La dissonanza cognitiva

La dissonanza cognitiva è un concetto introdotto da Leon Festinger nel 1957 in psicologia sociale. La teoria della dissonanza cognitiva è sorta come tentativo di spiegare un fenomeno che emerge quotidianamente nell’esperienza: le persone tendono in generale ad essere coerenti con se stessi nel modo di pensare e di agire. Quando questa coerenza manca e le persone  diventano consapevoli che i loro atteggiamenti, pensieri e le loro convinzioni sono incoerenti tra loro si crea uno stato di disagio chiamato appunto dissonanza cognitiva.

Ma come nasce la dissonanza? Affinché si provi dissonanza serve che il soggetto colga l’incoerenza dell’azione che sta compiendo e si prenda la responsabilità dell’atto: solo se è convinto di aver agito in modo libero potrà provare disagio.

Questa situazione si produce soprattutto quando un comportamento entra in contrasto con un atteggiamento preesistente e l’evidenza interessante sta nel fatto che lo stato di disagio viene, solitamente, placato non tanto andando a modificare il comportamento, quanto piuttosto il modo di pensare preesistente. Perché? Cambiare l’atteggiamento ci costa meno che modificare il comportamento e, soprattutto, quando ci rendiamo conto della dissonanza l’azione è già stata messa in atto.

La dissonanza cognitiva può nascere ad esempio nel momento in cui un soggetto, che si ritiene altruista, si trova a compiere un’azione ostile e aggressiva nei confronti di un mendicante. Come detto la tendenza è quella di andare a modificare l’atteggiamento e “giustificare” l’azione.

Per fare ciò si utilizzando diverse “strategie” inconsce:

  1. ridurre l’importanza di uno degli elementi dissociati (riprendendo l’esempio giustificarsi dicendo “Sono stata solo un po’ sgarbata”);
  2. aggiungere elementi cognitivi consonanti al comportamento (pensare “Ho agito così perché ero di fretta”);
  3. negare la propria responsabilità;
  4. attribuire la dissonanza ad altre cause

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2 Risposte to “La dissonanza cognitiva”

  1. monica Says:

    per poter avere una corretta diagnosi è opportuno andare direttametne da uno psicologo/psicoterapeuta o potrebbe andare bene, come prima diagnosi, anche il medico di base o del lavoro?
    grazie dell’aiuto

    • ceci87 Says:

      La dissonanza cognitiva in sè non è una malattia. E’ uno stato psicologico che genera tensione e può condurre a un disagio più diffuso, ma non è necessaria una diagnosi psicologica in quanto non si tratta di una patologia classificata. Anzi ha un grande valore adattivo e spesso è usata anche per prevenire distrubi più gravi (http://obesitainfo.forumup.it/about1916-obesitainfo.html).
      E’ un fenomeno e atteggiamneto diffuso…bisogna solo imparare a riconoscerlo e a gestirlo!
      Buona fortuna!

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