Benessere soggettivo vs. benessere oggettivo

Eccomi di ritorno!Continuiamo il viaggio tra i temi della Psicologia Positiva parlando della distinzione tra  benessere  soggettivo e benessere oggettivo…

Una delle distinzioni più importanti da compiere per definire cosa significhi il termine “benessere” è quella, che si è venuta a creare col tempo, tra i concetti di benessere oggettivo e benessere soggettivo.

Inizialmente, infatti, il benessere veniva definito sulla base del possesso di condizioni di vita sufficientemente agiate. Da questo punto di vista, quindi, si ipotizzavano la sua misurabilità e la sua diretta correlazione con indicatori oggettivi.
Ancora oggi alcuni degli strumenti nazionali e internazionalii utilizzati per valutare il livello di qualità della vita della popolazione si servono ditali indici per fornire un profilo globale di soddisfazione.
Gli aspetti oggettivi ritenuti centrali nello studio del benessere sono sicuramente fattori economici (reddito, status sociale, occupazione..) e sociali (status coniugale, istruzione, ruoli..), ma anche fattori legati alla salute fisica (presenza di malattie, accessibilità alle cure mediche..).
Questo approccio, tipico della sociologia e dell’economia del welfare, è stato col tempo sostituito da una nuova visione più globale del concetto di benessere che tiene conto non solo degli aspetti oggettivi,  ma anche della percezione che i soggetti stessi hanno di tale situazione.
Numerosi studi hanno, infatti, dimostrato come questi indicatori non siano sufficientemente adeguati a fornire, da soli, una valutazione esaustiva del benessere.

Nasce così la consapevolezza che il concetto di qualità della vita sia caratterizzato anche da aspetti irriducibilmente soggettivi e che sia necessario identificare degli indicatori che siano in grado di coglierli.
Rifacendosi agli studi della psicologia cognitiva, l’idea è che ogni individuo elabora una propria interpretazione personale del concetto di benessere e che le stesse condizioni di vita a livello oggettivo possono essere percepite in modo nettamente diverso sulla base delle proprie caratteristiche individuali e del proprio stile di interazione con l’ambiente fisico e sociale. È risaputo come, in alcuni casi, gli individui siano in grado di percepire un buon livello di qualità della vita anche in condizioni oggettive sfavorevoli.
È a partire da queste evidenze che ci si rende conto di come la misurazione della soddisfazione sia fortemente influenzata dalle valutazioni che gli stessi individui forniscono circa le proprie condizioni di vita.
Nasce così il concetto di benessere soggettivo che, a partire dagli anni ’70, inizia ad attirare l’attenzione di molti psicologi già interessati ai temi tipici della Psicologia Positiva.

Tra gli autori che si sono dedicati allo studio del benessere soggettivo è importante citare Ed Diener che cercherà di fornire una definizione teorica precisa e univoca del concetto.

 

 

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