La Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

Domani, venerdì 10 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, evento annuale promosso dalla Iasp, International Association for Suicide Prevention, in collaborazione con l’Oms. Il tema di quest’anno è “Suicide prevention in life spam”, ovvero la prevenzione del suicidio nell’arco della vita. Infatti, nonostante si ponga maggior enfasi sul suicidio in età giovanile e sulla sua prevenzione, il suicidio ricorre in tutto l’arco di vita, come evidenziano i dati dell’Oms.

Nel mondo ogni anno circa un milione di persone muore per suicidio. Il suicidio rappresenta circa il 3 per cento delle cause di morte. Negli adolescenti sotto i 15 anni il suicidio è la prima causa di morte in alcuni Paesi: Cina, Svezia, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. Il suicidio è invece la prima causa di morte per le persone dai 15 ai 24 anni in moltissimi Paesi ed è una delle cause primarie di morte in tutti i Paesi del mondo per i giovani adulti e gli adulti tra i 25 e i 60 anni. Secondo l’Oms, dal 1950 al 1995 la percentuale di morti per suicidio è cresciuta globalmente del 60 per cento.

Tutte le agenzie di prevenzione del suicidio, a partire dall’Oms sostengono che le helpline siano utili nella prevenzione dei comportamenti suicidi, anche quando non “salvano la vita” in senso letterale da un tentativo di suicidio, e includono il “telephone crisis intervention” nelle proprie linee guida. Tornando ai dati, si vede che, in una prospettiva di genere, gli uomini si tolgono la vita in misura tre volte maggiore delle donne (fa eccezione la Cina, soprattutto nelle aree rurali), ma le donne – in particolare in giovane età – tentano il suicidio più degli uomini. Nel complesso i tentati suicidi sono da 10 a 20 volte di più dei suicidi commessi. Gli uomini di solito usano metodi con maggiore possibilità di esito fatale, sono meno propensi a cercare aiuto per i loro problemi emozionali e fanno maggiore uso di alcol e droghe. Il suicidio nei bambini e nei giovani adolescenti (meno di 15 anni) è presente ma raro e rappresenta il 2 per cento di tutti i suicidi. Ricorrono nelle loro storie violenze e abusi fisici e psicologici, dipendenze da alcol o droghe in famiglia, depressione.

I relativi costi sociali sono enormi, stimati in miliardi di dollari e corrispondono al potenziale economico delle vite perdute, ai trattamenti medici e psicologici dei tentati suicidi, alla sofferenza e al carico dei familiari e degli amici. Ogni suicidio colpisce in modo devastante altre sei persone in media. I dati sul suicidio sono estremamente difficili da valutare e per certo sottovalutati, spesso a causa del tabù che tuttora rappresenta e della riluttanza a rendere pubblici i casi di suicidio, soprattutto fra gli anziani, oltre che per un “reporting” spesso sommario o inesistente.

A livello mondiale l’ingestione di pesticidi sta diventando uno dei nuovi metodi più diffusi per il suicidio in alcuni Paesi. Si stima che in tutto il mondo si verifichino 3 milioni di casi di avvelenamento volontario da pesticidi ogni anno, per un totale di circa 250 mila morti, prassi assai diffusa nelle aree rurali, soprattutto in alcuni Paesi asiatici, ma anche in America centrale e meridionale. In generale la disponibilità di strumenti per togliersi la vita, come ad esempio le armi da fuoco in Paesi come gli Stati Uniti, influisce in modo rilevante sulla “prevalenza” del metodo utilizzato.

I tassi più alti di suicidio (dati Oms 2000) si riscontrano in Europa in particolare nell’Europa dell’Est: in Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Ungheria, Russia e in Paesi asiatici come Cina e Giappone. Quelle più basse in America Latina, Paesi Arabi e in alcuni Paesi come Argentina, Brasile, Kuwait e Thailandia.

Tratto da: www.lastampa.it

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