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La Tecnologia Positiva

ottobre 5, 2012

Non è difficile accorgersi di come la tecnologia sia oggi un elemento fondamentale della nostra vita e come entri in gioco modificando e dirigendo le nostre esperienze.
Quando ci aiuta a migliorare le caratteristiche della nostra esperienza personale, smette di essere un potenziale problema e diventa un’opportunità importante.

Ma in che modo questa trasformazione della tecnologia può essere utile al benessere delle persone? Come riuscire ad utilizzare le tecnologie esperienziali per promuovere la crescita personale e sociale?

Il tentativo di offrire una risposta a queste domande viene da una disciplina emergente, la «Tecnologia Positiva» che viene definita da Riva come:

Un approccio scientifico applicativo che usa la tecnologia per modificare le caratteristiche della nostra esperienza personale – strutturandola, aumentandola o sostituendola con ambienti sintetici – al fine di migliorare la qualità della nostra esperienza personale, e aumentare il benessere in individui, organizzazioni e società.”

Si tratta di una nuova area di ricerca nell’ambito dell’interazione uomo computer che ha lo scopo di sviluppare applicazioni e servizi tecnologici finalizzati a migliorare il benessere delle persone, utilizzando le tecnologie al servizio dell’empowerment a livello di individui, gruppi e comunità.

Il quadro teorico psicologico su cui poggia la Tecnologia Positiva è sicuramente la«Psicologia Positiva», di cui abbiamo già trattato in questo blog, ma vi sono anche importanti apporti da parte delle Neuroscienze.

Alcuni esempi di applicazione della Tecnologia Positiva:

  • tecnologie che potenziano le capacità cognitive, come la memoria, l’attenzione e i processi percettivi (cognitive augmentation)
  • tecnologie che aiutano a migliorare la sfera emotiva, ad esempio, servizi e applicazioni per la riduzione dello stress e la gestione dell’ansia
  • tecnologie che aiutano le persone ad adottare stili di vita più salutari e facilitano il cambiamento positivo (ad es. gestione delle dipendenze da alcool, fumo e droghe)
  • usare la tecnologia in modo partecipativo per rendere consapevoli le persone dei problemi globali e promuovere azioni collettive (ad esempio, il problema dello sviluppo sostenibile e del global warming

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema:

Riva et al, 2012, Positive Technology: using interactive technologies to promote positive functioning

Botella et al, 2012, The Present and Future of Positive Technologies

 

Aspetti edonici del benessere: la soddisfazione di vita

aprile 7, 2012

 La soddisfazione di vita (LS) è definita come la valutazione cognitiva della propria vita nel suo complesso o meglio come la valutazione soggettiva della qualità di essa (Diener & Diener, 1995).
Secondo Frisch (2000) essa può essere descritta, più nello specifico, come una “valutazione soggettiva del grado in cui i più importanti bisogni, obiettivi e desideri del soggetto sono stati soddisfatti”. Essa è considerata come un importante indicatore del benessere psicologico in quanto gioca il ruolo di potenziale “cuscinetto” contro gli effetti negativi delle situazioni stressanti e contro lo sviluppo di comportamenti psicopatologici.
In generale, valutazioni positive di soddisfazione sono legate alla felicità e al raggiungimento di una “good life”, mentre valutazioni negative sono associate a depressione e infelicità.
Nello specifico una buona soddisfazione di vita è legata a interazioni sociali positive, creatività, coinvolgimento attivo nella comunità, minor numero di disturbi fisici e una vita più lunga (Veenhoven, 1988). Dall’altro lato, bassi livelli di soddisfazione sono predittori di esiti negativi nell’adattamento, di depressione, rifiuto interpersonale, comportamenti aggressivi  e abuso di alcol e droghe.

Nel corso del tempo sono stati molti e diversi i modelli che hanno cercato di spiegare e definire tale costrutto.
Tali modelli possono essere classificati in due macrogruppi: i modelli unidimensionali (soddisfazione globale e soddisfazione generale) e i modelli multidimensionali.

