Posts Tagged ‘Disturbi alimentari’

Israele. Una legge contro l’Anoressia in passerella

febbraio 7, 2013

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Israele. Dal 1 gennaio 2013 modelle e modelli con indice di massa corporea (BMI) inferiore ai 18,5 non potranno più sfilare né posare per le pubblicità. Si tratta del primo stato a varare una legge del genere con l’obiettivo di combattere l’anoressia e proteggere le ragazze dall’idealizzazione della magrezza, ragazze che in Israele soffrono di gravi disturbi alimentari con un incidenza del 2%.

Il BMI è un rapporto tra peso e altezza che permette di identificare al di là di quale livello si può parlare di patologia riguardo il peso, sia nel senso di un eccessivo sottopeso sia di una eccessiva obesità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) parla di sottopeso (2,9% della popolazione) al di sotto di un BMI di 18,5, mentre al di sotto dei 16 di grave magrezza con rischio di morte (0,4%).
Per capire meglio cosa si intenda per un BMI inferiore a 18,5 si può dire per esempio che una modella alta 1 metro e 72 non potrà pesare meno di 54 chili per la legge israeliana.

Con questa legge per poter lavorare, i modelli devono esibire un certificato medico degli ultimi 3 mesi che attesti un Indice di Massa Corporea non inferiore al 18,5. I trasgressori potranno essere citati in giudizio da persone affette da un Disturbo dell’Alimentazione o dai loro parenti, soprattutto in caso di decesso (5% dei casi di Anoressia).
Inoltre chi pubblica le immagini pubblicitarie dovrà rivelare se sono state alterate per fare sembrare più magri i soggetti. Le compagnie pubblicitarie che violano le norme possono essere denunciate (dagli stessi cittadini) e multate.

Le polemiche non mancano. Alcuni operatori della moda e modelli sostengono che si può essere “sani” anche con BMI inferiore a 18,5.
La top model Alisa Gourari (altezza 1,80, peso 55 kg) protesta: il suo indice è assolutamente al di sotto da quello che prevede la legge, ha cercato di aumentare di peso senza mai riuscirci e ora non potrà più lavorare nel suo paese.

Finalmente una legge che combatte veramente l’anoressia o un eccessivo limite?

Dove sta il confine?

La drunkoressia: digiunare per poter bere

gennaio 15, 2011

Ogni tanto stupisce proprio come i giovani di oggi abbaino creatività e inventiva nel crearsi nuovi modi per distruggersi e farsi del male…se almeno incanalassero questa fantasia in altro di più salutare…

Dopo l’anoressia e la bulimia (purtroppo sempre più in diffusione e “figlie del nostro tempo”) nasce tra i ragazzi la drunkoressia (termine coniato dai giornalisti del “New York Times” anche se non ancora riconosciuto dalla medicina ufficiale).
Si tratta in sostanza di astinenza dal cibo per potersi permettere l’abbuffata alcolica. È spesso accompagnata dall’anoressia vera e propria proprio perché le ragazze “malate di dieta” sanno benissimo che cocktail alcolici hanno calorie..e tante!Allora meglio non mangiare, ma non rinunciare ad una serata tra amici.
L’alcol disinibisce e facilita le relazioni sociali. Oltre a dimagrire, infatti, per queste ragazze l’obiettivo è quello di farsi accettare dal gruppo dei pari, in particolare i maschi la cui assunzione di alcolici è legata al divertimento ed alle emozioni.
La volontà di dimagrire, quindi, non è fine a sé stessa, ma è strumentale all’assunzione di alcol. Inoltre, a vantaggio di queste ragazze, c’è il fatto che l’alcol, grazie alla relativo contenuto di zuccheri, procura un senso di sazietà che permette di non avvertire la fame.

Negli USA questo tipo di patologia è stata identificata già un paio di anni fa.
Secondo uno studio citato sulla Fox tv il 30 per cento delle ragazze americane in età di college – quasi una su tre – è pronta a ridurre drasticamente quanto mettono sul piatto pur di poter bere liberamente la sera con gli amici.

Come per anoressia e bulimia le conseguenze sulla salute sono gravissime: squlibri elettrolitici, patologie renali, neurologiche, cardiovascolari, amenorrea, ulcere dell’esofago e problemi al cavo orale. Ad essi si aggiungono gli effetti causati direttamente dall’alcol: patologie del cavo orale e dell’esofago, disturbi dell’apparato gastro-intestinale, patologie epatiche.

Le donne e la costante paura di ingrassare…

aprile 22, 2010

Che le donne abbiano timore di ingrassare e siano sempre attente alla linea, anche quando sono magre, è senso comune. Siamo anche abituati a pensare che le signore provino rabbia verso quelle più magre di loro e si sentano meglio quando vedono una persona più grassa. Non è così.
Al contrario, vedere una donna obesa peggiora il nostro umore e la nostra autostima.

Uno studio dell’America’s Brigham Young University, pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences, sostiene che nelle donne, vedere una persona grassa crea sentimenti di tristezza, di infelicità e di disgusto per se stesse.
Questo non accade solo alle donne con disturbi alimentari, ma anche alle signore perfettamente in forma, rilevando così una costante preoccupazione di fondo per il peso. Questo stesso fenomeno non è stato riscontrato negli uomini, i quali sembrano essere indifferenti al peso corporeo dei loro simili.

Le emozioni delle donne sono state “misurate” con la risonanza magnetica, effettuata mentre ai soggetti sperimentali venivano mostrate immagini di persone sconosciute. Quando alle donne venivano mostrate immagini di persone del sesso femminile in sovrappeso, si attivavano le parti del cervello legate ai processi di identità e alla riflessione sul sè. Negli uomini, al contrario, non si rilevava una simile reazione. “Queste donne non hanno mai sofferto di disturbi alimentari”, ha affermato Mark Allen, neuroscienziato e principale autore dello studio. “Eppure, sono risultate preoccupate di ingrassare”.

Le donne, dunque, anche quelle magre e non sofferenti di un disturbo alimentare, si sentono sempre sotto pressione rispetto al peso. E quando guardano una donna grassa non gongolano: al contrario, cominciano a pensare al proprio peso e si svalutano, ricordando i proprio difetti fisici e amplificandoli.

Tratto da: www.psicozoo.it

Obesità e disturbi mentali: un legame che esiste e va affrontato

aprile 9, 2010

Legame tra obesità e disturbi mentali? Anche a livello di psicologia ingenua forse qualcuno di voi si è  reso conto di come le discriminazioni e la perdita di autostima dovuta ai chili di troppo potrebbero essere predittori di qualche disagio psicologico. Ma forse i medici dovrebbero tenerne maggiormente conto.

È quanto sostiene Evan Atlantis in un editoriale pubblicato sul British Medical Journal (Atlantis E., Obesity and depression or anxiety, BMJ, Oct. 2009)

Atlantis suffraga le ipotesi di un “rischio a due vie tra obesità e disturbi mentali comuni”. Partendo da uno studio condotto da Mika Kivimäki e colleghi dello University College di Londra (Kivimaki M et al., Common mental disorder and obesity: insight from four repeat measures over 19 years: prospective Whitehall II cohort study, BMJ, Oct. 2009), egli sottolinea infatti che

a fini non solo preventivi ma anche di una terapia efficace, è necessario comprendere meglio i meccanismi per l’apparente rischio bidirezionale tra obesità e disturbi mentali comuni. Nonostante siano aspetti largamente trascurati, numerosi fattori psicosociali, fisiologici e legati allo stile di vita possono essere coinvolti nella complessa inter-relazione tra obesità e disturbi mentali.

Le persone obese, specialmente coloro che si percepiscono in sovrappeso, spesso vivono situazioni di stigma e di discriminazione legate a questo problema, con conseguente abbassamento dell’autostima e crescente senso di colpa. L’obesità risulta generalmente associata a condizioni socioeconomiche di basso livello, oltre che alla scarsa attività fisica praticata: entrambi i fattori sono forti predittori di depressione.
L’obesità può, inoltre, diventare una condizione cronica di stress causando disfunzioni fisiologiche significative che possono predisporre le persone a stati depressivi e alla sintomatologia a essi connessa. Una ridotta attività fisica e una assunzione eccessiva di cibo, in particolare alimenti ricchi di grassi e zuccheri per migliorare lo stato dell’umore, sono comuni tra i pazienti depressi e ansiosi. L’attivazione del sistema endocannabinoide, che aumenta l’appetito e può allo stesso tempo alleviare la depressione, sembra rinforzare questo comportamento.
Secondo Atlantis

i pazienti che presentano sintomi di disturbi mentali comuni dovrebbero ricevere dal proprio medico anche una valutazione del rischio di obesità e delle patologie croniche correlate, e viceversa. Un approccio multidisciplinare finalizzato alla promozione di uno stile di vita sano è decisiva

Tratto da: brainfactor.it

La visnoressia: il distrurbo alimentare che colpisce gli uomini

febbraio 24, 2010

Si chiama visnoressia e non è altro che l’anoressia che colpisce gli uomini. Questa malattia, insieme alla bulimia, è quasi sempre associata esclusivamente al sesso femminile, ma in realtà riguarda, anche se in minima parte, anche gli uomini. Secondo gli esperti su 10 casi di anoressia, almeno uno riguarda un uomo, mentre la media è di uno su 20 per quanto riguarda la bulimia.La visnoressia però non si manifesta nello stesso modo dell’anoressia. Se infatti una ragazza anoressica si vede sempre grassa anche se sottopeso, e finisce col non mangiare fino a stare male, in un uomo è molto raro che questa condizione si verifichi. La poca stima in sè stessi si verifica con un eccessivo ricorso ai muscoli. Spesso un visnoressico si iscrive in palestra e comincia a fare esercizi, ma portandoli all’eccesso, ed in molti casi ricorrendo anche ad anabolizzanti o altri prodotti che servono per gonfiare la massa muscolare. Questo avviene perché il ragazzo si sente più protetto dentro questa sorta di “guscio”, e riesce a mascherare le proprie insicurezze ed il proprio problema psicologico.
Differente dalle donne è anche l’età di insorgenza: se per esse l’anoressia si manifesta, nella maggior parte dei casi, tra i 14 anni e mezzo e i 18, la visnoressia è più probabile tra i 16 e i 20 anni, ma può comparire anche fino ai 27.
Come per l’anoressia alla base del problema ci sono i fattori sociali e familiari che tendono a far sentire inadeguata una persona, ma non vengono esclusi anche alcuni fattori ereditari.

Non esiste una cura universale efficace in quanto ogni paziente va seguito personalmente per indagare quali sono i fattori alla base del problema.
Questo qudro si aggrava, dal punto di vista psicologico e dell’identità, in quanto queste patologie sono spesso associate a comportamenti “tipicamente femminili” e per questo motivo, spesso, i ragazzi visnoressici sono etichettati come gay.
In realtà secondo il professore Giovanni Spera, ordinario di medicina interna dell’Università la Sapienza e membro del consiglio direttivo della società italiana per i disturbi alimentari, invece, non si può pensare che queste persone abbiano questi problemi solo perché gay, ma possono essere semplicemente degli etero più sensibili e più fragili di altri.
Peccato che spesso i pregiudizi hanno molta più influenza sui nostri comportamenti rispetto ai dati empirici!

Tratto da: www.medicinalive.com

NeuroVR

maggio 27, 2009

NeuroVR è un software open source, scaricabile gratuitamente, per la creazione e l’utilizzo di ambienti virtuali. Esso offre a tutti la possibilità di utilizzare ambienti virtuali completamente costumizzabili in base all’utilizzo che si vuole fare di essi. La realtà virtuale è infatti molto utilizzata in psicoterapia, specialmente per la cura delle fobie e dei disturbi alimentari. E’ composto da 2 elementi, un editor ed un player, tutti e due facilemnte utilizzabili anche da chi non ha competenze specifiche in materia.
prevede 12 diverse ambientazioni (dal ristorante, al suopermercato, alal spiaggia) all’interno dei quali ognuno può inseirre elementi 2D o 3D di uomini, animali o oggetti e inserire anche elementi personalizzati semplicemente fotografando e ritagliando ciò che interessa.
Ecco un esempio di ambientazione…

NeuroVR nasce per superare alcuni dei problemi emersi nell’applicazione della realtà virtuale alla psicoterapia: in particolare la scarsa usabilità, la mancanza di esperienza tecnica fra i clinici, i costi elevati.

Per chi fosse interessato: http://www.neurovr.org/

Autostima e obesità

febbraio 8, 2009

Ho trovato un articolo che parla di una ricerca di una ricerca che mi sembra interessante, ma che, nello stesso tempo arriva a conclusioni contestabili…

Il tema è  l’autostima in rapporto con l’obesità nel periodo adolescenziale..

Una ricerca sviluppata su un gruppo di adolescenti dal dipartimento per la Salute di New York ha evidenziato una stretta relazione tra il sentimento di impopolarità ed il conseguente rischio di sviluppare l’obesità. Lo studio è stato condotto su un campione di 4.400 ragazze statunitensi, tutte con un’età compresa tra i 12 e i 18 anni. In una prima fase alle ragazze si è chiesto di esprimere il giudizio relativo al proprio apprezzamento sociale con un valore che procedeva da 1 a 10. Questo dato veniva poi messo in relazione con altri elementi quali il reddito familiare e l’indice di massa corporea. A distanza di due anni si è proceduto con la seconda fase della ricerca e così le ragazze sono state sottoposte ad una nuova misurazione del peso ed il risultato che è emerso sembra indicare che le adolescenti che non hanno una buona autostima (sono quelle giovani che hanno attribuito a se stesse un voto compreso tra 0 e 4) presentano il 69% di possibilità in più di acquisire peso rispetto alle altre coetanee che hanno – o credono di avere – consenso sociale. Circa il 2 per cento di massa corporea. Il risultato non desta nessuna meraviglia, anzi rafforza una convinzione già condivisa tra gli esperti dei disturbi dell’alimentazione che da tempo vanno sostenendo che lo sviluppo dell’obesità nell’età adolescenziale è condizionata e non poco anche da fattori emotivi e sociali.

Penso che senza dubbio esista una relazione tra disturbi alimentari (l’obesità, così come anche l’anoressia e la bulimia!) e fattori emotivi, interpersonali (dall’autostima, al livello di accettazione percepito da parte degli altri e così via…). Ma resta il fatto che i risultati della ricerca non ritengo conducano a una conclusione certa e incontestabile.

Sempre sul sito dove ho scovato questo articolo viene proposto un quesito (posto da Judith Myers-Walls, professoressa della Purdue University)

Le adolescenti ingrassano perché hanno scarsa autostima o non si stimano a causa del peso eccessivo?

Nella ricerca non è specificato nè il peso medio del campione, nè se le adolescenti, valutate come più a rischio di obesità, fossero già in sovrappeso nella prima fase della ricerca.

Sicuramente lo studio risulta interessante e le mie osservazioni potrebbero anche non trovare sostegno, ma resta in dubbio che oltre ad esistere uno stretto rapporto tra autostima e obesità, esiste anche un importante problema che nasce dalla percezione delle ragazze di sentirsi grasse o, meglio, non abbastanza magre quanto i modelli televisiovi e sociali richiedono. E senza arrivare all’anoressia…vale la pensa bombardare le adolescenti con questi ideali di  bellezza non facendo altro che provocare dubbi che minano la loro fiducia in sè??

Tratto da: www.psicologiaoggi.it


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