La realtà virtuale nella cura delle fobie

Negli ultimi anni, grazie al grande sviluppo delle tecnologie positive e del loro utilizzo nel campo della terapia, si sono aperti diversi scenari di applicazione dei nuovi media nel campo della cura di diverse patologie e disturbi.
In particolare vorrei focalizzarmi sull’uso della realtà virtuale per la cura delle fobie.
Nella psicologia tradizionale il metodo tipico per utilizzare le fobie è quello della cosiddetta esposizione progressiva al contenuto fobico, che prevede un percorso di avvicinamento per gradi all’oggetto, elemento o aspetto che crea il panico.
La realtà virtuale rende più facile e anche maggiormente efficace la creazione di questi tipi di percorsi. L’idea è che tramite questo strumento si possono creare al computer le situazioni desiderate inserendo tutti gli elementi causa della fobia (ragni virtuali per l’aracnofobia, piazze piene di persone per l’agorafobia….).
Il paziente deve semplicemente indossare un casco da realtà virtuale e viene immerso nella situazione simulata: il terapeuta ha così il “potere” di controllare ciò che avviene in questo mondo, inserendo oggetti, animali, elementi e facendo accadere particolari eventi che, vissuti in una situazione protetta, potrebbero aiutare il paziente a superare le sue paure.
Tutta l’impostazione teorica e metodologica si basa sull’assunto che le persone immerse in questo tipo di realtà sperimentino “presenza”, ciò sensazione di essere in un ambiente virtuale senza essere consapevole della mediazione della tecnologia, che appare completamente trasparente.
Durante un congresso, svoltosi nel 2007, la psicologa statunitense Brenda Wiederhold, che dirige una clinica per la cura delle fobie mediante la realtà virtuale, ha portato i risultati di 30 studi clinici che hanno mostrato come l’esposizione progressiva in realtà virtuale sia efficace nella cura e abbia effetti positivi.
Una delle fobie maggiormente curate tramite questo approccio è l’acrofobia o fobia dell’altezza. Merel Krijn, insieme ad alcuni colleghi dell’Università di Amsterdam, hanno pubblicato uno studio su Behaviour Research and Therapy che mostra come l’applicazione di questo metodo alla cura dell’acrofobia permetta il raggiungimento di risultati analoghi all’esposizione in vivo, ossia portando fisicamente il paziente in un luogo ad altezza elevata.
(http://psicocafe.blogosfere.it)

I vantaggi di questo approccio sono sicuramente la grande economicità e flessibilità di applicazione e la presenza di centinaia di diverse fobie e paure apre il campo e al ricerca a moltissime nuove applicazioni della realtà virtuale nella cura di tali disturbi.

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5 Risposte to “La realtà virtuale nella cura delle fobie”

  1. La Realtà Virtuale e il PTSD « …Psicologizzando… Says:

    […] Virtuale e il PTSD By ceci87 Abbiamo parlato più volte in questo blog sia del PTSD sia della Realtà Virtuale…ma possono essere legati? Forse […]

  2. Luca Says:

    Luca ( 47 anni )

    Buongiorno a tutti,

    anch’io purtroppo soffro del disturbo dell’acrofobia, da circa 20
    anni e volevo sapere che qualcuno mi potesse dare dei consigli o
    suggerimenti. Il tutto penso che è successo circa 20 anni fa, sono
    restato aggrappato ad una roccia andando a pescare e non riuscivo
    più a salire e a scendere, con la roccia franosa, un precipizio sotto
    di me di circa 20 metri, ed ero solo. In seguito dopo circa 30 minuti
    sono riuscito a salvarmi da quella brutta situazione, ma ho preso
    un grandissimo spavento.

    Per me da lì, o dovuto allo stress del momento, non é stato più
    uguale affrontare le altezze…
    Il problema è salire al di sopra del 2° piano (posso salire ma per
    pochi istanti, ma tutte le volte con una grande sofferenza ) oppure
    passare ponti a piedi sopra i 7-8 metri o passare ponti in auto
    sopra i 40 metri.

    Quando mi trovo al di sopra del 2° piano per un grande periodo
    (per riunioni o corsi), in me, mi viene dei attacchi di panico ed
    una grande agitazione ( che mi possa venire un Clic in me, che
    mi spinga a saltare dalla finestra e buttarmi nel vuoto e morire
    dovuto al grande salto) in quei momenti faccio di tutto per non
    pensare, ma purtroppo sovente devo scendere o rinunciare
    ( prendendo una scusa di non stare bene ), ma se non ci sono
    finestre o balconi … tutto va bene.

    Tutto ciò é un grande problema professionale e sentimentale,
    ma per altro faccio una vita normale e felice.
    Se qualcuno ha avuto lo stesso problema o possa dare dei
    consigli, mi farebbe un grande favore.

    Saluti

  3. ferruccio Says:

    Ciao, anche io ho scoperto di soffrire di questo disturbo in maniera del tutto imporvvisa; ieri tornavo da Nizza in auto e ho trascorso più di un’ora sui viadotti…..mani sudate, non superavo i 80 km/h e temevo davvero di non uscirne!
    Non riesco a ricollegare questa paura a nessuna situazione passata e sono davvero stupito poichè in precedenza (+ di 10 anni fa’) avevo percorso la stessa autostrada e non avevo alcun disturbo.
    Se vuoi possiamo confrontarci e cercare di risolvere il problema. Ho letto che la cura migliore è quella di affrontare le altezze pian piano…
    ciao
    ferruccio

  4. Luca Says:

    ciao Ferruccio..

    io per superare piccoli momenti
    il problema dell’altezza ( ca. 30 min. )
    ho provato a fumare 2 sigarette prima di salire
    ( premetto che io non fumo) ma ho osservato
    che mi danno un po di rilassamento e mi
    frenano un po quell’impulso di panico
    che mi fanno scendere immediatamente
    dei posti in alto… dal 2° piano in sù.
    ( non voglio fare incominciare a nessuno
    a fumare ) comunque non ho superato il mio
    problema di acrofobia ma per me è già un
    piccolo passo avanti ( e per chi ne soffre
    penso che mi capisca.)

    saluti

  5. Bellagenix Says:

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