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La Tecnologia Positiva

ottobre 5, 2012

Non è difficile accorgersi di come la tecnologia sia oggi un elemento fondamentale della nostra vita e come entri in gioco modificando e dirigendo le nostre esperienze.
Quando ci aiuta a migliorare le caratteristiche della nostra esperienza personale, smette di essere un potenziale problema e diventa un’opportunità importante.

Ma in che modo questa trasformazione della tecnologia può essere utile al benessere delle persone? Come riuscire ad utilizzare le tecnologie esperienziali per promuovere la crescita personale e sociale?

Il tentativo di offrire una risposta a queste domande viene da una disciplina emergente, la «Tecnologia Positiva» che viene definita da Riva come:

Un approccio scientifico applicativo che usa la tecnologia per modificare le caratteristiche della nostra esperienza personale – strutturandola, aumentandola o sostituendola con ambienti sintetici – al fine di migliorare la qualità della nostra esperienza personale, e aumentare il benessere in individui, organizzazioni e società.”

Si tratta di una nuova area di ricerca nell’ambito dell’interazione uomo computer che ha lo scopo di sviluppare applicazioni e servizi tecnologici finalizzati a migliorare il benessere delle persone, utilizzando le tecnologie al servizio dell’empowerment a livello di individui, gruppi e comunità.

Il quadro teorico psicologico su cui poggia la Tecnologia Positiva è sicuramente la«Psicologia Positiva», di cui abbiamo già trattato in questo blog, ma vi sono anche importanti apporti da parte delle Neuroscienze.

Alcuni esempi di applicazione della Tecnologia Positiva:

  • tecnologie che potenziano le capacità cognitive, come la memoria, l’attenzione e i processi percettivi (cognitive augmentation)
  • tecnologie che aiutano a migliorare la sfera emotiva, ad esempio, servizi e applicazioni per la riduzione dello stress e la gestione dell’ansia
  • tecnologie che aiutano le persone ad adottare stili di vita più salutari e facilitano il cambiamento positivo (ad es. gestione delle dipendenze da alcool, fumo e droghe)
  • usare la tecnologia in modo partecipativo per rendere consapevoli le persone dei problemi globali e promuovere azioni collettive (ad esempio, il problema dello sviluppo sostenibile e del global warming

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema:

Riva et al, 2012, Positive Technology: using interactive technologies to promote positive functioning

Botella et al, 2012, The Present and Future of Positive Technologies

 

Aspetti edonici del benessere: l’affettività positiva e negativa

luglio 1, 2012

Come è facilmente intuibile la presenza di un’affettività positiva è sicuramente uno degli indicatori più importanti della felicità e del benessere psicologico dal punto di vista edonico.

Bradburn e Caplovitz (1965) suggeriscono che l’affettività piacevole e quella spiacevole siano due fattori diversi, che vanno misurati in modo separato. Partendo da questa evidenza gli autori propongono l’idea che il benessere sia composto da due componenti distinte e che sia il risultato di un giudizio frutto della comparazione tra stati negativi e positivi.
Da questo punto di vista, il rapporto tra affetto positivo (PA) e affetto negativo (NA) nella vita di una persona è definito come benessere emotivo.
La felicità, quindi, sarebbe frutto della preponderanza e della maggiore frequenza di esperienze affettive positive rispetto a esperienze negative: un soggetto avrà un elevato livello benessere se proverà frequenti emozioni piacevoli e poche emozioni negative e un basso livello di benessere se, al contrario, si troverà a vivere poche emozioni positive e molte emozioni spiacevoli.
La formula che descrive il benessere emotivo risulta quindi essere la seguente:

∑(PA) /∑(NA)

Questa formula è interessante in quanto ci permette di visualizzare come possano esistere due percorsi paralleli su cui lavorare per aumentare il livello di benessere emotivo: la massimizzazione delle emozioni positive e la minimizzazione di quelle spiacevoli. Partendo da questa visione, l’assenza di affettività negativa non corrisponderebbe alla presenza di un’affettività positiva.
Tale modello è stato per molti anni accettato come valido, ma è stato ultimamente duramente criticato.
Sicuramente si sa che un elevato livello di affettività positiva è indice di un buon funzionamento psicologico e predittore di numerosi effetti positivi.

Inoltre, secondo Barbara Fredrickson (2001) e la sua “broaden-and-build theory” le emozioni positive producono numerosi effetti non solo momentanei, ma anche a lungo termine. Esse, infatti, contribuiscono ad incrementare le risorse fisiche e psicologiche del soggetto e sono, quindi, un importante fattore di protezione contro gli eventi stressanti.
Da questo punto di vista le emozioni positive fungono, da importante motore motivazionale, di spinta all’azione e rendono i soggetti più creativi, resilienti e socialmente integrati, potenziando le loro abilità cognitive e attrezzandoli a gestire in modo più funzionale anche le emozioni negative.

Aspetti edonici del benessere: la soddisfazione di vita

aprile 7, 2012

 La soddisfazione di vita (LS) è definita come la valutazione cognitiva della propria vita nel suo complesso o meglio come la valutazione soggettiva della qualità di essa (Diener & Diener, 1995).
Secondo Frisch (2000) essa può essere descritta, più nello specifico, come una “valutazione soggettiva del grado in cui i più importanti bisogni, obiettivi e desideri del soggetto sono stati soddisfatti”. Essa è considerata come un importante indicatore del benessere psicologico in quanto gioca il ruolo di potenziale “cuscinetto” contro gli effetti negativi delle situazioni stressanti e contro lo sviluppo di comportamenti psicopatologici.
In generale, valutazioni positive di soddisfazione sono legate alla felicità e al raggiungimento di una “good life”, mentre valutazioni negative sono associate a depressione e infelicità.
Nello specifico una buona soddisfazione di vita è legata a interazioni sociali positive, creatività, coinvolgimento attivo nella comunità, minor numero di disturbi fisici e una vita più lunga (Veenhoven, 1988). Dall’altro lato, bassi livelli di soddisfazione sono predittori di esiti negativi nell’adattamento, di depressione, rifiuto interpersonale, comportamenti aggressivi  e abuso di alcol e droghe.

Nel corso del tempo sono stati molti e diversi i modelli che hanno cercato di spiegare e definire tale costrutto.
Tali modelli possono essere classificati in due macrogruppi: i modelli unidimensionali (soddisfazione globale e soddisfazione generale) e i modelli multidimensionali.

I primi condividono l’idea che un singolo punteggio totale possa rappresentare diversi livelli di LS. In particolare, il modello di soddisfazione generale assume che il punteggio totale di LS dovrebbe consistere nella somma dei punteggi di soddisfazione in differenti domini (soddisfazione con gli amici, in famiglia, a scuola…). Al contrario il modello di soddisfazione globale sostiene che essa debba essere valutata attraverso elementi “context-free” (per esempio “Ho una buona vita”). 
La seconda categoria comprende, invece, i cosiddetti modelli multidimensionali per i quali il profilo di soddisfazione di vita globale andrebbe misurato valutando nel dettaglio la soddisfazione in singoli domini di vita.

Si inserisce in questo gruppo il modello gerarchico di soddisfazione di vita di Huebner (1998) il quale sostiene che la LS sia strutturata in cinque domini specifici di secondo ordine (scuola, famiglia, amici, sé, ambiente di vita), inclusi in un unico fattore di soddisfazione globale di ordine superiore. Gli autori che si inseriscono all’interno di questa visione teorica sostengono che la prospettiva multidimensionale permetta di ottenere una valutazione più precisa ed esaustiva del livello di soddisfazione, garantendo anche di creare profili più specifici e differenziati tra i soggetti.

E’ in conformità a tali modelli che sono stati ideati e creati i più importanti strumenti di valutazione della LS come la Satisfaction With Life Scale (Diener & al., 1995) che è una misura globale di soddisfazione o la Multidimensional Student’s Life Satisfaction Scale che nasce, invece, sulla base di una visione multidimensionale. 

Gli studi che hanno segnato il 2011!

gennaio 15, 2012

Un anno si è concluso e, come tutti gli anni, è stato un anno di scoperte, ricerche, conferme, smentite….mi sembra così che possa essere interessante ripercorrere quello che è stato questo 2011 facendo un elenco delle ricerche di psicologia più interessanti dell’anno.
Ovviamente non sono io ad aver selezionato queste notizie!Non avete idea di quante ricerche all’anno vengano fatte!
Così ho cercato qua e là su Internet e questo è il risultato!
Buona lettura!