I primi condividono l’idea che un singolo punteggio totale possa rappresentare diversi livelli di LS. In particolare, il modello di soddisfazione generale assume che il punteggio totale di LS dovrebbe consistere nella somma dei punteggi di soddisfazione in differenti domini (soddisfazione con gli amici, in famiglia, a scuola…). Al contrario il modello di soddisfazione globale sostiene che essa debba essere valutata attraverso elementi “context-free” (per esempio “Ho una buona vita”). 
La seconda categoria comprende, invece, i cosiddetti modelli multidimensionali per i quali il profilo di soddisfazione di vita globale andrebbe misurato valutando nel dettaglio la soddisfazione in singoli domini di vita.

Si inserisce in questo gruppo il modello gerarchico di soddisfazione di vita di Huebner (1998) il quale sostiene che la LS sia strutturata in cinque domini specifici di secondo ordine (scuola, famiglia, amici, sé, ambiente di vita), inclusi in un unico fattore di soddisfazione globale di ordine superiore. Gli autori che si inseriscono all’interno di questa visione teorica sostengono che la prospettiva multidimensionale permetta di ottenere una valutazione più precisa ed esaustiva del livello di soddisfazione, garantendo anche di creare profili più specifici e differenziati tra i soggetti.

E’ in conformità a tali modelli che sono stati ideati e creati i più importanti strumenti di valutazione della LS come la Satisfaction With Life Scale (Diener & al., 1995) che è una misura globale di soddisfazione o la Multidimensional Student’s Life Satisfaction Scale che nasce, invece, sulla base di una visione multidimensionale. 

Gli studi che hanno segnato il 2011!

gennaio 15, 2012

Un anno si è concluso e, come tutti gli anni, è stato un anno di scoperte, ricerche, conferme, smentite….mi sembra così che possa essere interessante ripercorrere quello che è stato questo 2011 facendo un elenco delle ricerche di psicologia più interessanti dell’anno.
Ovviamente non sono io ad aver selezionato queste notizie!Non avete idea di quante ricerche all’anno vengano fatte!
Così ho cercato qua e là su Internet e questo è il risultato!
Buona lettura!

La prima ricerca riguarda la maleducazione. La rivista Social Psychological and Personality Science ha rivelato che chi è scortese viene spesso identificato come una persona potente, dominante e in grado influenzare gli altri. Perché? Perché appare una persona che non teme le conseguenze dell’infrange le regole. Per assurdo quindi, anche se giudichiamo maleducate queste persone, crediamo che siano più forti, decise ed indipendenti.

Il secondo studio parla di soldi. Secondo l’American Marketing Association il nostro cervello, quando siamo rilassati, non sarebbe in grado di percepire il rischio e riuscirebbe a vedere solo vantaggi. Conseguenze? In una situazione di assenza di stress e di rilassatezza le persone avrebbero al tendenza a spendere di più e in modo meno consapevole.

Sempre in tema di soldi e crisi la terza ricerca esplora il tema delle ricompense e dei benefici.
Uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science  ha replicato un esperimento condotto da Walter Mischel nel 1972. Quarant’anni fa il ricercatore effettuò una sperimentazione su un gruppo di bambini: utilizzando dei marshmallows disse ai bambini che chi avrebbe resistito di più a mangiarli avrebbe ricevuto una ricompensa ancora maggiore.
Nel 2011 questo esperimento è stato replicato sostituendo i dolci con del denaro. Conclusione? Si è scoperto che chi non riusciva a tenere sotto controllo i desideri a breve termine era più incline ad investimenti sbagliati e problemi finanziari facendo nascere l’idea che la crisi sia legata al nostro desiderio di ottenere ricompense a breve termine.

Una ricerca scientifica che però gioca anche sull’aspetto psicologico è quella pubblicata sullo European Respiratory Journal che ha fatto emergere come le sigarette finte possono aiutarci a smettere di fumare. Secondo gli autori che un oggetto come una penna tenuta in mano o una sigaretta finta aiutano a focalizzare l’energia sull’oggetto della dipendenza, allontanando lo spettro della mancanza di autocontrollo che frenano quando si tenta di smettere di fumare. Da una dipendenza per le sostanze chimiche si passa a una dipendenza fisica (dell’oggetto) che però non nuoce alla salute.

