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Amore e chimica: a San Valentino misuriamo ossitocina e vasopressina!

febbraio 11, 2011

Ridurre l’amore ad una formula chimica? Gli esperti ne sono convinti da tempo: la passione amorosa è questione di chimica, in ogni sua sfumatura e gli elementi chimici hanno un ruolo fondamentale in tutte le relazioni.
Ce lo ricorda, in occasione di San Valentino, il Consiglio Nazionale dei Chimici, regalandoci delle indicazioni su come scegliere il partener giusto e misurare il livello di infedeltà!

Ma quali sono gli elementi chimici che entrano in gioco?

Per quanto riguarda l’infedeltà un indicatore potrebbe essere la presenza di valori bassi di vasopressina.
La donna da scegliere come compagna per la vita, invece, dovrebbero essere dotata di molta ossitocina.
Allo stesso modo, negli uomini, il testosterone alle stelle è sinonimo di una passione travolgente e di forte attrazione fisica. I feromoni, invece, sono responsabili dell’attrazione.

E l’amore romantico? Questione di feniletilamina (PEA), dopamina e norepinefrina e di una bassa attività di serotonina nel cervello.
Durante le prime fasi dell’innamoramento sentiamo il bisogno di sentire spesso il partner proprio per via della feniletilamina, una molecola che rilascia la dopamina e stimola un forte attaccamento all’altro.

Che questi aspetti chimici siano la causa, i trasmettitori o solo un effetto del sentimento non si sa…ma di sicuro giocano un ruolo importante!

Un ultima cosa per voi maschietti…a San Valentino (e tutto l’anno) datevi fa fare con coccole e carezze per far salire alle stelle i livelli di ossitocina della vostra amata!
E noi femminucce…troviamo il modo di misurare la vasopressina così da scegliere il perfetto partner fedele! 🙂

Tratto da:www.medicinalive.com

Dall’innamoramento all’amore…e il primo amore che non si scorda mai!

settembre 15, 2010

Può essere durato un giorno, un mese, un anno o tutta la vita…ma comunque, per tutti, il primo amore non si scorda mai!Ma come mai? Semplice, crea un trauma che rimane fisso nella nostra mente, per sempre! Cosa succede quando ci innamoriamo per la prima volta? E come cambia nel tempo questo amore? Leggete qui di seguito e ne saprete qualcosa in più!

Con il primo amore si attivano in maniera del tutto nuova i circuiti neuronali dell’ansia e della paura, provocando in noi una specie di trauma. Non solo: questa reazione biochimica è identica in tutte le culture e popolazioni, da quella europea a quella americana fino a quella cinese, dove i matrimoni sono combinati e l’innamoramento è per la società più un elemento distruttivo che costruttivo. Queste le conclusioni di uno studio della Stony Brook University 1 di New York sull’attività cerebrale legata ai sentimenti di breve e lungo periodo.

La ricerca, condotta nell’arco di tre anni fra Gran Bretagna, Usa e Cina, ha dimostrato come il primo forte sentimento provochi precise reazioni neuronali nel cervello, diverse – ma non meno intense – da quelle che si scatenano con gli amori successivi, più romantici e meno distruttivi, ma identiche per tutte le popolazioni. Le aree che si attivano guardando la foto della prima persona di cui si è stati innamorati sono le stesse che regolano i meccanismi della dipendenza e gli squilibri mentali ed è per questo, spiega il professor Art Aron, che ha condotto la ricerca, “che quell’esperienza amorosa resterà per sempre marchiata a fuoco dentro di noi”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Human Brain Mapping, è stato svolto per buona parte in Cina dal ricercatore Xiaomeng Xu, che ha preso in esame 18 volontari mostrando loro volti di persone amate in modo romantico, passionale o solo amichevole. “Con l’analisi degli impulsi cerebrali abbiamo riscontrato, in concomitanza con l’immagine della persona amata romanticamente, una forte attivazione nelle aree che regolano i meccanismi motivazionali, notando che i volontari che stavano vivendo quel tipo di sentimento erano più soddisfatti sia nelle relazioni a breve che a lungo termine. Le immagini di amori passionali, invece, attivavano le zone del cervello che regolano tensione e paura”. I ricercatori hanno quindi concluso che, indipendentemente dalla matrice culturale, l’amore romantico, per quanto intenso, comporta una minore componente ossessiva, mentre quello passionale provoca per la prima volta sentimenti di incertezza e ansia ed è per questo che è così indimenticabile.

“In gergo si dice che, con l’innamoramento, l’amigdala ‘sequestra’ il cervello – spiega la psichiatra Donatella Marazziti – in pratica, con il primo forte sentimento si attivano le zone mesencefalice e quella del grigio periacqueduttale, piena di recettori oppiacei che ne fanno una sorta di area di controllo del dolore. L’amidgada fa da ‘direttore d’orchestra’ e narcotizza i circuiti neuronali, provocando una tempesta biochimica che ci sconvolge.
Dopo un tot di tempo scatta la fase due, quella che provoca o meno la trasformazione dell’innamoramento in amore. A determinare il passaggio è il sistema ossitocina, quel “messaggero chimico” che spegne le aree dell’amigdala e attiva quelle del piacere, il circuito del “reward”, la ricompensa. E’ qui che il sentimento da immaturo diventa completo, che il senso di ansia si trasforma in piacere. Ma non sempre questa fase coincide con il primo cosiddetto amore. Che anzi, spesso, si ferma al primo passo, la fase dell’innamoramento, quella più intensa, dolorosa e immatura. “Il cervello deve essere neurologicamente pronto a una trasformazione del genere – continua la Marazziti – e non lo è mai prima dei 20 anni”.

Per quanto indimenticabile e traumatico, tuttavia, il primo amore non è unico. Secondo gli esperti, un sentimento così intenso si può provare fino a tre e addirittura quattro volte nel corso della vita. “Anzi – conclude la psichiatra – più si diventa adulti e più ci si innamora intensamente perché il cervello è sviluppato in maniera completa”. Il dolore della prima esperienza però non tornerà, perché il cervello lo ha incamerato e lo reso, mitologicamente, “ineguagliabile”.

Tratto da: http://psybook.it/


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