Posts Tagged ‘Ansia’

Gli psicofarmaci più diffusi: gli ansiolitci per la cura dell’ansia

febbraio 15, 2011

(Rima Xaros)

Che differenza c’è tra antidepressivi, ansiolitici e antipsicotici? Ecco un riassuntino a tappe semplice semplice che proverà a schiarire un po’ le idee!
Oggi iniziamo con gli ansiolitici!

ANSIOLITICI

Gli ansiolitici, detti anche tranquillanti minori, sono i farmaci contro l’ansia patologica (considerata come una situazione di attivazione sproporzionata delle funzioni psicofisiche del soggetto in reazione a stimoli esterni di pericolo).
Gli ansiolitici oggi più comuni e famosi sono le benzodiazepine che hanno sostituito, intorno agli anni ’50, i più controindicati barbiturici. Le benzodiazepine sono preferite a tutti gli altri ansiolitici in quanto anche a dosi elevate non sono mortali. Il più comune ansiolitico oggi è il Valium.

L’effetto atteso degli ansiolitici è quello di indurre un rallentamento generale della neurotrasmissione in particolari aree  cerebrali (mesolimbiche e mesocroticali). Ciò viene ricercato facilitando la neurotrasmissione GABA-mediata (inibitoria)nel SNC.
Tali farmaci sono usati principalmente per stati e sindromi ansiose, insonnia breve e agitazione e hanno effetto calmante, funzioni ansiolitiche, ipnoinducenti e anticonvulsivanti.

Come detto ad alte dosi non portano alla morte, ma creano sonnolenza anche se presentano alcuni effetti indesiderati come: eccessiva sedazione, diminuzione della performance psicomotoria, amnesia anterograda oltre che rischio di dipendenza e confusione mentale.

Altri farmaci non benzodiazepinici utilzzati contro l’ansia sono gli antistaminici e il buspirone.
Diffusi in passato, ma eliminati dal commercio per gli eccessivi effetti colalterali sono stati invece il cloralio, i sali di bromuro e il meprobamato.

Stress da lavoro? Dal primo gennaio obbligo di “misurarlo” in tutte le aziende!

gennaio 23, 2011

(alancleaver_2000)

Stress da lavoro?Dal primo gennaio il Ministero ha stabilito che sarà obbligatorio per tutte le aziende valutare il livello di stress dei suoi dipendenti e, nel caso fosse presente, provvedere a eliminarlo o diminuirlo.
Purtroppo al giorno d’oggi il numero di soggetti che vivono una certa dose di stress o che arrivano a sviluppare una vera patologia sono sempre più in aumento: carichi di lavoro e ritmi troppo pesanti, cattive relazioni tra colleghi,’ansia di fare tutto in poco tempo e paura di perdere il posto.
Più di un lavoratore su 4 (l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) soffre di questa situazione che può andare a minare la salute fisica e mentale.

Ed ecco il il Testo unico per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/ 2008 e sue successive modifiche con d.lgs. 106/2009) che stabilisce l’obbligo da parte di tutti i datori di lavoro di “misurare” lo stress.
Il punto di partenza è l’Accordo-quadro, firmato nel 2004 a Bruxelles tra le parti sociali dell’Unione europea, che definisce lo stress nei luoghi di lavoro: “una condizione, accompagnata da sofferenze o disfunzioni fisiche, psichiche, psicologiche o sociali, che scaturisce dalla sensazione individuale di non essere in grado di rispondere alle richieste o di non essere all’altezza delle aspettative”.

E queste sono alcune delle linee guida emanate dal Ministero del Lavoro per attuarlo.

Prima di tutto è necessario identificare i cosiddetti “segnali di allarme”, indicatori e fattori di rischio da stress. All’inizio il monitoraggio deve avvenire su gruppi di lavoratori esposti a rischi dello stesso tipo, per esempio i turnisti o quelli che svolgono uguali mansioni. Esistono infatti condizioni oggettive di stress, che possono dipendere da ambiente, organizzazione e gestione del lavoro: eccessivo assenteismo, frequente rotazione del personale, numero elevato di infortuni e malattie professionali,  orari troppo rigidi, “quantità” di lavoro che non si riesce a gestire, scarso riconoscimento delle competenze professionali.

Ma esiste anche una sfera soggettiva: in questo caso la valutazione dei rischi diventa più complessa e potrà avvenire tramite interviste, questionari o focus group di lavoratori.
Le sensazioni soggettive più diffuse sono, ad esempio, la paura che un errore possa avere conseguenze gravi, la sensazione di non ricevere il rispetto che ci si merita, la percezione di essere nell’impossibilità di lamentarsi o di esprimere talenti e capacità personali e di non avere collaborazione da parte dei superiori e colleghi.
Afferma Lorenzo Fantini, della direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro del Ministero:

Abbiamo lasciato alle aziende l’autonomia di scegliere se rivolgersi o meno a figure professionali specifiche per valutare lo stress dei lavoratori -. Certo, se un’azienda riterrà di organizzare focus group, è implicito che servirà uno psicologo.

Ma la domanda è: in tempo di crisi le aziende ne terranno davvero conto? Continua Fantini:

Proprio perché esistono ancora realtà imprenditoriali in cui è difficile parlare di stress, si è deciso di adottare nel documento la logica della gradualità, semplificando il compito dei datori di lavoro. Ma rimane l’obbligo legale di proteggere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, che ora si applica anche ai problemi di stress; quindi, con i medesimi controlli e stesse sanzioni.

Nei prossimi due anni l’attuazione della normativa sarà monitorata dalla Commissione istituita presso il Ministero del Lavoro…speriamo non ci sia una solita “applicazione all’italiana” della legge!

E il compito non spetterà solo ai datori di lavoro…sarà fondamentale anche la capacità dei protagonisti del settore (specialmente psicologi) di ideare tecniche e strumenti innovativi per misurare lo stress, che sappiano coniugare affidabilità della misurazione a un basso costo e un buon livello di innovazione!
Solo così ci sarà la possibilità di andare incontro alle aziende in crisi, poter svolgere nei migliore dei modi questo compito e ottenere veramente risultati!

Come affrontare l’ansia? c’è “Informansia”, la nuova training-app per iPhone

ottobre 23, 2010

 

Oggi voglio parlarvi di una particolare applicazione per l’iPhone chiamata “InformAnsia”, ideata da un team di psicologi e psicoterapeuti coordinato dai dottori Algeri e Mazzucchelli. Mi sembra un interessante esempio come, al giorno d’oggi, è importante mettere in campo un po’ di creatività e flessibilità per poter rendere spendibili nel mondo del lavoro le proprie competenze psicologiche. Sicuramente il legame psicologia e tecnologia oggi è molto forte e forse diventare “psicologi innovativi” può essere importante!
E attenzione..non serve avere doti tecnologiche particolari!Non non siamo ingegneri o informatici…ma possiamo collaborare con loro per rendere più accessibile il nostro lavoro agli utenti e perché no riuscire a trovare un modo alternativo per svolgere il nostro lavoro, in un mondo dove oramai la professione tradizionale è un po’ inaccessibile!

“lnformAnsia”, come detto, è la nuova training-app gratuita per iPhone.
Il programma ha l’obiettivo di aiutare a conoscere e migliorare il grado di gestione dell’ansia fornendo strategie e suggerimenti utili ad affrontare le più comuni situazioni ansiogene.

Il team guidato dal dott. Algeri aveva già creato, in passato, un’altra applicazione dal titolo “Genitori si diventa” che aveva avuto molta fortuna e in 3 mesi aveva totalizzato 4000 download attirando l’attenzione di carta stampata, del mondo accademico e scientifico.

Il nuovo programma è rivolto invece a chi (oggi giorno tanti!) soffre di ansia.
Il programma non vuole essere uno strumento valutativo o diagnostico della personalità, quanto piuttosto una opportunità di confronto e riflessione su quali atteggiamenti possono essere più o meno utili davanti a quanto ci spaventa e stressa.

Dopo i risultati incoraggianti di “Genitori si diventa” presentati all’Università degli Studi di Begamo – specifica Davide Algeri – abbiamo deciso di trattare il tema dell’ansia e dello stress perché sempre più diffuso tra la popolazione italiana. All’interno dell’applicazione ci siamo focalizzati più sul “come” fronteggiare l’ansia che sul “perchè”, poiché nella nostra esperienza abbiamo notato che spesso, chi soffre d’ansia, ha un forte bisogno di strumenti concreti per affrontarla.

Il programma non vuole essere uno strumento valutativo o diagnostico della personalità, quanto piuttosto una opportunità di confronto e riflessione su quali atteggiamenti possono essere più o meno utili davanti a quanto ci spaventa e stressa.

Come funziona? Sfruttando il principio dell’imparare giocando fornisce suggerimenti su come vivere l’ansia più serenamente utilizzando la forma del quiz, con domande a risposta multipla su alcune situazioni tipicamente ansiose per chi soffre di attacchi di panico, agorafobia, paura di parlare in pubblico, fobia sociale, e molte altre paure sempre più diffuse.
Nella schermata successiva gli esperti spiegano come mai una strategia comportamentale può essere più utile di altre, fornendo nozioni utili per farsi trovare preparati in quelle diverse situazioni ansiogene.
Alla fine di ogni trance da 10 domande, il programma indica la percentuale di comportamenti potenzialmente funzionali che è stata data. Il risultato non indica la presenza o meno di stati ansios, ma ha solo lo scopo di  informare la persona ansiosa su come riconoscere l’ansia e poterla affrontare al meglio.
Inoltre InformAnsia prevede due modalità di gioco: il training individuale o in coppia con amici e conoscenti, per interconnettere le persone su un dialogo inerente le diverse strategie adottabili a fronte delle medesime situazioni.

A conclusione del gioco, il bottone “Stop Ansia” permette di richiedere un consulto via mail gratuito agli esperti del team.

Con InformAnsia – continua Luca Mazzucchelli –  vogliamo diffondere e condividere informazioni e suggerimenti utili a riflettere sulle diverse strategie adottabili nei casi di eccessiva ansia, incrementando il benessere delle persone.

Per informazioni: www.davidealgeri.com

Quando i serpenti fanno paura: l’ofidiofobia

maggio 28, 2010

Come spesso accade ognuno di noi è spinto ad approfondire e interessarsi di argomenti che in modo o nell’altro lo toccano nella sua vita quotidiana. Ecco perché io oggi mi occupo dell’ofidiofobia, ovvero la paura dei serpenti…già, perché io ho una paura folle di questi animali!

L’ofidiofobia è la paura morbosa, persistente, anormale e ingiustificata degli ofidi (l’ordine dei rettili apodi che comprende tutti i serpenti).
È una delle fobie più comuni, specialmente tra quelle che si trovano nel gruppo della zoofobia (paura degli animali) e come tutte le fobie anche questa può presentarsi con carattere irrazionale, eccessivo o persistente.
Può generare delle condotte di evitamento come ad esempio evitare di camminare nell’erba alta o in qualsiasi zona in cui questi animali possano nascondersi facilmente, perfino nelle regioni dove è esclusa con assoluta certezza la presenza di ofidi di qualsiasi specie.

È importante fare attenzione e distinguere tra la gente che teme o a cui non piacciono le serpi per il loro veleno o per il pericolo che implicano e un vero ofidiofobico.
Le persone con una vera fobia non solo temono le serpi quando le affrontano ma si spaventano pure pensando a loro, vedendole in televisione o in una foto. Come si può ben capire in questo caso la paura è totalmente irrazionale e questo è uno dei criteri base per definirla fobia.
Non si può dire che vada sempre a influenzare la normale vita quotidiana in modo clinicamente significativo, ma ciò è principalmente dovuto al fatto che le persone che vivono in città hanno poche occasioni di entrare a contatto con questi animali.
Essendo una paura così frequente si è giunti a pensare che sia istintiva tra gli umani. Alcuni psicologi, tra cui Freud, l’hanno definita una condizione umana universale, originata da motivazioni di natura pratica: gli uomini hanno vissuto pericolosamente a stretto contatto con serpenti velenosi per centinaia di anni e dunque non è sorprendente che guardino questi animali con ostilità e timore.

Nell’analisi della fobia per prima cosa è necessario capire da dove viene: può essere il risultato di un’esperienza traumatica vissuta nell’infanzia, frutto di un’educazione cattolica che associa la serpe con il demonio o semplicemente essere nato dalla visione di uno stimolo pauroso (vedendo un film, per esempio).
E’ inoltre importante che la persona possa verbalizzare che cosa dei serpenti esattamente lo spaventa: solitamente si tratta della loro viscidità, dell’essere velenosi…
Un buon metodo per allontanare le paure è parlare e spiegare alle persone la verità sulle serpi e i loro miti, anche se, di fornite ad una vera fobia, la persona è consapevole dell’irrazionalità delle sue credenze.

Detto questo mi sa proprio che la mia è una fobia! In fondo ognuno di noi ha una propria fobia no? A me tocca questa! 🙂  E a voi??

La “ruota dei colori”: qual è il colore del tuo umore?

aprile 12, 2010

A differenza di altre discipline (come la fisica) la psicologia ha da sempre la peculiarità di studiare l’esperienza come dipendente dal soggetto esperiente.
In questo modo, ad esempio, il nostro umore può avere effetti sul modo con cui percepiamo la valenza emotiva di una situazione e la rappresentiamo mentalmente e visivamente.
Ma il nostro umore può “colorare” i nostri pensieri?

Un gruppo di ricerca guidato da Peter Whorwell, docente di medicina presso l’Università di Manchester, nel Regno Unito, ha ideato una “ruota dei colori”, uno strumento che permette di identificare e quantificare alcuni stati affettivi, in soggetti normali, ansiosi e depressi.
La ruota, definita “The Manchester Colour Wheel” comprende bianco e nero (con sfumature fino al grigio) e quattro tonalità di rosso, arancione, giallo, verde, blu, viola, marrone e rosa.

La ricerca è stata condotta su un campione di soggetti adulti sani (105 volontari con stabile tono dell’umore) di indicare qai quali è stato chiesto di definire quale colore li attirasse maggiormente, quale fosse il preferito e infine quale colore avrebbero usato per descrivere lo stato d’animo in quel preciso momento. Le stesse domande sono state sottoposte, in seguito, ad un gruppo composto da 108 soggetti ansiosi e ad un campione formato da 110 individui depressi, identificati preventivamente in base alle risposte ad un questionario.
I risultati, pubblicati sulla rivista ad accesso libero “BMC Medical Research Methodology”, mostrano che la maggior parte dei volontari sani che degli ansiosi e dei depressi indica il giallo come colore che li attrae di più, il blu come colore preferito, mentre una significativa differenza riguarda la scelta del colore che riflette lo stato emotivo del momento: i soggetti sani usualmente scelgono il giallo, mentre ansiosi e depressi selezionano il grigio.

Il gruppo di ricerca ritiene che la ruota dei colori possa costituire un metodo semplice e riproducibile per valutare la presenza di disturbi depressivi nei bambini o in soggetti con difficoltà di comunicazione a livello verbale, anche se necessita di ulteriori prove di validazione nei bambini ed in individui appartenenti a diversi gruppi etnici.
Ma bisogna fare attenzione: serve tenere conto la scelta dei colori può essere influenzata anche dalla cultura di appartenenza.

Ansia da esame..niente paura c’è Esame ok!

luglio 1, 2009

L’ansia da esame è uno dei peggiori nemici per studenti e professionisti nel corso di tutta la vita. C’è chi ne soffre maggiormente, chi la riesce a superare con facilità e chi fa di questa una vera e propria malattia. Ma come superarla?

Un metodo innovativo utilizza Esame Ok, un’applicazione gratuita per iPhone / iPod Touch per combattere proprio lo stress da esame: insegna a gestire le emozioni e ridurre al mimino l’ansia utilizzando solo il cellulare. Unico requisito: iniziare ad usarla una settimana prima dell’esame, tutti i giorni, una volta al giorno.

Ma come funziona? Prevede un training organizzato in sei sessioni audio/video della durata di 5 minuti ciascuna, un video per ognuno dei sei giorni antecedenti all’esame.
I primi 4 video presentano un ambiente virtuale naturale rilassante accompagnato da una voce fuoricampo che contestualizza l’esperienza multimediale ed insegna alcune tecniche di rilassamento. Gli ultimi 2 video, invece, simulano un’aula d’esame dove sono in corso alcune interrogazioni non sufficienti. L’obiettivo di essi è quello di verificare, in un contesto “protetto”, se le tecniche di gestione emotiva precedentemente insegnate possono essere considerate efficaci per gestire lo stress di un esame.

Una ricerca (Managing exam stress using UMTS phones: the advantage of portable audio/video support. Riva G, Grassi A, Villani D, Gaggioli A, Preziosa A. Stud Health Technol Inform. 2007;125:406-8), condotta su 90 studenti universitari, all’interno del corso di laurea in Scienze della Formazione, ha mostrato come gli studenti che avevano sperimentato prima dell’esame il protocollo multimediale hanno mostrato un livello d’ansia significativamente inferiore rispetto ai colleghi, ed un superiore senso di rilassamento, assicurando un esito positivo

Per chi non disponesse dell’iPhone gli stessi video sono presenti anche su Youtube

La versione per iPhone e iPod Touch di Esame OK è stata realizzata da Nextage SrL, una start-up tecnologica. La versione per YouTube è stata invece realizzata da Alessandra Grassi, dottoranda alla Scuola di Dottorato in Psicologia dell’Università Cattolica di Milano.

L’applicazione è stata ideata da Giuseppe Riva e Andrea Gaggioli, docenti di Psicologia e Nuove Tecnologie della Comunicazione all’Università Cattolica di Milano.

Esame ok: http://esameok.blogspot.com/

Ansia, panico e fobie…

marzo 8, 2009

L’altra sera casualmente mi è capitato di vedere quel bel programma che è “Porta a porta” (è ironico ovviamente!!)..stranamente non parlavano di politica, omicidi o altro ma di un tema molto interessante…il panico. Sono riuscita ad ascoltare un po, ma a un certo punto il sonno ha preso il sopravvento vista l’ora tarda.

Ho pensato così di scrivere un intervento su questo, in particolare per aiutare un po’ i poco esperti a capire meglio alcune distinzioni di termini…in particolare tra ansia, panico, fobia e altri correlati…

Prima di tutto distinguiamo tra paura e ansia.

La paura è un’emozione che ha come obiettivo al sopravvivenza dell’individuo. Si scatena ogni volta si presenti un possibile rischio per la propria incolumità ed è indispensabile per l’uomo per poter reagire alla situazione pericolosa. Può generare diverse reazioni, differenti tra loro, ma tutte rivolte alla ricerca di una soluzione per superare la difficoltà. Si tratta quindi di una emozione con una elevata funzione di adattamento, necessaria per sopravvivere. La paura è sempre scatenata, quindi, una situazione, dalla percezione di un reale pericolo.

Se, invece, le sensazioni di timore e preoccupazione tipiche della paura sono presenti senza che vi sia un pericolo reale si può parlare di ansia. Essa, infatti, non è causata da un fattore esterno, ma da una spinta interna e per questo motivo è spesso più intensa e difficilmente controllabile. A differenza della paura l’ansia non aiuta l’uomo a difendersi dai pericoli esterni, ma blocca e ostacola le attività e la vita quotidiana. Si può dire che nel caso dell’ansia viene meno la funzione primaria dell’emozione, legata alla naturale conservazione della specie.

Il vivere situazioni di ansia però non è indice della presenza di un disturbo. Si può dire che si tratti di un’esperienza comune quasi a tutti che, solo nel momento in cui diventa eccessiva, può trasformarsi in una vera patologia. Si può parlare di vera malattia solo nel momento in cui la sua presenza compromette l’attività lavorativa e sociale o provoca un disagio prolungato ed intenso. Si parla in questo caso di disturbo d’ansia generalizzato. Con questo termine si intende un disturbo la cui caratteristica principale è la presenza di uno stato di ansia e preoccupazioni eccessive relative a situazioni o eventi della vita (tra cui le prestazioni in campo lavorativo e scolastico), che si presenta quasi ogni giorno per almeno 6 mesi. Questa definizione è fornita dalla DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders)che inserisce il disturbo d’ansia generalizzato trai più generali disturbi d’ansia che comprendono anche le fobie, il disturbo da attacchi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo..

Proprio la DSM IV ci dice, infatti, come siano diversi tra loro i disturbi legati all’ansia e quelli legati, invece, al panico. Mentre l’ansia in modo semplicistico può essere definita come una paura senza una causa reale, il panico è la forma più grave di paura. Essa, infatti, ha differenti gradi di intensità, tra i quali il più elevato è proprio il panico. La persona che sperimenta il panico ha la sensazione di essere a rischio di vita imminente. Proprio per il fatto che si tratta di un’emozione estrema, spesso circoscritta in un breve periodo di tempo, si tende a parlare di attacco di panico.

