Posts Tagged ‘Autostima’

Le donne e la costante paura di ingrassare…

aprile 22, 2010

Che le donne abbiano timore di ingrassare e siano sempre attente alla linea, anche quando sono magre, è senso comune. Siamo anche abituati a pensare che le signore provino rabbia verso quelle più magre di loro e si sentano meglio quando vedono una persona più grassa. Non è così.
Al contrario, vedere una donna obesa peggiora il nostro umore e la nostra autostima.

Uno studio dell’America’s Brigham Young University, pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences, sostiene che nelle donne, vedere una persona grassa crea sentimenti di tristezza, di infelicità e di disgusto per se stesse.
Questo non accade solo alle donne con disturbi alimentari, ma anche alle signore perfettamente in forma, rilevando così una costante preoccupazione di fondo per il peso. Questo stesso fenomeno non è stato riscontrato negli uomini, i quali sembrano essere indifferenti al peso corporeo dei loro simili.

Le emozioni delle donne sono state “misurate” con la risonanza magnetica, effettuata mentre ai soggetti sperimentali venivano mostrate immagini di persone sconosciute. Quando alle donne venivano mostrate immagini di persone del sesso femminile in sovrappeso, si attivavano le parti del cervello legate ai processi di identità e alla riflessione sul sè. Negli uomini, al contrario, non si rilevava una simile reazione. “Queste donne non hanno mai sofferto di disturbi alimentari”, ha affermato Mark Allen, neuroscienziato e principale autore dello studio. “Eppure, sono risultate preoccupate di ingrassare”.

Le donne, dunque, anche quelle magre e non sofferenti di un disturbo alimentare, si sentono sempre sotto pressione rispetto al peso. E quando guardano una donna grassa non gongolano: al contrario, cominciano a pensare al proprio peso e si svalutano, ricordando i proprio difetti fisici e amplificandoli.

Tratto da: www.psicozoo.it

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La visnoressia: il distrurbo alimentare che colpisce gli uomini

febbraio 24, 2010

Si chiama visnoressia e non è altro che l’anoressia che colpisce gli uomini. Questa malattia, insieme alla bulimia, è quasi sempre associata esclusivamente al sesso femminile, ma in realtà riguarda, anche se in minima parte, anche gli uomini. Secondo gli esperti su 10 casi di anoressia, almeno uno riguarda un uomo, mentre la media è di uno su 20 per quanto riguarda la bulimia.La visnoressia però non si manifesta nello stesso modo dell’anoressia. Se infatti una ragazza anoressica si vede sempre grassa anche se sottopeso, e finisce col non mangiare fino a stare male, in un uomo è molto raro che questa condizione si verifichi. La poca stima in sè stessi si verifica con un eccessivo ricorso ai muscoli. Spesso un visnoressico si iscrive in palestra e comincia a fare esercizi, ma portandoli all’eccesso, ed in molti casi ricorrendo anche ad anabolizzanti o altri prodotti che servono per gonfiare la massa muscolare. Questo avviene perché il ragazzo si sente più protetto dentro questa sorta di “guscio”, e riesce a mascherare le proprie insicurezze ed il proprio problema psicologico.
Differente dalle donne è anche l’età di insorgenza: se per esse l’anoressia si manifesta, nella maggior parte dei casi, tra i 14 anni e mezzo e i 18, la visnoressia è più probabile tra i 16 e i 20 anni, ma può comparire anche fino ai 27.
Come per l’anoressia alla base del problema ci sono i fattori sociali e familiari che tendono a far sentire inadeguata una persona, ma non vengono esclusi anche alcuni fattori ereditari.

Non esiste una cura universale efficace in quanto ogni paziente va seguito personalmente per indagare quali sono i fattori alla base del problema.
Questo qudro si aggrava, dal punto di vista psicologico e dell’identità, in quanto queste patologie sono spesso associate a comportamenti “tipicamente femminili” e per questo motivo, spesso, i ragazzi visnoressici sono etichettati come gay.
In realtà secondo il professore Giovanni Spera, ordinario di medicina interna dell’Università la Sapienza e membro del consiglio direttivo della società italiana per i disturbi alimentari, invece, non si può pensare che queste persone abbiano questi problemi solo perché gay, ma possono essere semplicemente degli etero più sensibili e più fragili di altri.
Peccato che spesso i pregiudizi hanno molta più influenza sui nostri comportamenti rispetto ai dati empirici!

Tratto da: www.medicinalive.com

L’Implicit Association Test (IAT)

marzo 20, 2009

L’Implicit Association Test (IAT) è uno strumento che è stato sviluppato per studiare la forza dei legami associativi tra concetti rappresentati in memoria (ad es. il legame tra concetto di sé e quello di positività’ o ‘negatività’). Non si tratta di un singolo test standardizzato, ma di una procedura, utilizzabile per indagare diversi tipi di concetti psicologici. Le applicazioni iniziali di questo strumento hanno riguardato soprattutto l’indagine del pregiudizio e in generale l’ambito della psicologia sociale, ma col tempo esso è stato applicato anche all’interno della psicologia clinica, per lo studio delle fobie, degli atteggiamenti verso il cibo…

Lo IAT viene somministrato attraverso il computer. Consiste in una serie di prove di categorizzazione: in ciascuna di queste prove, sul monitor compare uno stimolo e al partecipante viene chiesto di classificarlo, il più velocemente ed accuratamente possibile. Gli stimoli sono generalmente parole o immagini e appartengono a quattro diverse categorie: due di queste categorie rappresentano dei concetti (es. persone bianche e nere, oppure donne e uomini), mentre le altre due rappresentano due attributi opposti bipolari (es. positivo e negativo, oppure estroverso e introverso). Ogni volta che uno stimolo appare sul monitor, il rispondente lo deve ricondurre alla categoria di riferimento. Un aspetto fondamentale dello IAT consiste nel fatto che il partecipante ha a disposizione due soli tasti di risposta e perciò a ciascuno dei tasti sono associate due categorie di risposta.

La logica sottostante allo IAT è semplice: se nella rappresentazione cognitiva di una persona esiste una forte associazione tra un concetto ed un attributo, allora il compito nel quale questi sono associati nella risposta sarà più facile, rispetto al compito in cui essi richiedono risposte diverse. Questa maggiore o minore facilità si manifesterà nella velocità e nell’accuratezza della prestazione ed è indice di una tendenza o un atteggiamento (per esempio, tanto maggiore è la facilità con cui le persone bianche associano le foto di persone nere a concetti negativi, tanto maggiore è il grado di discriminazione che esse tendono ad avere nei confronti dei Neri).

Per avere delle informazioni in più su questo strumento vi invito a visitare il sito di Cristina Zoigmaster ricercatrice del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova, da cui ho tratto tutta questa introduzione teorica. E per capire meglio e in modo più divertente come si svolge questo test vi propongo di provare a farlo…ecco il link, sempre preso dal sito sopra citato, per provare in prima persona ad effettuare un IAT relativo all’autostima personale. Provateci!

Autostima e obesità

febbraio 8, 2009

Ho trovato un articolo che parla di una ricerca di una ricerca che mi sembra interessante, ma che, nello stesso tempo arriva a conclusioni contestabili…

Il tema è  l’autostima in rapporto con l’obesità nel periodo adolescenziale..

Una ricerca sviluppata su un gruppo di adolescenti dal dipartimento per la Salute di New York ha evidenziato una stretta relazione tra il sentimento di impopolarità ed il conseguente rischio di sviluppare l’obesità. Lo studio è stato condotto su un campione di 4.400 ragazze statunitensi, tutte con un’età compresa tra i 12 e i 18 anni. In una prima fase alle ragazze si è chiesto di esprimere il giudizio relativo al proprio apprezzamento sociale con un valore che procedeva da 1 a 10. Questo dato veniva poi messo in relazione con altri elementi quali il reddito familiare e l’indice di massa corporea. A distanza di due anni si è proceduto con la seconda fase della ricerca e così le ragazze sono state sottoposte ad una nuova misurazione del peso ed il risultato che è emerso sembra indicare che le adolescenti che non hanno una buona autostima (sono quelle giovani che hanno attribuito a se stesse un voto compreso tra 0 e 4) presentano il 69% di possibilità in più di acquisire peso rispetto alle altre coetanee che hanno – o credono di avere – consenso sociale. Circa il 2 per cento di massa corporea. Il risultato non desta nessuna meraviglia, anzi rafforza una convinzione già condivisa tra gli esperti dei disturbi dell’alimentazione che da tempo vanno sostenendo che lo sviluppo dell’obesità nell’età adolescenziale è condizionata e non poco anche da fattori emotivi e sociali.

Penso che senza dubbio esista una relazione tra disturbi alimentari (l’obesità, così come anche l’anoressia e la bulimia!) e fattori emotivi, interpersonali (dall’autostima, al livello di accettazione percepito da parte degli altri e così via…). Ma resta il fatto che i risultati della ricerca non ritengo conducano a una conclusione certa e incontestabile.

Sempre sul sito dove ho scovato questo articolo viene proposto un quesito (posto da Judith Myers-Walls, professoressa della Purdue University)

Le adolescenti ingrassano perché hanno scarsa autostima o non si stimano a causa del peso eccessivo?

Nella ricerca non è specificato nè il peso medio del campione, nè se le adolescenti, valutate come più a rischio di obesità, fossero già in sovrappeso nella prima fase della ricerca.

Sicuramente lo studio risulta interessante e le mie osservazioni potrebbero anche non trovare sostegno, ma resta in dubbio che oltre ad esistere uno stretto rapporto tra autostima e obesità, esiste anche un importante problema che nasce dalla percezione delle ragazze di sentirsi grasse o, meglio, non abbastanza magre quanto i modelli televisiovi e sociali richiedono. E senza arrivare all’anoressia…vale la pensa bombardare le adolescenti con questi ideali di  bellezza non facendo altro che provocare dubbi che minano la loro fiducia in sè??

Tratto da: www.psicologiaoggi.it


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