Il quinto studio parla di successo e sfata il mito per cui avere fantasie positive contribuisca a farci raggiungere gli obiettivi. Secondo gli autori dell’articolo pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, al contrario, immaginarsi già “arrivati” ed essere eccessivamente positivi non dà quella carica e quella tensione necessarie a sopportare gli sforzi ed gli ostacoli. Il cervello, quando ci immaginiamo potenti e forti, reagisce come se il successo fosse stato raggiunto. Fisiologicamente, se il cervello reagisce come se il successo fosse già arrivato, si assiste a un abbassamento della pressione sanguigna e del battito cardiaco che riducono al spinta ad agire.

La sesta ricerca parla di felicità. Bambini felici diventano adulti felici? Secondo uno studio della Cambridge University  pubblicato sul  Journal of Positive Psychology sembra di sì. Un’infanzia serena, in assenza di disturbi psicologici, aumenta la probabilità di successo e realizzazione personale e riduce il rischio di sviluppare disturbi psicologici da adulti.

Il settimo studio sfata un mito della psicologia cognitiva: avere più possibilità di scelta non crea sovraccarico cognitivo ma ci aiuta a scegliere meglio.
Secondo Sheena Iyengar della London Business School avere tante opzioni diverse ci aiuta a scegliere quella migliore in minore tempo.

Infine, uno studio sulla rabbia. Secondo uno studio della University of California questa emozione ci aiuterebbe ad essere più razionali e obiettivi, contrastando la nostra tendenza a cercare conferma delle nostre convinzioni nell’ambiente circostante.
L’ipotesi è che quando siamo arrabbiati tendiamo ad essere più critici e ad accettare meno passivamente anche quello che avevamo dato per assodato in precedenza.

Tratto da: http://www.benessereblog.it/

2011 in review

gennaio 2, 2012

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 33.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 12 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Benessere soggettivo vs. benessere oggettivo

dicembre 28, 2011

Eccomi di ritorno!Continuiamo il viaggio tra i temi della Psicologia Positiva parlando della distinzione tra  benessere  soggettivo e benessere oggettivo…

Una delle distinzioni più importanti da compiere per definire cosa significhi il termine “benessere” è quella, che si è venuta a creare col tempo, tra i concetti di benessere oggettivo e benessere soggettivo.

Inizialmente, infatti, il benessere veniva definito sulla base del possesso di condizioni di vita sufficientemente agiate. Da questo punto di vista, quindi, si ipotizzavano la sua misurabilità e la sua diretta correlazione con indicatori oggettivi.
Ancora oggi alcuni degli strumenti nazionali e internazionalii utilizzati per valutare il livello di qualità della vita della popolazione si servono ditali indici per fornire un profilo globale di soddisfazione.
Gli aspetti oggettivi ritenuti centrali nello studio del benessere sono sicuramente fattori economici (reddito, status sociale, occupazione..) e sociali (status coniugale, istruzione, ruoli..), ma anche fattori legati alla salute fisica (presenza di malattie, accessibilità alle cure mediche..).
Questo approccio, tipico della sociologia e dell’economia del welfare, è stato col tempo sostituito da una nuova visione più globale del concetto di benessere che tiene conto non solo degli aspetti oggettivi,  ma anche della percezione che i soggetti stessi hanno di tale situazione.
Numerosi studi hanno, infatti, dimostrato come questi indicatori non siano sufficientemente adeguati a fornire, da soli, una valutazione esaustiva del benessere.

Nasce così la consapevolezza che il concetto di qualità della vita sia caratterizzato anche da aspetti irriducibilmente soggettivi e che sia necessario identificare degli indicatori che siano in grado di coglierli.
Rifacendosi agli studi della psicologia cognitiva, l’idea è che ogni individuo elabora una propria interpretazione personale del concetto di benessere e che le stesse condizioni di vita a livello oggettivo possono essere percepite in modo nettamente diverso sulla base delle proprie caratteristiche individuali e del proprio stile di interazione con l’ambiente fisico e sociale. È risaputo come, in alcuni casi, gli individui siano in grado di percepire un buon livello di qualità della vita anche in condizioni oggettive sfavorevoli.
È a partire da queste evidenze che ci si rende conto di come la misurazione della soddisfazione sia fortemente influenzata dalle valutazioni che gli stessi individui forniscono circa le proprie condizioni di vita.
Nasce così il concetto di benessere soggettivo che, a partire dagli anni ’70, inizia ad attirare l’attenzione di molti psicologi già interessati ai temi tipici della Psicologia Positiva.

Tra gli autori che si sono dedicati allo studio del benessere soggettivo è importante citare Ed Diener che cercherà di fornire una definizione teorica precisa e univoca del concetto.

 

 

Buon Natale

dicembre 24, 2011

Ciao a tutti…

mi scuso per la prolungata assenza, ma questi lunghi mesi mi hanno permesso finalemente di laurearmi e diventare Dottore in Psicologia dello Sviluppo e della Comunicazione.
Una gran bella soddisfazione!
Ora inizia il bello….ma sono carica! 🙂

Per ora ne approfitto per fare a tutti tanti tanti auguri di Buona Natale!

E il prossimo anno prometto che tornerò…più attiva di prima!

Petizione per l’istituzione dello psicologo di base (e che sia psicologo!): firmate e diffondete!

settembre 25, 2010

Per noi psicologi, per chi lavora nell’ambito sanitario e per qualunque cittadino che sia un po’ sensibiler a questa tematica… aiutate la nostra povera categoria! 🙂 Leggete e firmate, è importante!
Ecco lo statuto della petizione:

Gli psicologi, gli psicoterapeuti e i cittadini italiani in qualità di potenziali utenti
Dicono No all’approvazione del Disegno di legge n. 3215
Che propone di istituire la figura dello psicologo di base convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), attraverso la creazione da parte delle regioni e delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, di appositi elenchi nei quali è data possibilità d’iscrizione e quindi di svolgere ed esercitare a pieno titolo la professione di psicologo di base a tutti quei professionisti in possesso dei seguenti requisiti:

•Iscrizione all’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri
•Iscrizione all’ordine degli psicologi da almeno dieci anni
•Assenza di rapporti di lavoro dipendente con le strutture del SSN

E’ assurdo pensare che medici e odontoiatri possano ricoprire il ruolo di psicologo di base ed effettuare attività di diagnosi e assistenza psicologica (Art. 4, p 5) quando nei rispettivi corsi di laurea è previsto un solo esame in materia di psicologia.
E’ assurdo pensare che gli psicologi nonostante la formazione specialistica acquisita, possano auspicare a tale ruolo solo dopo dieci anni d’iscrizione al relativo ordine.
Una simile legge se approvata anziché cambiare lo scenario attuale, in cui l’esigenza da parte dei cittadini, di potersi rivolgere a uno psicologo di base è fin troppo evidente e insoddisfatta, non solo contribuirebbe a mantenere lo status quo ma farebbe peggiorare la situazione.
I medici continuerebbero, infatti, a essere i primi (e probabilmente gli unici) referenti e interlocutori dei pazienti i quali in caso di richiesta di assistenza psicologica sarebbero inviati a un secondo medico che ricoprirebbe il ruolo di psicologo di base.
I medici, tuttavia non avendo strumenti, né competenza, né formazione per adempiere tale ruolo continuerebbero a rispondere alle richieste e alle aspettative specifiche dei pazienti con marginalità, prescrivendo farmaci o inviandoli a colleghi (psichiatri, neurologi ecc.). Niente di diverso dunque rispetto a quanto avviene oggi, dove spesso l’utente si rivolge al proprio medico di base lamentando sintomi di chiara natura e competenza psicologica ed è trattato o con superficialità o si vede prescrivere dei farmaci o addirittura è inviato allo psichiatra.

Esaminiamo ora alcune delle potenziali e probabili conseguenze dell’attuazione di tale proposta di legge:
•Aumento della confusione sulla figura dello psicologo, su chi sia, cosa fa e su cosa lo distingua dagli altri specialisti della mente.
•Rafforzamento delle false credenze: “Se anche il medico può fare lo psicologo, allora è vero che lo psicologo prescrive farmaci”.
•Sovraccarico di lavoro per i medici di base, vissuto d’inadeguatezza nel rispondere alle richieste e alle aspettative dei pazienti e conseguente potenziale stress lavoro correlato.
• Esigenze del paziente non riconosciute, insoddisfatte o sottovalutate.
•Sussistenza e/o cronicizzazione delle problematiche di natura psicologica
•Aumento di assunzione di farmaci
•Aumento del senso di sfiducia, da parte degli utenti negli psicologi, negli psicoterapeuti e conseguente screditamento della relativa categoria professionale
•Insoddisfazione, mal umore e sfiducia da parte dei cittadini nel SSN e nelle istituzioni
•Aumento di visite specialistiche e ad alta diagnostica con un dispendio in termini di costo e tempo
•Aumento delle spese per il SSN
•Inoccupazione per milioni di psicologi e psicoterapeuti

E’ chiaro, che una simile legge andrebbe contro quegli stessi nobili intenti contenuti nella premessa del Ddl, per adempiere i quali è stata avanzata ovvero:
Diffondere la cultura dello psicologo e superare l’attuale diffidenza e il conseguente scarso ricorso agli psicologi in caso di disturbi psichici. Garantire il diritto all’assistenza psicologica prestata dal SSN, fatto salvo il pagamento di un ticket, proprio come avviene oggi per le visite specialistiche. Contribuire alla prevenzione e alla diffusione del benessere sociale.

Citando quanto riportato nella premessa del disegno di legge in oggetto ”il ruolo del SSN consiste nell’attuare l’articolo 32 della Costituzione che recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti».
E’ necessario fare un salto culturale con riferimento al ruolo degli Psicologi e aggiungerei degli Psicoterapeuti nella tutela della salute riconoscendoli come fondamentali. Ciò consentirebbe, peraltro, di garantire il lavoro a tanti professionisti che, attualmente, hanno grandi difficoltà a trovare un’occupazione”.

Per i suddetti motivi:
CHIEDIAMO
1)Che sia istituita la figura dello PSICOLOGO DI BASE CONVENZIONATO CON IL SSN
Ruolo che deve essere ricoperto esclusivamente da psicologi di comprovata professionalità, preparazione e competenza, iscritti all’ordine degli psicologi (indipendentemente dall’anzianità) e in assenza di rapporti di lavoro dipendente con le strutture del SSN

2)Che sia istituita la PSICOTERAPIA CONVENZIONATA CON IL SSN:
possono svolgere il ruolo di Psicoterapeuta convenzionato con il SSN, tutti i professionisti con i seguenti requisiti:
•Iscrizione all’albo degli Psicologi o a quello dei Medici chirurghi
•Iscrizione all’elenco speciale dei medici psicoterapeuti o all’albo degli psicologi psicoterapeuti
•Conseguimento della specializzazione in psicoterapia e/o psicologia clinica, della durata di 4 anni, ottenuta presso scuole di specializzazione universitaria o in quelle di psicoterapia riconosciute dal MIUR
•Per i medici che hanno ottenuto la specializzazione in psichiatria è necessario avere anche conseguito la specializzazione in psicoterapia per altri 4 anni (anche se la specializzazione in psichiatria abilita alla psicoterapia) o altrimenti dimostrare di avere fatto un master specifico in psicoterapia di almeno due anni
•Assenza di rapporti di lavoro dipendente con le strutture del SSN

Affinchè all’interno di un clima di stretta collaborazione professionale tra medico, psicologo e psicoterapeuta:
•Lo psicologo di base possa fare diagnosi e provvedere all’adeguata assistenza psicologica.
•Lo psicoterapeuta possa attuare un percorso di cura e trattamento.

GRAZIE E DIFFONDETE.

La proposta di legge è consultabile al seguente link:
http://www.camera.it/cartellecomuni/leg16/documenti/progettidilegge/IFT/formEstrazione.asp?pdl=3215

Link della petizione: www.firmiamo.it/psicologo-di-base-no-ai-medici

Quando i serpenti fanno paura: l’ofidiofobia

maggio 28, 2010

Come spesso accade ognuno di noi è spinto ad approfondire e interessarsi di argomenti che in modo o nell’altro lo toccano nella sua vita quotidiana. Ecco perché io oggi mi occupo dell’ofidiofobia, ovvero la paura dei serpenti…già, perché io ho una paura folle di questi animali!

L’ofidiofobia è la paura morbosa, persistente, anormale e ingiustificata degli ofidi (l’ordine dei rettili apodi che comprende tutti i serpenti).
È una delle fobie più comuni, specialmente tra quelle che si trovano nel gruppo della zoofobia (paura degli animali) e come tutte le fobie anche questa può presentarsi con carattere irrazionale, eccessivo o persistente.
Può generare delle condotte di evitamento come ad esempio evitare di camminare nell’erba alta o in qualsiasi zona in cui questi animali possano nascondersi facilmente, perfino nelle regioni dove è esclusa con assoluta certezza la presenza di ofidi di qualsiasi specie.

È importante fare attenzione e distinguere tra la gente che teme o a cui non piacciono le serpi per il loro veleno o per il pericolo che implicano e un vero ofidiofobico.
Le persone con una vera fobia non solo temono le serpi quando le affrontano ma si spaventano pure pensando a loro, vedendole in televisione o in una foto. Come si può ben capire in questo caso la paura è totalmente irrazionale e questo è uno dei criteri base per definirla fobia.
Non si può dire che vada sempre a influenzare la normale vita quotidiana in modo clinicamente significativo, ma ciò è principalmente dovuto al fatto che le persone che vivono in città hanno poche occasioni di entrare a contatto con questi animali.
Essendo una paura così frequente si è giunti a pensare che sia istintiva tra gli umani. Alcuni psicologi, tra cui Freud, l’hanno definita una condizione umana universale, originata da motivazioni di natura pratica: gli uomini hanno vissuto pericolosamente a stretto contatto con serpenti velenosi per centinaia di anni e dunque non è sorprendente che guardino questi animali con ostilità e timore.

Nell’analisi della fobia per prima cosa è necessario capire da dove viene: può essere il risultato di un’esperienza traumatica vissuta nell’infanzia, frutto di un’educazione cattolica che associa la serpe con il demonio o semplicemente essere nato dalla visione di uno stimolo pauroso (vedendo un film, per esempio).
E’ inoltre importante che la persona possa verbalizzare che cosa dei serpenti esattamente lo spaventa: solitamente si tratta della loro viscidità, dell’essere velenosi…
Un buon metodo per allontanare le paure è parlare e spiegare alle persone la verità sulle serpi e i loro miti, anche se, di fornite ad una vera fobia, la persona è consapevole dell’irrazionalità delle sue credenze.

Detto questo mi sa proprio che la mia è una fobia! In fondo ognuno di noi ha una propria fobia no? A me tocca questa! 🙂  E a voi??

La mimica facciale delle emozioni. Provate anche voi a simularle allo specchio!

maggio 21, 2010

Oggi voglio parlarvi di un nuovo blog che ho trovato nel mondo della blogosfera che per ora tratta argomenti molto interessanti!Vi consiglio vivamente di andare ad esplorarlo!

Io ho tratto alcune informazioni sulle diverse mimiche facciali tipiche delle diverse emozioni per fare un lavoro con un gruppo di ragazzi sulla CNV…è un riassunto chiaro e semplice della complessità dei muscoli e delle espressioni coinvolti. Ed è anche un bel modo PERprovare a sperimentarsi in prima persona. Siete capaci di simulare queste emozioni davanti a uno specchio??

SORPRESA

Nella sorpresale sopracciglia sono rialzate ed incurvate, la pelle sotto le sopracciglia è stirata e sulla fronte si formano lunghe rughe orizzontali. Gli occhi sono spalancati, la palpebra inferiore è rilassata, quella superiore invece è sollevata. Nella sorpresa si scopre il bianco dell’occhio sopra l’iride, a volte si scopre anche sotto, dipende però da quanto sono infossati gli occhi e da quanto è aperta la bocca. La bocca ricade dischiudendosi, tuttavia le labbra sono rilassate, accade come se la mascella cadesse senza sforzo.

RABBIA

In questo caso le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate, possono rimanere orizzontali oppure inclinarsi verso il basso. Sulla fronte non si formano rughe, tuttavia se ne formano alcune tra le sopracciglia, a causa del ravvicinamento di queste. Le palpebre sono tese e gli occhi fissano in maniera dura e penetrante. La palpebra superiore è sempre abbassata a causa del movimento delle sopracciglia, senza il quale essa non potrebbe abbassarsi in quel modo. Per quanto riguarda la bocca le labbra possono essere serrate o aperte.

PAURA

Nel caso della paura le sopracciglia sono sollevate e dritte. Gli angoli interni sono più vicini e quelli esterni meno incurvati. Sulla fronte si formano delle rughe orizzontali. La palpebra superiore si solleva  scoprendo la parte bianca dell’occhio, mentre la palpebra inferiore è contratta. La bocca è aperta, le labbra sono tese e stirate all’indietro, gli angoli della bocca iniziano a piegarsi verso il basso.

FELICITA

Gli angoli della bocca sono tirati all’indietro e leggermente sollevati. Un segno distintivo della mimica della felicità è il formarsi delle rughe che scendono dal naso fino oltre gli angoli della bocca. La palpebra inferiore è sollevata e va a formare delle piccole rughe sotto l’occhio, mentre ai lati degli occhi si formano le così dette “zampe di gallina”, un segnale molto importante: se si formano il sorriso sarà sincero, al contrario avremo un tentativo di simulazione.

DISGUSTO

Il labbro superiore si solleva, quello inferiore si può sollevare oppure abbassare, il naso si arriccia, la palpebra inferiore si solleva ed infine, le sopracciglia si abbassano.

Convegno “Spazio pubblico e benessere soggettivo”: 20 maggio presso l’Università Cattolica

maggio 14, 2010

Oggi vi presento un convegno che avrà luogo giovedì 20 maggio 2010 presso l’Università Cattolica, Sede di Via Nirone sul tema del legame tra psicologia e architettura dal titolo “Spazio pubblico e benessere soggettivo”.

Vi avevo già parlato parecchio tempo fa dell’importanza, secondo il mio punto di vista e quello di altri professionisti puù esperti di me, di mettere in rapporto e interazione discipline diverse che potrebbero contribuire insieme a migliorare la società.
Far dialogare architettura e psicologia assume così un ruolo importante specialmente quando si va a lavorare sul legame che si può venire a creare tra spazio pubblico e benessere soggettivo e sul tema della progettazione e dell’uso degli spazi condivisi di una città.

La riflessione del seminario si focalizzerà su alcune domande: quali emozioni si vivono oggi nelle piazze milanesi? Quali spazi e luoghi architettonici riflettono o al contrario respingono i bisogni di funzionalità, socializzazione, sicurezza e bellezza di chi li vive oggi?

Il seminario vuole essere un’occasione di dialogo tra le due discipline, oltre i rispettivi confini da addetti ai lavori, un incontro tra linguaggi e saperi differenti per prefigurare ambiti possibili di lavoro comune.
Parteciperanno al convegno diversi esperti dei 2 settori portando diversi modi di leggere e analizzare il tema

  • Prof.ssa M. Rita Ciceri – Università Cattolica Milano,
  • Prof.ssa Gabriella Gilli – Facoltà di Psicologia Università Cattolica, Psicologia dei linguaggi artistici.
    > Estetica e fruizione dello spazio pubblico.
  • Arch. Pietro Carlo Pellegrini – direttore scientifico MAsp, master di secondo livello “Il progetto dello spazio pubblico” Celsius Lucca
    > Il progetto dello spazio pubblico – esperienze raccontate.
  • Dott. Marco Costa, Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Psicologia.
    > Spazio pubblico: psicologia, comportamenti, cognizioni.
  • Arch. Sebastiano Brandolini
    > Camminare nella città.
  • Dott.ssa Marisa Cengarle, Presidente Forum Cooperazione e Tecnologia
    > Costruire insieme il futuro di una comunità urbana: idee ed esperienze per infrastrutture progettuali partecipate.
  • Studenti Laurea Specialistica Comunicazione per il benessere. Laboratorio in collaborazione con Dagad a.a. 2008/09 e 2009/10
    > Piazze e Non-Piazze. Dati sul benessere soggettivo di tre piazze milanesi

L’appuntamento è per giovedì 20 maggio, dalle ore 15 alle ore 19, presso la sala 110 nella Sede di Via Nirone!


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