Tecniche di brain imaging: la risonanza magnetica funzionale

Avendo più volte riportato risultati e riassunti di ricerche di neuropsicologia che utilizzano questo tipo di strumento mi sembra doveroso parlare e cercare di spiegare un po’ il funzionamento della tecnica della risonanza magnetica funzionale o fMRI.

Si tratta di una tecnica di brain imaging e come tale, traducendo le variazioni metaboliche prodotte dall’attività cerebrale in mappe di attivazione, porta alla creazione di mappe, immagini di una sezione del cervello con diverso gradiente.
Qual è l’idea di base? L’idea è che quando un’area cerebrale è attiva utilizza più glucosio e quindi essa risulterà avere un metabolismo maggiore e un flusso ematico più intenso. Gli strumenti di brain imaging sono in grado di valutare queste variazioni e così facendo di creare immagini “colorate”, con colori e livelli di intensità diversi sulla base della maggiore o minore attivazione dell’area. Confrontando poi una immagine di cervello “a riposo” e una immagine prodotta dalla risonanza del cervello sottoposto a uno stimolo (usando quindi la logica sottrattiva) si presuppone che possano essere identificate le aree che sono responsabili di quel particolare processo cognitivo attivato in risposta a quello stimolo.

In particolare la risonanza magnetica funzionale è una risonanza del cervello che si basa sull’applicazione di un forte campo magnetico che porta a modificare a livello energetico gli atomi di idrogeno. Prevede diverse fasi. Inizialmente il soggetto è inserito in un magnete che genera un campo magnetico statico che porta gli atomi di idrogeno ad allineare il loro asse di rotazione all’asse del campo magnetico stesso. Successivamente vengono inviati da un altro magnete degli impulsi elettromagnetici che modificano questo campo, portano gli atomi di H a riallineare l’asse al nuovo campo. Infine, alla cessazione degli impulsi, gli atomi tornano alla loro posizione iniziale liberando energia che è colta dallo strumento.

Viene misurato dalla risonanza anche il contrasto BOLD. Esso si basa sulla naturale ossigenazione del sangue. Si creeranno infatti immagini con aree di colore diverso sulla base della concentrazione di ossigeno nel sangue. L’idea è che maggiore è l’attivazione dell’area, maggiore sarà la richiesta di energia e quindi maggiore sarà l’ossigenazione…e viceversa!
Il risultato è, come detto, un’immagine in voxel del cervello, colorata con colori diversi…

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Una Risposta to “Tecniche di brain imaging: la risonanza magnetica funzionale”

  1. Il Blog | Attualità | Psicologia Says:

    Grazie per essere passata sul mio Blog e complimenti anche a te!

    A presto
    Francesco
    Il Blog | Attualità | Psicologia

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