Aspetti edonici del benessere: l’affettività positiva e negativa

Come è facilmente intuibile la presenza di un’affettività positiva è sicuramente uno degli indicatori più importanti della felicità e del benessere psicologico dal punto di vista edonico.

Bradburn e Caplovitz (1965) suggeriscono che l’affettività piacevole e quella spiacevole siano due fattori diversi, che vanno misurati in modo separato. Partendo da questa evidenza gli autori propongono l’idea che il benessere sia composto da due componenti distinte e che sia il risultato di un giudizio frutto della comparazione tra stati negativi e positivi.
Da questo punto di vista, il rapporto tra affetto positivo (PA) e affetto negativo (NA) nella vita di una persona è definito come benessere emotivo.
La felicità, quindi, sarebbe frutto della preponderanza e della maggiore frequenza di esperienze affettive positive rispetto a esperienze negative: un soggetto avrà un elevato livello benessere se proverà frequenti emozioni piacevoli e poche emozioni negative e un basso livello di benessere se, al contrario, si troverà a vivere poche emozioni positive e molte emozioni spiacevoli.
La formula che descrive il benessere emotivo risulta quindi essere la seguente:

∑(PA) /∑(NA)

Questa formula è interessante in quanto ci permette di visualizzare come possano esistere due percorsi paralleli su cui lavorare per aumentare il livello di benessere emotivo: la massimizzazione delle emozioni positive e la minimizzazione di quelle spiacevoli. Partendo da questa visione, l’assenza di affettività negativa non corrisponderebbe alla presenza di un’affettività positiva.
Tale modello è stato per molti anni accettato come valido, ma è stato ultimamente duramente criticato.
Sicuramente si sa che un elevato livello di affettività positiva è indice di un buon funzionamento psicologico e predittore di numerosi effetti positivi.

Inoltre, secondo Barbara Fredrickson (2001) e la sua “broaden-and-build theory” le emozioni positive producono numerosi effetti non solo momentanei, ma anche a lungo termine. Esse, infatti, contribuiscono ad incrementare le risorse fisiche e psicologiche del soggetto e sono, quindi, un importante fattore di protezione contro gli eventi stressanti.
Da questo punto di vista le emozioni positive fungono, da importante motore motivazionale, di spinta all’azione e rendono i soggetti più creativi, resilienti e socialmente integrati, potenziando le loro abilità cognitive e attrezzandoli a gestire in modo più funzionale anche le emozioni negative.

Tag: ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: