Posts Tagged ‘Disturbo ossessivo-compulsivo’

Tirarsi i capelli? Diventa un’ossesione con la tricotillomania

aprile 8, 2010

Tirare i capelli? Spesso è un’abitudine a cui non diamo peso. Ma attenzione, può trasformarsi in un’ossessione!

La tricotillomania è definita da alcuni come un disturbo del controllo impulsivo e da altri come un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo. Anche se le persone affette da tricotillomania possono avere una “psiche sana” essa è definita come un problema psicologico, a volte associata a depressione, ansia e altri problemi.
Secondo il DSM IV essa fa parte dei Disturbi del Controllo degli Impulsi. Per diagnosticare una tricotillomania devono essere presenti i seguenti sintomi:

  • Ricorrente strappamento dei propri capelli che causa una notevole perdita di capelli.
  • Senso crescente di tensione immediatamente prima di strapparsi i capelli, o quando si tenta di resistere al comportamento.
  • Piacere, gratificazione, o sollievo durante lo strappamento dei capelli.
  • L’anomalia non è meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale e non è dovuta ad una condizione medica generale (per esempio, una condizione dermatologica).
  • L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.

La tricotillomania colpisce almeno il 2% della popolazione, e comincia di solito nella pubertà, anche se in alcuni casi può apparire in età adulta. Essa è due volte più frequente nelle donne che negli uomini; nei bambini invece è più frequente fra i maschi, con un picco di incidenza che va tra i 2 ed i 6 anni.
La persona di solito si strappa i capelli dal cuoio capelluto o anche le ciglia e sopracciglia, a seconda di quello che gli viene più facile, e a volte può anche strapparsi i peli del corpo.
La causa non è nota. Come detto molti esperti credono che sia un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo, ma ci può essere un elemento ereditario. Qualche colpa dell’inquinamento ambientale, le infezioni da streptococco, o anche difetti del cervello o delle sostanze chimiche e nutritive del corpo possono avere un ruolo nella condizione.
Almeno in termini di innesco iniziale la causa potrebbe essere lo stress: il tirarsi i capelli apparirebbe come risposta ad esso.

E a livello di cura?  Come per altri problemi di ansia compulsiva, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) può essere molto efficace. Con questo trattamento si cerca di scoprire la condizione che innesca il problema, e risolvere i cambiamenti di comportamento per evitare lo strappo dei capelli.
Alcuni trattamenti farmacologici possono anche aiutare, specialmente in combinazione con la CBT e quando vi sono problemi associati come la depressione.

Natale? Attenzione ai troppi regali!

dicembre 20, 2009

Abbaimo già parlato dello shopping compulsivo come nuovo fenomeno e disturbo che sta prendendo piede nella nostra società. E quale periodo dell’anno è più adatto per favorire questa perdita del controllo negli acquisti? Il Natale ovviamente!

A lanciare il grido d’allarme è Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell’Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico che dice:

Il Natale è la ricorrenza che stimola in tutti noi grande attesa di affetto, gioia ed armonia e tutte queste aspettative sono rappresentate dai regali. Regali che facciamo, che ci facciamo per gratificarci e che speriamo ci vengano fatti. È principalmente sull’acquistare che bisogna porre l’attenzione. Il pericolo per chi compra è nascosto negli outlet, nelle promozioni e nelle offerte.
Oggi le persone acquistano molto spesso cose che non servono per calmare lo stress, per insicurezza, per colmare dei vuoti. Per le festività le compere si moltiplicano. Acquistare negli outlet, dove i prezzi sono più bassi, o in un negozio una merce in promozione, o un prodotto in offerta particolare, ci allontana dalla percezione che stiamo spendendo e che forse stiamo comprando qualcosa di inutile come il più delle volte accade. Lo sconto, il risparmio, ingannano la mente. Tranquillizziamo i sensi di colpa poiché spostiamo l’attenzione sull’idea che si sta risparmiando, se non addirittura che si sta facendo un affare. In realtà, una volta prigionieri di questo meccanismo, compriamo sempre di più. Ci raccontiamo che stiamo prendendo al volo un’occasione quando, invece, stiamo spendendo più di quello che il nostro budget ci permette. Una volta tirate le somme, però, arriva l’ansia. Il tutto seguito da una sensazione di pesantezza che rischiamo di risolvere facendo altre compere. Per evitare errori c’è un vademecum da seguire. Prima di tutto si può pianificare, ovvero decidere in anticipo il budget da spendere e preventivare ovvero stabilire in anticipo l’importo da destinare a ogni regalo. Va poi fatta una selezione, guardando nelle vetrine solo le cose che rientrano nel budget previsto per ogni dono e sarebbe importante pagare in contanti, lasciando a casa carte di credito e bancomat così da acquistare solo quello che ci possiamo permettere davvero.
«In un primo momento potremmo provare un senso di frustrazione dovuto alla sensazione di essere stati limitati ma, una volta tornati a casa riguardando i nostri acquisti, non potremmo far altro che essere soddisfatti degli oggetti che abbiamo scelto con attenzione e premura e non sentiremo il bisogno di correre a comprare qualcos’altro.

Tratto da: www.ilgiornale.it

Lo shopping compulsivo

aprile 24, 2009

Il fenomeno della dipendenza da shopping, denominato anche “Shopping compulsione”, è un disturbo caratterizzato dall’incapacità a resistere ad un desiderio improvviso, ad un irrefrenabile impulso a comprare un oggetto, per il bisogno di placare una tensione interna.

Le persone in questione non sono in grado di resistere al bisogno di acquistare neppure di fronte alla consapevolezza che questo comportamento rappresenta un problema a livello finanziario, sociale, e psicologico. Questo comportamento rappresenta una vera e propria compulsione, ovvero un atto ripetitivo che non si può fare a meno di compiere, eseguito con lo scopo di ridurre un’ansia o un disagio.
Il disturbo è difficilmente inseribile in modo univoco all’interno di una particolare categoria diagnostica: in base al punto di vista con il quale viene analizzato può essere considerato un esempio di disturbo ossessivo compulsivo, di disturbo clinico depressivo o come una forma di dipendenza.

Ovviamente l’essere spendaccioni non è indice della presenza di un disturbo psichico. Lo shopping può iniziare ad essere considerato un disturbo quando si verificano le seguenti condizioni:

  • Il denaro utilizzato nello shopping supera le proprie possibilità economiche;
  • Lo shopping si ripete più volte la settimana;
  • Il comprare perde la propria valenza: non c’è differenza in ciò che si compra, qualsiasi cosa vale per spengere la tensione interna all’acquisto;
  • Il mancato acquisto crea ansia e frustrazione; 
  • La predisposizione agli acquisti è una situazione del tutto nuova rispetto alle precedenti abitudini del soggetto.

Il problema principale di questo disturbo è che spesso, oltre a non essere riconosciuto, viene favorito dalla struttura stessa della società. Mentre per altri disturbi i soggetti vengono emarginati e visti come malati, nel caso dello shopping compulsivo la società appare alquanto accondiscendente e offre una sorta di legittimazione per questo tipo di comportamento.

Parlando di shopping compulsivo non si può non citare il fenomeno letterario di “I love shopping”: con ironia e arguzia l’autrice porta alla luce un fenomeno poco conosciuto, ma molto diffuso e ne definisce i tratti caratteristici attraverso la figura di Rebecca Bloomwood. Da leggere assolutamente anche solo per divertirsi un po’.


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