processi sono frutto di una interazione tra le diverse strutture.

Il caso citato, comunque, è indicativo di come una lesione ad un’area specifica del nostro cervello possa compromette una sola funzione cognitiva, così specifica da non andare ad intaccare tutte le altre capacità ad essa interconnesse.

Tratto da:  Psicologia contemporanea,  120, 2008

Ricerca: A. Nobuhito, I. Hiroshi, F. Toshkatsu, U. Aya, L. Eunjoo, I. Toshiyuki, M. Esturo, “Selective impairment in the retrieval of family relationships in persons identification: A case study of delusional misidentification”, Neuropsychologia, 45, 13, 2007.

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