I possibili effetti psicologici in risposta ad una catastrofe

Ho già parlato qualche giorno da del PSD come possibile conseguenza della catastrofe di Haiti. Volevo oggi ampliare il discorso circa i diversi e possibili effetti psicologici che possono colpire le popolazioni vittime del terremoto, ma anche i parenti o chi semplicemente vede in televisione le immagini di questa distruzione.

Per fare questo vorrei riportare l’intervista compiuta da Health.com a Guerda Nicolas, psicologa clinica nata ad Haiti e dirigente del Dipartimento di studi educativi e psicologici dell’Università di Miami. La traduzione italiana di parti dell’intervista è tratta da Psicozoo, mentre per leggere l’originale in lingua inglese basta cliccare sul link in fondo alla pagina.

D: Quali sono gli effetti psicologici immediati che seguono un disastro come questo?
R: Non c’è una risposta immediata. Quando un individuo si trova nel mezzo del disastro, è centrato sulla sopravvivenza e si chiede semplicemente cosa sta succedendo. Il vero trauma, l’impatto psicologico, non si manifesta prima di alcuni mesi dopo la tragedia. Quando le cose si tranquillizzano, si comincia a sentire l’impatto e il dolore delle immagini a cui si assiste.

D: E’ in questo momento che comincia lo stress post-traumatico?
R: Esattamente. Dopo che gli sforzi per i soccorsi sono finiti, dopo che i funerali sono stati celebrati – è qui che può verificarsi il Disturbo Post- Traumatico da Stress (PTSD). All’occorrenza di qualunque tipo di trauma, una persona può avere episodi di stress acuto e di ansia, ma il PTSD non si sviluppa prima di 6 mesi dalla tragedia, quando iniziano i sintomi come l’insonnia e i flashbacks.

D: Ci sono altri sintomi che accompagnano questo genere di trauma?
R: La depressione è uno di questi; spesso è un segno di PTSD. L’ansia è un’altra risposta frequente in questi casi e spesso le persone fanno ricorso anche a stupefacenti. C’è un forte desiderio di affievolire il dolore, così le persone bevono di più o fanno uso di sostanze per sopportare la sofferenza. In ogni caso, individui diversi danno risposte differenti alle situazioni e non c’è una modalità standard di reazione.

D: Le persone che sono lontane dall’evento, possono comunque sperimentare lo shock e lo stress post-traumatico come chi era sul posto?
R: Certo, sicuramente. La chiamiamo “Traumatizzazione vicaria”. E può essere perfino più devastante a livello psicologico perchè c’è un senso d’impotenza, guardando le immagini, vedendo la devastazione e sapendo che non puoi farci niente. Le persone che sono lì, nella tragedia, stanno lavorando duro per alleviare le sofferenze degli altri e questo può aiutarle a sentirsi meglio rispetto a chi da lontano guarda e non può fare nulla. I sintomi possono essere molto simili a quelli di un disturbo post-traumatico: possono avere incubi, flashbacks delle immagini viste in televisione, difficoltà a dormire e a concentrarsi, inappetenza.

D: Come si può prevenire questo trauma?
R: La prima cosa che ho detto alle persone di Miami è “Smettetela di guardare le notizie”. Onestamente, le immagini riportate dai media possono essere troppo forti per alcune persone. Una cosa utile invece, che è buona norma ad Haiti è di stare in compagnia dei vicini. Inviata i tuoi amici a casa, bevi con loro un te e condividi quello che stai provando. Il mio suggerimento è quello di parlarne piuttosto che limitarsi a guardare le scene del disastro, perchè assistendo da spettatore non hai la possibilità di esprimere quello che stai provando.

D: Se hai un amico o un vicino che ha dei parenti coinvolti in un disastro come quello di Haiti, cosa puoi fare per aiutarlo?
R: Penso che possa essere d’aiuto ascoltare. Bussa alla porta di quella persona e dille “So che hai dei cari lì, vuoi parlarne?”. Spesso la loro disperazione nasce dal fatto che non hanno la possibilità di essere lì ad aiutare e durante la conversazione emergeranno i suoi bisogni. Potete offrirvi ad esempio di sollevarli accompagnando a scuola i loro bambini o portando qualcosa per cena.

D: Ci sono delle differenze culturali a cui le persone devono stare attente nel tentare di aiutare qualcuno che viene da un paese diverso dal proprio?
R: Penso che sia importante tenere presente che noi non viviamo le cose nello stesso modo. Ognuno esprime quello che sente in modi diversi. Alcuni possono piangere e disperarsi, altri possono sentirsi mancare, altri possono abbattersi. Tutte queste modalità sono parti di una reazione al trauma, ma non vuol dire che queste persone non siano capaci di reagire e di affrontare gli eventi. Una persona in stato di shock può inizialmente sembrare a pezzi e poi rialzarsi e farcela. Nella mentalità Haitiana, le persone sono convinte di potercela fare: se le tragedie accadono, gli Haitiani sanno che si rialzeranno e andranno avanti.

The Psychological Aftershocks: How Will Haitians Cope? – Health.com

Tag: , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: