La psicologia dell’emergenza

Avendo inserito un post che riguarda il ruolo della psicologia nelle situazioni di traumi e calamità naturali, mi sembra necessario parlare un po’ di questo nuovo e emergente ambito della psicologia denominato proprio Psicologia delle emergenze.

Si tratta di un settore della psicologia che si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed emergenza/urgenza e, nello specifico, studia il comportamento individuale, gruppale e comunitario in situazioni di crisi. In sintesi, mentre gran parte della psicologia tradizionale si occupa dei processi psichici (cognitivi, emotivi, psicofisiologici, etc.) che avvengono in condizioni “normali”, la psicologia dell’emergenza si occupa di come tali processi vengano ad essere rimodulati e modificati nelle situazioni di crisi e trauma. Gli ambiti e gli oggetti di studio di questa branca sono numerosissimi: dallo studio di come un bambino si rappresenta cognitivamente, e cerca di trovare coerenza in una situazione di emergenza a come la comunicazione interpersonale viene alterata nelle interazioni sociali che avvengono in una situazione di rischio. Dal punto di vista strettamente clinico la psicologia dell’emergenza si occupa principalmente della formazione preventiva al personale del soccorso e di attuare interventi immediati di supporto sulla scena e di consulenza diretta alle vittime “primarie” (i soggetti direttamente coinvolti dall’evento critico) e alle “secondarie” (parenti e/o testimoni diretti dell’evento). La peculiarità dello psicologo dell’emergenza non sta solo nella capacità clinica di consulenza alle vittime, ma deve possedere un’approfondita conoscenza del sistema dei soccorsi e della sua organizzazione e essere specializzato nella gestione emotivo-relazionale delle situazioni di crisi. Inoltre deve avere competenze sociali circa i fenomeni della “percezione del rischio” (Risk Perception) e della “comunicazione del rischio” (Risk Communication). In generale si può dire che oltre ad occuparsi della “clinica” deve essere in grado di gestire lo scenario psicosociale e comunitario, all’interno del quale è avvenuta l’emergenza. Data la loro frequente interazione con i processi emotivi traumatici del particolare tipo di pazienti con cui operano gli psicologi dell’emergenza sono in media più soggetti a rischi di traumi e vissuti di controtransfert e quindi necessitano di continue supervisioni e de briefing.

Per chi fosse interessato:

Rivista di Psicologia dell’emergenza e di Assistenza umanitaria: http://www.psicologiperipopoli.it/La%20rivista.html

Associazione Italiana di Psicologia dell’Emergenza: http://www.psiemitalia.org/home.asp

Blog di approfondimento: http://psicologiaemergenza.blogspot.com/

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