La prima ricerca riguarda la maleducazione. La rivista Social Psychological and Personality Science ha rivelato che chi è scortese viene spesso identificato come una persona potente, dominante e in grado influenzare gli altri. Perché? Perché appare una persona che non teme le conseguenze dell’infrange le regole. Per assurdo quindi, anche se giudichiamo maleducate queste persone, crediamo che siano più forti, decise ed indipendenti.

Il secondo studio parla di soldi. Secondo l’American Marketing Association il nostro cervello, quando siamo rilassati, non sarebbe in grado di percepire il rischio e riuscirebbe a vedere solo vantaggi. Conseguenze? In una situazione di assenza di stress e di rilassatezza le persone avrebbero al tendenza a spendere di più e in modo meno consapevole.

Sempre in tema di soldi e crisi la terza ricerca esplora il tema delle ricompense e dei benefici.
Uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science  ha replicato un esperimento condotto da Walter Mischel nel 1972. Quarant’anni fa il ricercatore effettuò una sperimentazione su un gruppo di bambini: utilizzando dei marshmallows disse ai bambini che chi avrebbe resistito di più a mangiarli avrebbe ricevuto una ricompensa ancora maggiore.
Nel 2011 questo esperimento è stato replicato sostituendo i dolci con del denaro. Conclusione? Si è scoperto che chi non riusciva a tenere sotto controllo i desideri a breve termine era più incline ad investimenti sbagliati e problemi finanziari facendo nascere l’idea che la crisi sia legata al nostro desiderio di ottenere ricompense a breve termine.

Una ricerca scientifica che però gioca anche sull’aspetto psicologico è quella pubblicata sullo European Respiratory Journal che ha fatto emergere come le sigarette finte possono aiutarci a smettere di fumare. Secondo gli autori che un oggetto come una penna tenuta in mano o una sigaretta finta aiutano a focalizzare l’energia sull’oggetto della dipendenza, allontanando lo spettro della mancanza di autocontrollo che frenano quando si tenta di smettere di fumare. Da una dipendenza per le sostanze chimiche si passa a una dipendenza fisica (dell’oggetto) che però non nuoce alla salute.

Il quinto studio parla di successo e sfata il mito per cui avere fantasie positive contribuisca a farci raggiungere gli obiettivi. Secondo gli autori dell’articolo pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, al contrario, immaginarsi già “arrivati” ed essere eccessivamente positivi non dà quella carica e quella tensione necessarie a sopportare gli sforzi ed gli ostacoli. Il cervello, quando ci immaginiamo potenti e forti, reagisce come se il successo fosse stato raggiunto. Fisiologicamente, se il cervello reagisce come se il successo fosse già arrivato, si assiste a un abbassamento della pressione sanguigna e del battito cardiaco che riducono al spinta ad agire.

La sesta ricerca parla di felicità. Bambini felici diventano adulti felici? Secondo uno studio della Cambridge University  pubblicato sul  Journal of Positive Psychology sembra di sì. Un’infanzia serena, in assenza di disturbi psicologici, aumenta la probabilità di successo e realizzazione personale e riduce il rischio di sviluppare disturbi psicologici da adulti.

Il settimo studio sfata un mito della psicologia cognitiva: avere più possibilità di scelta non crea sovraccarico cognitivo ma ci aiuta a scegliere meglio.
Secondo Sheena Iyengar della London Business School avere tante opzioni diverse ci aiuta a scegliere quella migliore in minore tempo.

Infine, uno studio sulla rabbia. Secondo uno studio della University of California questa emozione ci aiuterebbe ad essere più razionali e obiettivi, contrastando la nostra tendenza a cercare conferma delle nostre convinzioni nell’ambiente circostante.
L’ipotesi è che quando siamo arrabbiati tendiamo ad essere più critici e ad accettare meno passivamente anche quello che avevamo dato per assodato in precedenza.

Tratto da: http://www.benessereblog.it/

Cos’è la felicità? La prospettiva edonica e eudaimonica del benessere

ottobre 17, 2011

Con il post di oggi vorrei iniziare una serie di articoli incentrati sul tema della Psicologia Positiva e del benessere. Essendo argomento centrale della mia tesi e un ambito che da un lato mi interessa molto e dall’altro è, al grande pubblico, poco conosciuto ho pensato che potesse essere utile e stimolante parlarne un po’ su questo blog.
Iniziamo oggi con una distinzione di base all’interno di questo campo di indagine.
Buona lettura!

La distinzione fondamentale nel campo di indagine della Psicologia Positiva è quella tra due diverse prospettive teoriche e filosofiche all’interno dell’ambito di ricerche sul benessere: la prospettiva edonica (Kahneman, Diener e Schwarz) e quella eudaimonica (Waterman,Ryan e Deci).
Per la tradizione edonica il benessere coincide con il piacere e la felicità, mentre per quella eudaimonica esso e si esprime nella realizzazione della propria vera natura.

Lo psicologo Kahneman definisce la “psicologia edonica” come lo studio di “ciò che rende le esperienze e la vita piacevoli o spiacevoli”. Egli identifica nella massimizzazione della felicità umana il suo scopo principale e riferisce il benessere principalmente alla dimensione affettiva e alla soddisfazione di vita.
La prospettiva edonica trova le sue basi filosofiche nella teoria di Aristippo del terzo secolo a.C. che definiva il piacere come bene esclusivo da ricercare, raggiungibile attraverso la capacità di mantenere il controllo nelle situazioni avverse e in quelle favorevoli per arrivare ad un adeguato adattamento. Lo scopo della vita veniva identificato nella sperimentazione del massimo livello di piacere e felicità, risultato della somma dei singoli momenti edonici.

Al contrario, il fondamento filosofico dell’eudaimonia può essere rintracciato negli studi di Aristotele. Il filosofo greco fu il primo ad introdurre il termine eudaimonia e criticò duramente l’idea di felicità intesa come semplice soddisfacimento di bisogni e desideri, andando a contrapporre “la vita piacevole con la vita buona”.
Aristotele parte nella sua trattazione da una domanda fondamentale: “Qual è il più alto di tutti i beni ottenibili con l’azione umana?” e all’interno della sua opera più importante intitolata “Etica Nicomachea” elabora la sua risposta proponendo il termine “eudaimonia” intesa come la tensione verso l’eccellenza sulla base esclusivamente del proprio potenziale.
La sua idea è che la vera felicità sia fondata sull’espressione delle proprie virtù e che il fine ultimo della vita sia quello di impegnarsi a realizzare la propria vera natura.
Secondo Waterman, l’autore che per primo tradusse la distinzione teorica “edonia vs. eudaimonia” proposta da Aristotele nelle nozioni psicologiche di “semplice piacere vs. espressione del sé”, l’eudaimonia può essere definita come: “the feelings accompanying behavior in the direction of, and consistent with, one’s true potential”.Essa va oltre al concetto di felicità e viene accostata al  benessere più in senso lato, inteso come generato dal rispetto e della realizzazione della propria vera natura e come il risultato dell’inseguimento e raggiungimento di obiettivi positivi (Ryan, Huta, e Deci, 2006). Il benessere non sarebbe quindi un risultato o uno stato finale, quanto piuttosto un processo di realizzazione personale.
Esso si può raggiungere vivendo secondo il proprio “vero sé”, svolgendo attività profondamente congruenti ai propri valori e alla propria natura e in grado di impegnare e coinvolgere in modo olistico, al punto da far sentire i soggetti intensamente vivi e autentici.

Cos’è per noi la felicità ?….forse non è così facile definirla come sembra! 🙂

Life Skills: “le competenze per la vita”, ovvero le competenze psicosociali per affrontare al meglio le esigenze della vita

aprile 13, 2011

 

Oggi parliamo di Life Skills. Ma cosa sono? Quali sono? Come si potenziano?

Bada definisce le life skills come competenze i carattere cognitivo, sociale, emotivo e relazionale psicosociali che consentono di affrontare al meglio le esigenze e i cambiamenti che la vita quotidiana presenta.
Il tema delle life skills si inserisce e assume importanza con lo sviluppo, in psicologia, del modello bio-psico-sociale orientato allo studio della persona come sistema complesso e integrato e della cosiddetta psicologia positiva. Con questo cambio di rotta si passa dal semplice concetto di cura a quelli di prevenzione e promozione.
Ed  è proprio a livello di promozione che si lavora agendo sul potenziamento delle life skills, principalmente con soggetti giovani.
Si tratta di un insieme di abilità attraverso le quali le persone mantengono una condizione di benessere mettendo in atto comportamenti positivi ed  adattivi. Letteralmente il termine life skills è composto da Skills  (abilità) e Life (riferimento al più ampio orizzonte della vita nel suo completo).
Le 3 sfere di competenze principali sulle quali si lavoro sono la sfera cognitiva, quella relazionale e quella emotiva.

Per l’OMS e l’UE negli ultimi anni la Life Skills Education è diventato uno degli obiettivi primari dell’educazione. All’interno del concetto di dovere/diritto dei giovani di oggi di assumersi la responsabilità della propria salute un’educazione, principalmente scolastica, orientata all’empowerment di tali abilità fondamentali nella vita di ognuno rappresenta una strategia di promozione e prevenzione fondamentale.
Da un’educazione passivizzante, senza motivazioni e proponendo delle soluzioni preconfezionate si passa a un’educazione basata sul potenziamento e sull’assunzione di responsabilità da parte del singolo.
Il lavoro sulle Life Skills può portare a effetti significativi sia sul benessere mentale, che sulla salute fisica e sul comportamento dei soggetti.
Si arriva così a creare un vero e proprio circolo virtuoso: maggiori competenze e abilità vengono acquisite, maggiori saranno le opportunità per potenziare le stesse.
Come detto le life skills possono essere distinte in cognitive (problem solving, decision making, creatività…), emotive (empatia, gestione dello stress..) e relazionali (capacità relazionali).

Dalla prossima volta vedremo, una per una, le principali life skills studiate!
A presto!

Gianni Ferrario…un giullare d’impresa!

aprile 4, 2011

Un giullare in azienda…è questo ciò che cerca di fare Gianni Ferrario con il suo “Teatro d’impresa”.

Gianni Ferrario (attore-autore teatrale, form-attore, trainer, performer) opera a livello internazionale proprio in veste di giullare d’impresa, conducendo workshop esperienziali nell’ambito di percorsi formativi e dando vigore ad eventi e convention aziendali.
Oltre che nelle aziende,somministra pillole di sorriso anche in teatri, scuole, ospedali, gruppi e comunità.
Il suo metodo? La Terapia della risata combinata con altre tecniche molto originali ,mutuate dal mondo del teatro, al fine di facilitare la creatività e migliorare il clima nelle organizzazioni.
Perchè all’inizio forse il riso è forzato…ma poi si trasforma in risata collettiva e coinvolgente!!

Quali sono i contributi del giullare nelle organizzazioni? Secondo Gianni Ferrario sono veramente tanti!!! Eccone alcuni…

– Utilizza il linguaggio universale della risata, la comicità,
– Le sue arti spiazzanti da sano “provocatore” risvegliano il corpo e rischiarano la mente;
– Fluidifica la linfa vitale che collega le persone tra di loro;
– Apre nuove sinapsi comunicazionali;
– Accorcia la distanza tra le persone creando empatia;
– Aiuta ad accettarsi reciprocamente;
– Smorza le ostilità e sdrammatizza i conflitti inutili;
– Fa uscire dagli schemi abituali, generando emozioni e percezioni nuove;
– Genera un’atmosfera di buon umore e ottimismo che crea benessere (star bene insieme);

A parole probabilmente non renderà l’idea…ma fidatevi…assistere a un suo spettacolo fa veramente bene alla mente e al cuore!!

Se siete curiosi, interessati, dubbiosi o volete semplicemente saperne di più:
Sito internet: www.terapiadellarisata.it
Libro “Ridere di cuore”
Video : Youtube – Canale terapia della risata

Tratto da: lapsicologiadelsorriso.blogspot.com/

“In bilico”: la prevenzione per la salute mentale, Novara 20 novembre 2010

novembre 18, 2010

Sabato 20 novembre presso la Facoltà di Economia di Novara, si terrà un interessante evento dal titolo “In bilico” che ha l’obiettivo di trattare il tema generale e molto ampio della salute mentale.

Il titolo rimanda facilmente all’idea di instabilità e “perdita di equilibrio”, quel sentimento che si prova ogniqualvolta si affronta un cambiamento, un particolare momento della vita sia esso positivo o negativo, una condizione che potrebbe anche sfociare in un problema psicologico più serio.

Il tema della salute mentale, nella nostra epoca e nel nostro contesto culturale, è un tema di primaria importanza. Come dichiara l’Organizzaazione Mondiale della Sanità “NON C’E’ SALUTE SENZA SALUTE MENTALE” ed è ora di eliminare tutti i pregiudizi e le diffidenze che ruotano intorno a questo problema che finiscono per far passare come limite e non accettare la fragilità insita nell’essere umano.

È per questo che conoscere è, a mio parere, il primo passo da fare, necessario per capire, accettare e poter aiutare chi si trova in difficoltà, senza giudicare e far sentire “diversi” gli altri.

E non basta conoscere cosa è la depressione. Serve prendere coscienza che trovarsi in situazioni problematiche,soprattutto a seguito di esperienze dolorose o frustranti è del tutto normale, ma serve anche lavorare e capire cosa è il benessere e come può essere raggiunto in diversi contesti della nostra vita quotidiana.

Ecco quindi un ottimo mix di interventi che ha il pregio proprio di toccare argomenti così diversi, ma nello stesso tempo così legati!

L’ingresso è gratuito, ma è consigliato iscriversi.
Secondo me se c’è un minimo di interesse o anche solo curiosità ne vale la pena!!

Per il programma: cliccare qui
Per iscrizioni on-line: cliccare qui
Per la scheda di iscrizione: cliccare qui
Per maggiori informazioni: cliccare qui

PSICOLOGIA POSITIVA: MODELLI E INTERVENTI CLINICI – IV Giornata Nazionale di Psicologia Positiva – 4-5 novembre Bologna

novembre 3, 2010

Un breve e facile post solo per presentare una conferenza-convegno molto interessante a cui parteciperò domani e dopodomani!

Ci si risente al ritorno!!!

 

La IV Giornata Nazionale di Psicologia Positiva si svolgerà presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna. Tema dominante è il ruolo che la Psicologia Positiva può rivestire nei contesti clinici e sanitari. L’applicazione delle prospettive teoriche e delle metodologie di intervento tipiche della Psicologia Positiva risultano essere innovative nel contesto sanitario, in quanto centrate sulla promozione del benessere soggettivo, della qualità della vita, delle risorse individuali e sociali nel perseguimento del recupero e guarigione. Inoltre, la psicologia positiva appare particolarmente coerente con l’approccio psicosomatico nell’ambito sanitario.

E’ rivolto a psicologi, psicoterapeuti, medici e a quanti lavorano in ambito clinico con un interesse particolare al benessere, alla qualità della vita, e a interventi di promozione del funzionamento ottimale della persona.

Gli abstract dei poster e delle comunicazioni accettati verranno pubblicati sulla rivista Medicina Psicosomatica.

Presidenti del Congresso:
Prof. Giovanni A. Fava, Università degli Studi di Bologna
Prof.ssa Antonella Delle Fave, Università degli Studi di Milano

Segretaria Scientifica:
Dott.ssa Chiara Ruini, Università degli Studi di Bologna Segretaria Organizzativa:

Con il Patrocinio di: Gruppo di Ricerca in Psicosomatica (GRP), Dipartimento di Psicologia, Facoltà di Psicologia, Università di Bologna

PROGRAMMA

Giovedì 4 novembre

14,00 – 15,00 Registrazione

15,00 – 16,00 Sessione Plenaria – Moderatore: A. Delle Fave (Milano)

  • P.E. Ricci Bitti (Bologna) – Saluti e Apertura del convegno
  • F. Colombo (Milano) – La psicologia positiva in Italia: la Società Italiana di Psicologia Positiva

16,00 – 18,00 Sessione Plenaria – Moderatori: GV. Caprara (Roma), G.A Fava (Bologna)

  • C. Ryff (Madison, Wisconsin) – Psychological well-being and health
    (è previsto un servizio di traduzione)

Venerdì 5 novembre

9,00 – 10,30 Simposi in Parallelo

Simposio 1 – Approccio Clinimetrico in Psicologia Positiva
Moderatori: R. Luccio (Trieste), S. Sirigatti (Roma)

  • M. Libardoni, A. Dionigi, P. Gremigni (Bologna) – Stili umoristici, benessere soggettivo, percezione di salute e stile di vita
  • S. Sirigatti, E. Giannetti, I. Penzo (Roma, Firenze) – La struttura fattoriale dell’humor style questionnaire e le sue relazioni con il benessere psicologico
  • C. Ruini, F. Vescovelli, G. Strappato, F. Ottolini, E. Offidani (Bologna) – Il rapporto tra benessere psicologico e crescita posttraumatica in pazienti con tumore al seno
  • F Cosci, O. Bernini, C. Berrocal (Firenze, Pisa) – Il ruolo del benessere psicologico come predittore di malessere psicologico in un campione della popolazione generale

Simposio 2 – Psicologia Positiva e lavoro
Moderatori: M. Bassi (Milano), S. Gheno (Milano)

  • S. Gheno, ME. Magrin, (Milano) – Self-empowerment per promuovere la resilienza nelle organizzazioni
  • P. Gabola, O. Albanese, (Milano) – La sindrome del burnout negli insegnanti: possibili fattori di protezione per favorire il benessere
  • M. Di Bisceglie, P. Mencarelli, D. Margaritella, A. Delle Fave, (Milano) – La promozione del benessere lavorativo nel settore bancario: problemi e opportunità
  • E. Egiziano, A. Ridolfi, I. Kitergiata, R. Pernia, E Menon (Siena) – Il lavoro psicologico esperienziale per la promozione del benessere con un gruppo di infermieri di chirurgia e di ematologia

10,30 – 11,00 Coffee Break

11,00 – 11,30 Sessione Plenaria

  • A. Delle Fave (Milano): Le prospettive future della Psicologia Positiva

11,30 – 13,00 Sessione Plenaria – Moderatori: M. Fulcheri (Chieti), S. Grandi (Bologna)
Il ruolo della psicologia positiva nei contesti clinici

  • C. Rafanelli, S. Gostoli, R. Roncuzzi (Bologna) – La psicoterapia del benessere in ambito cardiologico
  • L. Sirri, S.Grandi (Bologna) – Benessere e disagio psicologico nel trapianto cardiaco
  • M. Bassi, N. Ferrario, G. Ba, A. Delle Fave, C. Viganò (Milano) – La psicologia positiva in riabilitazione psichiatrica: valutazione in tempo reale della qualità dell’esperienza dei pazienti
  • P. Steca, A.Greco , D. Monzani, R.Pozzi (Milano) – Le convinzioni di efficacia nei contesti della salute. L’esperienza dei pazienti e degli operatori
  • F. Orsucci, M.C. Verrocchio, C. Conti, M. Fulcheri (Londra, Chieti) – Prospettive di ricerca nel “recovery model” applicato a clinici e utenti

13,00 – 14,00 Lunch Break

14,00 – 15,00 Sessione Plenaria – Poster (con possibilità di domande agli autori)

15,00 – 16,30 Simposi in Parallelo

Simposio 3 – La realizzazione delle potenzialità dell’individuo in età anziana: Strategie e risorse individuali e sociali
Moderatore: P.E. Ricci Bitti (Bologna) – Discussant: C.Ryff (Madison, Wisconsin)

  • R Scortegagna (Padova) – Dalla vita lavorativa all’invecchiamento attivo
  • E. Rabaglietti, F. Candela, S.Ciairano, (Torino) – Stile di vita e interessi della popolazione anziana: il ruolo della salute e quello dell’apertura alle novità
  • M. Zambianchi, P.E. Ricci Bitti, (Bologna) – Influenza delle strategie proattive di coping sul benessere sociale e sulla progettualità di vita dell’anziano
  • R. Chattat, (Bologna) – Intervento sulla memoria dell’anziano

Simposio 4 – Psicologia positiva: interventi terapeutici e applicazioni
Moderatori: C. Berrocal (Pisa), R. Delle Chiaie (Roma)

  • E. Tomba, (Bologna) – La promozione del benessere nel trattamento dei problemi di coppia: dall’approccio McMaster alla Well-Being therapy
  • G. Goldwurm, (Milano) – Musicoterapia e benessere psicologico
  • E. Albieri, D. Visani, F.Ottolini, C.Ruini (Bologna) – L’ applicazione della Well-Being Therapy in età evolutiva
  • E.F.M. Riva, (Milano) – Psicologia positiva e psicoterapie psicodinamiche: l’utilizzo dell’esperienza di flow come strumento clinico

16,30 – 17,00 Sessione Plenaria

  • Chiusura lavori

17,00 – 17,30 Sessione Plenaria

  • Assemblea dei soci SIPP con elezioni per il rinnovo delle cariche sociali

Per maggiori informazioni: www.psicologia.unibo.it

Come affrontare l’ansia? c’è “Informansia”, la nuova training-app per iPhone

ottobre 23, 2010

 

Oggi voglio parlarvi di una particolare applicazione per l’iPhone chiamata “InformAnsia”, ideata da un team di psicologi e psicoterapeuti coordinato dai dottori Algeri e Mazzucchelli. Mi sembra un interessante esempio come, al giorno d’oggi, è importante mettere in campo un po’ di creatività e flessibilità per poter rendere spendibili nel mondo del lavoro le proprie competenze psicologiche. Sicuramente il legame psicologia e tecnologia oggi è molto forte e forse diventare “psicologi innovativi” può essere importante!
E attenzione..non serve avere doti tecnologiche particolari!Non non siamo ingegneri o informatici…ma possiamo collaborare con loro per rendere più accessibile il nostro lavoro agli utenti e perché no riuscire a trovare un modo alternativo per svolgere il nostro lavoro, in un mondo dove oramai la professione tradizionale è un po’ inaccessibile!

“lnformAnsia”, come detto, è la nuova training-app gratuita per iPhone.
Il programma ha l’obiettivo di aiutare a conoscere e migliorare il grado di gestione dell’ansia fornendo strategie e suggerimenti utili ad affrontare le più comuni situazioni ansiogene.

Il team guidato dal dott. Algeri aveva già creato, in passato, un’altra applicazione dal titolo “Genitori si diventa” che aveva avuto molta fortuna e in 3 mesi aveva totalizzato 4000 download attirando l’attenzione di carta stampata, del mondo accademico e scientifico.

Il nuovo programma è rivolto invece a chi (oggi giorno tanti!) soffre di ansia.
Il programma non vuole essere uno strumento valutativo o diagnostico della personalità, quanto piuttosto una opportunità di confronto e riflessione su quali atteggiamenti possono essere più o meno utili davanti a quanto ci spaventa e stressa.

Dopo i risultati incoraggianti di “Genitori si diventa” presentati all’Università degli Studi di Begamo – specifica Davide Algeri – abbiamo deciso di trattare il tema dell’ansia e dello stress perché sempre più diffuso tra la popolazione italiana. All’interno dell’applicazione ci siamo focalizzati più sul “come” fronteggiare l’ansia che sul “perchè”, poiché nella nostra esperienza abbiamo notato che spesso, chi soffre d’ansia, ha un forte bisogno di strumenti concreti per affrontarla.

Il programma non vuole essere uno strumento valutativo o diagnostico della personalità, quanto piuttosto una opportunità di confronto e riflessione su quali atteggiamenti possono essere più o meno utili davanti a quanto ci spaventa e stressa.

Come funziona? Sfruttando il principio dell’imparare giocando fornisce suggerimenti su come vivere l’ansia più serenamente utilizzando la forma del quiz, con domande a risposta multipla su alcune situazioni tipicamente ansiose per chi soffre di attacchi di panico, agorafobia, paura di parlare in pubblico, fobia sociale, e molte altre paure sempre più diffuse.
Nella schermata successiva gli esperti spiegano come mai una strategia comportamentale può essere più utile di altre, fornendo nozioni utili per farsi trovare preparati in quelle diverse situazioni ansiogene.
Alla fine di ogni trance da 10 domande, il programma indica la percentuale di comportamenti potenzialmente funzionali che è stata data. Il risultato non indica la presenza o meno di stati ansios, ma ha solo lo scopo di  informare la persona ansiosa su come riconoscere l’ansia e poterla affrontare al meglio.
Inoltre InformAnsia prevede due modalità di gioco: il training individuale o in coppia con amici e conoscenti, per interconnettere le persone su un dialogo inerente le diverse strategie adottabili a fronte delle medesime situazioni.

A conclusione del gioco, il bottone “Stop Ansia” permette di richiedere un consulto via mail gratuito agli esperti del team.

Con InformAnsia – continua Luca Mazzucchelli –  vogliamo diffondere e condividere informazioni e suggerimenti utili a riflettere sulle diverse strategie adottabili nei casi di eccessiva ansia, incrementando il benessere delle persone.

Per informazioni: www.davidealgeri.com


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