Posts Tagged ‘Depressione’

“Trauma”: un libro intenso, nel profondo delle menti colpite dai traumi.

ottobre 18, 2013

trauma

Mi svegliai con un sussulto, sudato, tremante, senza fiato. Mi sembrava di soffocare. Era un orrore che conoscevo, quello di vedere il cadavere come se fosse la prima volta. È questo il trauma. L’evento sta sempre accadendo ORA, nel PRESENTE, per la PRIMA VOLTA.

 “Trauma” è un libro mozzafiato, per la capacità stilistica, la trama, la suspance che riesce a suscitare e il vero substrato psicologico che lo circonda.

È la storia di uno psichiatra, un professionista che ha come obiettivo quello di entrare e indagare le menti degli altri per curarle, ma a cui verrà più volte rinfacciato di voler sapere troppo. È la storia di una persona fragile, che nascondendosi dietro la sua professione nega e reprime i traumi del suo passato che riemergono però continuamente.

È un libro sul disturbo post-traumatica da stress, sui suoi sintomi, sulla sua difficoltà ad essere curato e sulle conseguenze a cui può portare. Che siano dovuti alla guerra, ai sensi di colpa o a esperienze vissute da bambino il trauma riemerge sempre, primo o poi, in un modo o nell’altro.

È il libro che parla di Charlie Weir, figlio di una madre depressa che annega i dispiaceri nell’alcol e di un padre fragile che abbandona la famiglia per evitare di affrontare la moglie. Figlio che, nonostante l’inspiegabile rancore e “odio” che la madre prova per lui, resta legato all’idea che lei abbia bisogno di lui e lui debba necessariamente starle accanto.

È anche il racconto di un rapporto difficile tra due fratelli che si rinfacciano a vicenda episodi del passato.

E poi è il racconto di una storia d’amore, anzi di due storie, entrambe condizionate dall’incapacità del protagonista di entrare nel profondo dei proprio traumi come sa fare con gli altri e della sua tendenza ad attrarre a sé solo persone di un certo tipo.

In mezzo un suicidio, storie di sensi di colpa e esperienze di guerra, tradimenti e distacco dalle emozioni.
Alla fine Charlie non regge più: la fine dei suoi amori, la solitudine, la depressione e quel trauma che riemerge, quella notte della sua infanzia che lo segnerà per tutta la vita. E quella voglia di porre fine a tutto, placata solo dal pensiero della figlia Cassie.

È un libro veramente intenso, ricco, scritto con maestria, che ti prende e fa trattenere il fiato, che nel finale non ti lascia la forza di smettere di leggerlo.
È un vero romanzo psicologico, dove i termini, i ragionamenti e le emozioni sono tipici di uno psicologo, ma che nello stesso tempo apre a tutti i lettori al fantastico mondo della mente umana.

 

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Curare la depressione via Internet. Possibile?

ottobre 2, 2011

Le vacanze sono finite ed è ora di tornare al lavoro!In realtà le vacanze non è che siano mai iniziate veramente….la stesura della tesi occupa praticamente tutte le mie giornate da giungo a questa parte ma manca poco!
Mi scuso con tutti i lettori più o meno assidui per la mancanza di articoli negli utlimi mesi…ancora fino a dicembre  purtroppo sarà così perché il lavoro da fare è tanto e il tempo poco! 🙂
Ma quando riesco sbricio un po’ su Internet tra le utlime notizie e oggi ho trovato un articolo che ha attirato la mia attenzione…

Svezia. Curare la depressione via Internet è possibile, anzi, forse  anche più efficace. È questa l’idea proposta da Holländare Fredrik all’interno di una tesi di dottorato allaSchool of Health and Medical Science” dell’Università di Orebro.

Lo psicologo ha analizzato gli effetti della terapia cognitivo-comportamentale mediata da Internet sia sui soggetti con depressione in corso, sia nelle situazioni di prevenzione delle ricadute.
E i risultati sono inaspettati: solo il 10% dei pazienti in cura con una terapia cognitivo-comportamentale accessibile sulla Rete ha avuto una ricaduta e ha sperimentato nuovi episodi depressivi, contro il 38% dei soggetti del gruppo di controllo che hanno seguito una tradizionale terapia faccia a faccia.

Holländare Fredrik sottolinea che lo scopo del trattamento accessibile su Internet non è quello di sostituire la terapia tradizionale. L’idea, però, è che tal metodo possa essere una buona alternativa per molte persone, dal momento che permette di scegliere più liberamente luogo e ora della seduta.
Sicuramente i vantaggi della terapia sono molteplici: maggiore comodità per i pazienti e disponibilità di un tempo maggior per poter colloquiare con il proprio psicoterapeuta. Infatti, a differenza delle sedute tradizionali, che non durano mai più di 45 minuti, la terapia via Internet può durare anche 2 ore o 2 ore e mezza per cicli di 10-15 settimane.
Inoltre, formando operatori specializzati in questa tecnica, a livello ipotetico in futuro si potrebbero aiutare più del quadruplo dei pazienti curati oggi.

Come mai questa terapia sembra funzionare? L’idea è che nella CBT ciò che conta non è il terapeuta come individuo, quanto i principi e le indicazioni pratiche che essi forniscono. E questi possono essere trasmessi con modalità molto diverse.

La depressione è ancora oggi una delle difficoltà psicologiche più diffuse e più difficili da gestire. Se la ricerca e gli studi in questo campo evolvono ciò non fa che aumentare le possibilità di arrivare a curare e prevenire veramente nel modo adeguato la depressione.
Forse questo metodo non sarà adatto a tutti, ma non è da sottovalutare l’intuizione che l’autore ha avuto: più trattamenti diversi esistono, in termini di tempi e modalità, maggiore sarà la possibilità di trovare il trattamento più adeguato per il nostro paziente!

Gli psicofarmaci più diffusi (4): gli stabilizzatori dell’umore contro le oscillazioni tra mania e depressione

marzo 21, 2011

quasicasa

L’ultima categoria di farmaci che prendiamo in considerazione sono gli stabilizzatori dell’umore. Anch’essi possono essere inclusi nella macrocategoria degli antidepressivi ma hanno lo scopo di ridurre i sintomi di soggetti affetti da disturbo bipolare e regolarizzare le oscillazioni patologiche tra mania e depressione.

Il primo stabilizzatore ad essere scoperto è stato il litio, individuato, per caso, da Cade nel 1817. Tale sostanza, utilizzata per la cura della gotta e per pazienti con ipertiroidismo e ipotiroidismo, inizia ad essere utilizzata con pazienti con psicosi maniaco-depressive da quando lo stesso Cade si accorge di una certa analogie tra le due categorie di patologie.
Si tratta di un catione che modifica la fisiologia delle membrane cellulari attraverso un’alterazione degli scambi Na e K ed  utilizzato soprattutto per episodi acuti maniacali, per la prevenzione recidive maniacali e depressive nel disturbo bipolare e per la cura di forme depressive resistenti all’azione antidepressiva.
Importante sottolineare che il litio ha un range terapeutico (da 0.6 a 1.2 mEq/l) al di là del quale la sostanza ha gravi effetti tossici.
Altri stabilizzatori dell’umore sono la carbamazepina e il sodio valproato inizialmente usati come epilettici e oggi utilizzati negli stessi casi del litio.
Infine, vi  è la lamotrigina spesso utilizzato come anticonvulsionante, ma anche per la cura della depressione bipolare e per le recidive depressive e maniacali dei pazienti con disturbo bipolare

Tutti questi farmaci presentano numerosi e importanti effetti collaterali. Il litio, in particolare, può portare a diarrea, aumento della diuresi, diabete e ipotiroidismo; la carbamazepina può generare effetti neurologici e un aumento transaminasi; il sodio valproato causa tremori, senso di sedazione e la lamotrigina sintomi simil influenzali.
Più gravi, ovviamente, sono gli effetti tossici, rilevanti però solo per il litio. Come detto esso, al superamento del range terapeutico, può comportare convulsioni, tremori, alterazioni fisiologiche e può portare anche al coma.

 

 

 

Gli psicofarmaci più diffusi (3): gli antidepressivi contro i disturbi dell’umore

marzo 13, 2011

ANTIDEPRESSIVI

Gli antidepressivi sono i farmaci più utilizzati nella cura dei disturbi dell’umore (disturbi psichiatrici che hanno come sintomo centrale l’alterazione dell’umore). Le alterazioni d’umore possono essere a livello di deflessione del tono, depressione o esaltazione del tono, mania.

L’effetto atteso di tali farmaci è la normalizzazione (stimolazione) della trasmissione di alcuni neurotrasmettitori che si ritiene alterata in alcuni gravi disturbi affettivi e ansiosi. In particolare si ritiene che la depressione sia in parte determinata dalla ridotta presenza di serotonina e noradrenalina.
Le sostanze antidepressive agiscono a diversi livelli: bloccando il recettore pre-sinaptico, inibendo la ricaptazione sinaptica del neurotrasmettitore e gli enzimi catabolizzanti gli stessi e regolando i recettori post-sinaptici.
Essi sono usati principalmente contro disturbi e episodi depressivi, ma anche per disturbi ossessivi compulsivi e attacchi di panico.

Gli antidepressivi vengono divisi in un gran numero di classi diverse, ma ilr aggruppamento principale avviene suddividendo farmaci di prima e di seconda generazione.
Della prima generazione fanno parte principalmente i triciclici, così chiamati per la struttura ciclica,a 3 anelli. Essi agiscono principalmente su noradrenalina e serotonina e hanno un ampio spettro di azione, ma anche un maggior numero di effetti collaterali.
Della seconda generazione fanno aprte invece 6 diversi tipi di antidepressivi: gli IMAO, gli eterociclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (SNRI), gli inibitori della ricaptazione della noradrenalina (NaRI) e gli antidepressivi noradrenergici e selettivi setoroninergici  (NaSSa)

In generale tali farmaci risultano avere tutti diversi effetti collaterali che tendono però ad attenuarsi nel corso del trattamento e, come detto, sono più numerosi e resistenti negli antidepressivi di prima generazione.
Nel caso dei triciclici essi possono riguardare il sistema cardiovascolare e aspetti neurologici e vegetativi; possono inoltre causare deliri, sonnolenza e sedazione. Gli SSRI generano, invece, più problemi a livello gastrointestinale, psichico e sessuale.
Va tenuto conto del fatto che, a dosi eccessive, tutte queste sostanze possono creare effetti tossici, condurre al coma e portare alla cosiddetta sindrome serotoninergica dovuta all’ eccessivo potenziamento della trasmissione della serotonina (tremori, ipertensione..).

“In bilico”: la prevenzione per la salute mentale, Novara 20 novembre 2010

novembre 18, 2010

Sabato 20 novembre presso la Facoltà di Economia di Novara, si terrà un interessante evento dal titolo “In bilico” che ha l’obiettivo di trattare il tema generale e molto ampio della salute mentale.

Il titolo rimanda facilmente all’idea di instabilità e “perdita di equilibrio”, quel sentimento che si prova ogniqualvolta si affronta un cambiamento, un particolare momento della vita sia esso positivo o negativo, una condizione che potrebbe anche sfociare in un problema psicologico più serio.

Il tema della salute mentale, nella nostra epoca e nel nostro contesto culturale, è un tema di primaria importanza. Come dichiara l’Organizzaazione Mondiale della Sanità “NON C’E’ SALUTE SENZA SALUTE MENTALE” ed è ora di eliminare tutti i pregiudizi e le diffidenze che ruotano intorno a questo problema che finiscono per far passare come limite e non accettare la fragilità insita nell’essere umano.

È per questo che conoscere è, a mio parere, il primo passo da fare, necessario per capire, accettare e poter aiutare chi si trova in difficoltà, senza giudicare e far sentire “diversi” gli altri.

E non basta conoscere cosa è la depressione. Serve prendere coscienza che trovarsi in situazioni problematiche,soprattutto a seguito di esperienze dolorose o frustranti è del tutto normale, ma serve anche lavorare e capire cosa è il benessere e come può essere raggiunto in diversi contesti della nostra vita quotidiana.

Ecco quindi un ottimo mix di interventi che ha il pregio proprio di toccare argomenti così diversi, ma nello stesso tempo così legati!

L’ingresso è gratuito, ma è consigliato iscriversi.
Secondo me se c’è un minimo di interesse o anche solo curiosità ne vale la pena!!

Per il programma: cliccare qui
Per iscrizioni on-line: cliccare qui
Per la scheda di iscrizione: cliccare qui
Per maggiori informazioni: cliccare qui

La “ruota dei colori”: qual è il colore del tuo umore?

aprile 12, 2010

A differenza di altre discipline (come la fisica) la psicologia ha da sempre la peculiarità di studiare l’esperienza come dipendente dal soggetto esperiente.
In questo modo, ad esempio, il nostro umore può avere effetti sul modo con cui percepiamo la valenza emotiva di una situazione e la rappresentiamo mentalmente e visivamente.
Ma il nostro umore può “colorare” i nostri pensieri?

Un gruppo di ricerca guidato da Peter Whorwell, docente di medicina presso l’Università di Manchester, nel Regno Unito, ha ideato una “ruota dei colori”, uno strumento che permette di identificare e quantificare alcuni stati affettivi, in soggetti normali, ansiosi e depressi.
La ruota, definita “The Manchester Colour Wheel” comprende bianco e nero (con sfumature fino al grigio) e quattro tonalità di rosso, arancione, giallo, verde, blu, viola, marrone e rosa.

La ricerca è stata condotta su un campione di soggetti adulti sani (105 volontari con stabile tono dell’umore) di indicare qai quali è stato chiesto di definire quale colore li attirasse maggiormente, quale fosse il preferito e infine quale colore avrebbero usato per descrivere lo stato d’animo in quel preciso momento. Le stesse domande sono state sottoposte, in seguito, ad un gruppo composto da 108 soggetti ansiosi e ad un campione formato da 110 individui depressi, identificati preventivamente in base alle risposte ad un questionario.
I risultati, pubblicati sulla rivista ad accesso libero “BMC Medical Research Methodology”, mostrano che la maggior parte dei volontari sani che degli ansiosi e dei depressi indica il giallo come colore che li attrae di più, il blu come colore preferito, mentre una significativa differenza riguarda la scelta del colore che riflette lo stato emotivo del momento: i soggetti sani usualmente scelgono il giallo, mentre ansiosi e depressi selezionano il grigio.

Il gruppo di ricerca ritiene che la ruota dei colori possa costituire un metodo semplice e riproducibile per valutare la presenza di disturbi depressivi nei bambini o in soggetti con difficoltà di comunicazione a livello verbale, anche se necessita di ulteriori prove di validazione nei bambini ed in individui appartenenti a diversi gruppi etnici.
Ma bisogna fare attenzione: serve tenere conto la scelta dei colori può essere influenzata anche dalla cultura di appartenenza.

Obesità e disturbi mentali: un legame che esiste e va affrontato

aprile 9, 2010

Legame tra obesità e disturbi mentali? Anche a livello di psicologia ingenua forse qualcuno di voi si è  reso conto di come le discriminazioni e la perdita di autostima dovuta ai chili di troppo potrebbero essere predittori di qualche disagio psicologico. Ma forse i medici dovrebbero tenerne maggiormente conto.

È quanto sostiene Evan Atlantis in un editoriale pubblicato sul British Medical Journal (Atlantis E., Obesity and depression or anxiety, BMJ, Oct. 2009)

Atlantis suffraga le ipotesi di un “rischio a due vie tra obesità e disturbi mentali comuni”. Partendo da uno studio condotto da Mika Kivimäki e colleghi dello University College di Londra (Kivimaki M et al., Common mental disorder and obesity: insight from four repeat measures over 19 years: prospective Whitehall II cohort study, BMJ, Oct. 2009), egli sottolinea infatti che

a fini non solo preventivi ma anche di una terapia efficace, è necessario comprendere meglio i meccanismi per l’apparente rischio bidirezionale tra obesità e disturbi mentali comuni. Nonostante siano aspetti largamente trascurati, numerosi fattori psicosociali, fisiologici e legati allo stile di vita possono essere coinvolti nella complessa inter-relazione tra obesità e disturbi mentali.

Le persone obese, specialmente coloro che si percepiscono in sovrappeso, spesso vivono situazioni di stigma e di discriminazione legate a questo problema, con conseguente abbassamento dell’autostima e crescente senso di colpa. L’obesità risulta generalmente associata a condizioni socioeconomiche di basso livello, oltre che alla scarsa attività fisica praticata: entrambi i fattori sono forti predittori di depressione.
L’obesità può, inoltre, diventare una condizione cronica di stress causando disfunzioni fisiologiche significative che possono predisporre le persone a stati depressivi e alla sintomatologia a essi connessa. Una ridotta attività fisica e una assunzione eccessiva di cibo, in particolare alimenti ricchi di grassi e zuccheri per migliorare lo stato dell’umore, sono comuni tra i pazienti depressi e ansiosi. L’attivazione del sistema endocannabinoide, che aumenta l’appetito e può allo stesso tempo alleviare la depressione, sembra rinforzare questo comportamento.
Secondo Atlantis

i pazienti che presentano sintomi di disturbi mentali comuni dovrebbero ricevere dal proprio medico anche una valutazione del rischio di obesità e delle patologie croniche correlate, e viceversa. Un approccio multidisciplinare finalizzato alla promozione di uno stile di vita sano è decisiva

Tratto da: brainfactor.it

Stress da lavoro? 40 milioni le persone colpite

marzo 30, 2010

I grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, oltre a portare un profondo mutamento dell’organizzazione di esso, hanno introdotto anche nuovi rischi, come lo sviluppo di disagi di tipo fisico, ma soprattutto psicologico, come lo stress.

Lo stress da lavoro è la causa di malattia riferita più frequentemente dai lavoratori e colpisce oltre 40 milioni di persone nell’Unione europea, ovvero il 22% della popolazione attiva.
Dagli studi condotti dall’Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro)  emerge che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse e’ riconducibile allo stress.
Si tratta di un problema  anche economico. E’ stato stimato che il costo relativo allo stress lavoro-correlato e’ di 20 miliardi di euro annui.

Sono molti gli studi condotti riguardo questo tema. Uno dei più recenti, condotto dall’European Heart Journal ha stimato che il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide direttamente sull’economia europea con un dispendio pari a 44 miliardi di euro e indirettamente, in termini di calo di produttivita’, con una perdita pari a 77 miliardi di euro.
La ricerca nel settore ha mostrato, inoltre, che le cause dello stress lavoro-correlato sono molteplici, ma riconducibili principalmente ad uno squilibrio percepito tra gli impegni che l’ambiente fisico e sociale impone di fronteggiare e la propria capacita’ (percepita) di affrontarli. Esso è associato alla tipologia di professione, all’organizzazione del lavoro ed al modo in cui sono gestite le risorse umane nel contesto lavorativo.

Come ha spiegato Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro Ispesl, in Italia

sono soggette a stress da lavoro categorie tradizionali come le professioni sanitarie, gli insegnanti, e le Forze dell’ordine, anche se di fronte alla frammentazione del mondo del lavoro rimangono coinvolti anche molti lavoratori precari e flessibili e gli over 45.

Per tutti questi soggetti:

il rischio maggiore, oltre ad una serie di disturbi di carattere psicosociale, che spesso portano ad un utilizzo crescente di psicofarmaci, è rappresentato da quelle malattie che poi correlate passano alla fase della somatizzazione, come ad esempio i disturbi gastrointestinali o cardiovascolari.

Partendo da questi dati così preoccupanti l’Ispesl, in collaborazione con l’Agenzia Europea per la Sicurezza e Salute sul Lavoro,  ha organizzato la nona Conferenza Europea dell’Accademia della Psicologia del Lavoro. Tre diversi momenti di incontro, 29-31 marzo, per riflettere sulla gestione dei rischi psicosociali in Italia e in Europa.

Traffic stress disorder: lo stress da traffico. Un italiano su due ne è vittima!

marzo 23, 2010

Passare troppo tempo in macchina fa male alla salute. Perché? Oltre all’inquinamento, al rischio per la salute e all’incolumità fisica si aggiunge ora un nuovo problema: lo stress da traffico.

Moxon definisce questa condizione come “Traffic stress disorder”, una forma di ansia psicologica che si manifesta nelle vittime del traffico tentacolare e che colpisce uomini e donne che sono costretti ogni giorno a trascorrere molto tempo in macchina. Si tratta di un vero disturbo psichiatrico. All’inizio possono presentarsi  aumento del battito cardiaco, cefalea, sudorazione delle mani, ma col tempo subentrano disturbi più debilitanti come nausea, confusione e crampi allo stomaco. A lungo andare la sindrome predispone a problemi più seri comprendenti aumento del livello di aggressività, ansia, depressione, disturbi sessuali.
Una recente ricerca realizzata su 1.972 automobilisti britannici per Direct Line (compagnia di assicurazione diretta del Gruppo Royal Bank of Scotland) da YouGoy, in collaborazione con lo stesso Moxon svela come in Gran Bretagna un automobilista su tre soffre di Traffic Stress Sindrome.

Ma a quanto sembra in Italia la situazione è anche peggiore: una ricerca dell’ Istat dimostra che un automobilista su due ha disturbi psico-fisici, equivalenti a quelli dello studio inglese.
In particolare, secondo i dati Istat il Lazio è la regione a maggior rischio: nella regione sono coinvolti oltre 360mila automobilisti, dei quali ben 291mila nella sola capitale. A seguire troviamo la Campania, il Veneto e la Lombardia. Ciò che genera più stress nel nostro paese è la questione parcheggi: delle 2 ore medie al giorno di utilizzo della macchina, almeno 25-30 minuti sono ‘sprecati’ nella ricerca del parcheggio
La ricerca mostra come nel 20% dei casi si ha aumento del battito cardiaco, nel 19% mal di testa e nel12% sudorazione delle mani. Molti soggetti sentono crescere l’ aggressività o avvertono la depressione. Come fa notare la dottoressa Beringheli:

Le risposte dell’ organismo allo stress sono diverse. Quando l’ organismo sente lo stress come prima reazione l’ accantona. La psiche ci porta a concentrare l’ attenzione per esempio sulla guida o ci dirotta all’ ascolto della musica. Se la situazione continua l’ organismo mette in campo il sistema endocrino, quello neurovegetativo e quello immunitario per difendersi. Ma se lo stress aumenta ancora l’ organismo si “esaurisce”, e risponde con i sintomi citati da Moxon e, a posteriori, con altri come l’ insonnia, il panico che ci insegue senza una ragione, la memoria che ci tradisce, e la sessualità che ne esce penalizzata.

Quali sono le conseguenze? Perdita di concentrazione e guida pericolosa legate alla sindromeche hanno causato più di 2 milioni di incidenti nel 2004 in Gran Bretagna.
Soluzioni? Poche. Lasciare l’automobile a casa il più possibile oppure iniziare a introdurre lo psicologo nelle scuole guida per preparare i futuri automobilisti ai rischi della Tss.

E non a caso oggi la psicologia del traffico è uno degli ambiti in maggiore crescita…

Non restare nel buio!lascia che qualcuno ti accenda la luce… Creazione di un artefatto intermodale per la prevenzione della depressione

marzo 10, 2010

Oggi voglio pubblicare e farvi vedere un video che ho creato, insieme a una mia comapgna, all’interno del corso di Comunicazione per il benessere, all’università.

si tratta di uno spot, di una pubblicità progresso sul tema della prevenzione di malattie. Avevamo il compito di definire il target, le intenzioni, i contenuti e tutti gli elementi di realizzazione.

Ecco il risultato! Niente di eccezionale a livello tecnico…ma speriamo che il messaggio arrivi!

L’oggetto dello spot realizzato è la depressione, come forma di disagio psicologico che colpisce, oggi, una vasta fetta di popolazione, soprattutto giovanile.

La campagna pubblicitaria si inserisce così all’interno dell’ambito della prevenzione contro malattie e forme di disagio, al fine di sensibilizzare la popolazione a questo problema, per arginare il dilagare di questa patologia e, in particolare, per diminuire la sua incidenza tra i giovani. Per fare questo lo spot non pone l’attenzione sulla descrizione dei sintomi, sulle modalità attraverso le quali la persona può guarire o sulle associazioni alle quali può rivolgersi per essere aiutata, ma si focalizza sulla presa di consapevolezza che fa nascere nei fruitori la volontà di chiedere aiuto.
L’obiettivo di base, in termini di benessere, è, quindi, quello di far scaturire il desiderio di essere aiutati, spingendo i soggetti a cercare e richiedere un aiuto. Si tratterebbe quindi di una sorta di potenziamento dell’autoefficacia dei soggetti colpiti da questa patologia.

Ad un altro livello lo spot si propone anche di sviluppare un senso di responsabilità all’attenzione e al sostegno nelle persone che si trovano a vivere a contatto con soggetti che manifestano i sintomi di questo disagio.

Per quanto riguarda la gerarchia intenzionale alla base dello spot sono state individuate le seguenti intenzioni comunicative:

  • presa di consapevolezza nei soggetti che presentano i sintomi di una depressione della possibilità di ricevere un aiuto concreto
  • spinta a ricercare l’aiuto, potenziando l’autoefficacia e la forza di volontà
  • sensibilizzare la popolazione a offrire sostegno e aiuto alle persone che manifestano il disagio
  • porre in contrasto la quotidianità e la normalità di una vita serena e ottimista (luce) alla situazione di depressione e mancanza di interesse per la vita (buio)
  • favorire l’identificazione percettiva del soggetto utilizzando la tecnica del “point of view shot” e mostrando al fruitore il mondo come visto dagli occhi del protagonista
  • favorire il coinvolgimento e l’immersività: rendere lo spot facilmente fruibile e con impatto a livello emotivo
  • emozionabilità: far nascere sintonizzazione emotiva e empatia
  • memorabilità: creare una struttura narrativa semplice e facilmente fruibile a livello cognitivo e inserire un elemento (contrasto luce/buio) che colpisca e venga ricordato
  • creare una sinergia tra codici diversi al fine di rendere maggiormente efficace l’espressione del significato

Identificando 2 intenzioni comunicative diverse alla base dello spot (la spinta a chiedere aiuto e la disponibilità ad aiutare) è possibile suddividere il target di riferimento in due macrogruppi:

  • i soggetti che si trovano a vivere sintomi tipici della depressione, sia in una fase iniziale che in una fase di disagio più avanzato
  • la popolazione generale e, in particolare, chi si trova a vivere a contatto con soggetti che manifestano questo problema o mostrano sintomi che potrebbero indurre a ipotizzare il possibile sviluppo della patologia

In generale lo spot sarebbe rivolto principalmente ad un target giovanile, porzione di popolazione oggi maggiormente a rischio.


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