Il Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività: cos’è e come si manifesta

Quante volte si sente dire in giro “Quel bambino è iperattivo!” da parte di genitori, insegnanti e gente comune. Ma vermente tutti i bmabini un po’ più vivaci della “norma” sono iperattivi? Cos’è veramente il disturbo da deficit di attenzione e iperattività? Cerchiamo di frae un po’ di chiarezza…

Il Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD – Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini.
Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. E’ bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.

La più recente descrizione del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è contenuta nel DSM-IV secondo il quale, per poter porre diagnosi di DDAI, un bambino deve presentare almeno 6 sintomi per un minimo di sei mesi e in almeno due contesti; inoltre, è necessario che tali manifestazioni siano presenti prima dei 7 anni di età e soprattutto che compromettano il rendimento scolastico e/o sociale.

A. Entrambi (1) o (2):

(1)    Sei (o più) dei seguenti sintomi di Disattenzione che persistano per almeno 6 mesi con un’intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo:

Disattenzione
a.       spesso fallisce nel prestare attenzione ai dettagli o compie errori di inattenzione nei compiti a scuola,nel lavoro o in altre attività;
b.      spesso ha difficoltà nel sostenere l’attenzione nei compiti o in attività di gioco;
c.       spesso sembra non ascoltare quando gli si parla direttamente;
d.      spesso non segue completamente le istruzioni e incontra difficoltà nel terminare i compiti di scuola, lavori domestici o mansioni nel lavoro (non dovute a comportamento oppositivo o a difficoltà di comprensione);
e.      spesso ha difficoltà ad organizzare compiti o attività varie;
f.        spesso evita, prova avversione o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale sostenuto (es. compiti a casa o a scuola);
g.       spesso perde materiale necessario per compiti o altre attività (es. giocattoli, compiti assegnati, matite, libri, ecc.);
h.      spesso è facilmente distratto da stimoli esterni;
i.         spesso è sbadato nelle attività quotidiane.

(2)    Sei (o più) dei seguenti sintomi di Iperattività-Impulsività che persistono per almeno 6 mesi ad un grado che sia disadattivo e inappropriato secondo il livello di sviluppo:

Iperattività
a)      spesso muove le mani o i piedi o si agita nella seggiola;
b)      spesso si alza in classe o in altre situazioni dove ci si aspetta che rimanga seduto;
c)       spesso corre in giro o si arrampica eccessivamente in situazioni in cui non è appropriato (in adolescenti e adulti può essere limitato ad una sensazione soggettiva di irrequietezza);
d)      spesso ha difficoltà a giocare o ad impegnarsi in attività tranquille in modo quieto;
e)      è continuamente “in marcia” o agisce come se fosse “spinto da un motorino”;
f)       spesso parla eccessivamente;

Impulsività
g)       spesso “spara” delle risposte prima che venga completata la domanda;
h)      spesso ha difficoltà ad aspettare il proprio turno;
i)        spesso interrompe o si comporta in modo invadente verso gli altri (es. irrompe nei giochi o nelle conversazioni degli altri).

B. I sintomi iperattivi-impulsivi o di disattenzione che causano le difficoltà devono essere presenti prima dei 7 anni.
C.
I problemi causati dai sintomi devono manifestarsi in almeno due contesti (es. a scuola [o al lavoro] e a casa).
D.
Ci deve essere una chiara evidenza clinica di una significativa menomazione nel funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.
E.
I sintomi non si manifestano esclusivamente nel corso di un Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, Schizofrenia o altri Disturbi Psicotici oppure che non siano meglio giustificati da altri disturbi mentali (es. Disturbi dell’Umore, Disturbi Ansiosi, Disturbi Dissociativi o Disturbi di Personalità).

Una specifica causa dell’ADHD non è ancora nota. Ci sono tuttavia una serie di fattori che possono contribuire a far nascere o fare esacerbare l’ADHD. Tra questi ci sono fattori genetici e le condizioni sociali e fisiche del soggetto.
Secondo la maggior parte dei ricercatori e sulla base degli studi degli ultimi quarant’anni il disturbo si ritiene abbia una causa genetica. Studi su gemelli hanno evidenziato che l’ADHD ha un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi). Altri fattori sono legati alla morfologia cerebrale, o anche possono essere legati a fattori prenatali e perinatali o a fattori traumatici.

L’ADHD si presenta tipicamente nei bambini (si stima che, nel mondo, colpisca tra il 3% e il 5% dei bambini) con un percentuale variabile tra il 30 e il 50% di soggetti che continuano ad avere sintomi in età adulta. Si stima che il 4,7% di statunitensi adulti conviva con l’ADHD.

Studi sui gemelli hanno mostrato che tra il 9% e il 20% dei casi di malattia può essere attribuito a fattori ambientali I fattori ambientali includono l’esposizione ad alcol e fumo durante la gravidanza e i primissimi anni di vita. La relazione tra tabacco e ADHD può essere trovata nel fatto che la nicotina causa ipossia nel feto. Complicanze durante la gravidanza e il parto possono inoltre giocare un ruolo nell’ADHD. Le infezioni (ad esempio la varicella) prese durante la gravidanza, alla nascita o nei primi anni di vita sono un fattore di rischio per l’ADHD.

Per la normalizzazione del comportamento di alcuni pazienti iperattivi e con deficit d’attenzione si sono rivelate efficaci, unitamente a terapie comportamentali, cambiamenti dello stile di vita, interventi clinico-psicologici anche alcune molecole psicoattive come il metilfenidato e l’atomoxetina. Ma critiche sono state mosse sull’uso di questi medicinali.

Per maggiori informazioni: www.aidaiassociazione.com/index.html

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Una Risposta to “Il Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività: cos’è e come si manifesta”

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