Per attacco di panico si intende un periodo preciso di intensi paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti: palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia;sudorazione; tremori fini o a grandi scosse; dispnea o sensazione di soffocamento; sensazione di asfissia; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento; derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi); paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di morire; parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio); brividi o vampate di calore. (DSM IV). L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente. La sensazione è quella di trovarsi in reale pericolo di vita e di perdere il controllo.

La presenza di frequenti attacchi di panico, imprevedibili, inaspettati e non provocati né da una malattia medica né da una sostanza, può portare anche alla diagnosi di disturbo da attacchi di panico.

Altra distinzione va compiuta tra la paura e la fobia. Non tutte le paure sono fobie. Diventano tali solo nel momento in cui questa preoccupazione, rivolta verso particolari oggetti o situazioni che, comunemente, non dovrebbero procurarla, persiste anche di fronte ai dati di realtà. Elemento fondamentale per parlare di fobia è la sua irrazionalità, riconosciuta anche dai soggetti stessi che ne sono vittima. Inoltre, per parlare di fobia, l’ansia causata dalle diverse situazioni deve limitare le attività della vita quotidiana in modo clinicamente significativo. (Per fare un esempio, avrà una fobia un pilota di aerei che sviluppa la paura di volare. Questa preoccupazione lo limiterà nel suo lavoro e nella sua attività). Quando la persona viene esposta allo stimolo che causa la paura manifesta un’immediata reazione ansiosa che può anche sfociare in un attacco di panico.

Ma come trattare tutti questi disturbi, inseriti nella macrocategoria dei disturbi d’ansia?

La risposta che solitamente viene data a questo quesito è sempre solo una: i farmaci. Essi infatti (come le benzodiazepine a basso potenziale e il propranololo) sono utili in quanto combattono nell’immediato la crisi e permettono di superare velocemente la situazione che ci si trova a dover affrontare. Il problema è che non vanno ad indagare la causa vera del disturbo. Come dire, i farmaci curano il sintomo, ma non il disturbo (Piccola parentesi personale per evidenziare come la cura del sintomo, pur essendo utile nell’immediato, non porta mai alla risoluzione totale del problema. Senza trovare la causa del disturbo esso non verrà mai eliminato completamente, ma si placheranno solo le crisi che si potrebbero ripresentare poi nel futuro.)

È importante, quindi, quando si incontra un paziente che presenta un disturbo d’ansia è valutare le origini del suo disturbo e associare alla somministrazione di farmaci un’analisi più terapeutica. Come per la cura di ogni patologia psicologica esistono diversi tipi di terapia, da quella ad orientamento psicoanalitico (che consente di esplorare le aree conflittuali, inconsce e legate specialmente a eventi infantili, alla base dello sviluppo del disturbo) fino a quelle comportamentali (che utilizzano tecniche di rilassamento e sembrano avere una certa efficacia sui sintomi fobici).

Durante “Porta a porta” il dibattito si è focalizzato quasi esclusivamente sul tipo di terapia migliore per la risoluzione del problema. Centro di interesse erano ovviamente i farmaci: lo scontro tra un neuropsicologo e uno psichiatra ha fatto emergere come le posizioni fossero quasi opposte.

Non sta a me giudicare in quanto non posso ritenermi ancora così esperta da dare un giudizio (fatemi studiare ancora almeno 3 anni!!), ma mi sento in dovere di esprimere la mia opinione. Se i farmaci facessero veramente tutto il nostro lavoro sarebbe inutile. Somministrare sostanze chimiche per placare delle crisi che diventano intollerabili è anche giusto, ma riempire un paziente di farmaci solo perché si crede che questo basti a risolvere il problema non penso sia opportuno! Aiutarlo ad indagare i “punti ciechi” della sua vita, identificare quelle dinamiche relazionali che possono causare difficoltà in lui è il compito che ogni psicologo e psichiatra si deve sentire in dovere di fare! Senza delegare il proprio lavoro ad un antiansiolitico in più…


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: