Legame tra narrazione e benessere: il ruolo delle fiabe

La narrazione è una pratica che ognuno di noi svolge quotidianamente. Essa ha il grande vantaggio di aiutarci a dare un senso, comprendere e spiegare l’esperienza umana, grazie all’utilizzo del pensiero narrativo che si distingue da quello paradigmatico e scientifico.
La narrazione appare così essere un’attività fondamentale nella vita dei soggetti, bambini e non!

Ma che legame c’è tra la narrazione e il benessere?

Sicuramente, di per sé, la pratica narrativa può essere vista come uno strumento a servizio del benessere.
Essa infatti, come già detto, consente di affrontare e rielaborare esperienze. Inoltre favorisce la creazione di mondi possibili e quindi dà la possibilità individuare soluzioni differenti, e magari più adattive, da quelle sperimentate nella realtà.
Nel suo complesso poi è di per sé  fonte di esperienze emotivamente positive, piacevoli e motivanti in quanto è un’ esperienza che coinvolge mente e corpo, è completamente saturante e coinvolgente.

Entrando più nello specifico nell’ambito del tema ci si imbatte in uno stile narrativo privilegiato per quanto riguarda il legame col benessere.
Si tratta della fiaba. Essa presenta delle caratteristiche peculiari che la rendono unica nel dare senso e risposta ai bisogni primari specialmente dei bambini.

Per prima cosa la fiaba concentra nel suo intreccio i dilemmi esistenziali del soggetto. Essa  affronta seriamente le ansie della vita, come il bisogno di essere amati, la paura di non essere accettati, la paura della morte… in un contesto però protetto.
Inoltre semplifica le situazioni attraverso la creazione di personaggi/eventi simbolo che rimandano ad altro. Nello stesso tempo però è indeterminata. I peronaggi sono “un”ragazzo, “una” giovane…e questo lascia a ciascuno la possibilità di entrare nella storia e rileggerla in modo personale.Parlando sempre di personaggi essi appaiono essere tipici, buoni o cattivi. Si crea così un forte dualismo tra bene e male (a differenza di quanto accade nella realtà per cui tutti siamo in parte buoni e in parte cattivi).
Sotto questo punto di vista nelle fiabe non c’è il rispetto della morale (non uccidere!) ma la sospensione del giudizio per permettere la risoluzione di forti conflitti interiori.  Quella che conta e’ che la differenza tra il bene e il male sia così netta che il soggetto si  avvicini a chi più suscita identificazione.
La forte funzione identificatoria della storia è però mitigata dal fatto che essa ha luogo sempre in un contesto di fantasia, che è percepito dal soggetto come protetto e irreale. Nello stesso tempo, però, senza toccare mai in maniera diretta la realtà, parla di essa tramite simboli e permette al soggetto, dopo il viaggio immaginario, di ritornare in essa con maggiori rassicurazioni.
Infine, ma non per importanza, la fiaba ha sempre un finale positivo. Il male ha spesso temporaneamente la meglio, ma alla fine il cattivo perde e muore, lasciando trionfare l’eroe in cui ci si è identificati.  È un viaggio che inizia con la resistenza ad una difficoltà, la paura di crescere  e termina quando il protagonista ha raggiunto la maturita’.

In conclusione quindi, si può dire che la fiaba sia uno strumento utile per trasmettere una serie di “indicazioni” su come affrontare il percorso di crescita personale, ma ha anche la grandissima potenzialità di riuscire a rispondere ai bisogni soggettivi e esistenziali dei diversi soggetti, favorendo la risoluzione dei conflitti e aumentando il livello di benessere

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