Posts Tagged ‘Emozioni’

Aspetti edonici del benessere: l’affettività positiva e negativa

luglio 1, 2012

Come è facilmente intuibile la presenza di un’affettività positiva è sicuramente uno degli indicatori più importanti della felicità e del benessere psicologico dal punto di vista edonico.

Bradburn e Caplovitz (1965) suggeriscono che l’affettività piacevole e quella spiacevole siano due fattori diversi, che vanno misurati in modo separato. Partendo da questa evidenza gli autori propongono l’idea che il benessere sia composto da due componenti distinte e che sia il risultato di un giudizio frutto della comparazione tra stati negativi e positivi.
Da questo punto di vista, il rapporto tra affetto positivo (PA) e affetto negativo (NA) nella vita di una persona è definito come benessere emotivo.
La felicità, quindi, sarebbe frutto della preponderanza e della maggiore frequenza di esperienze affettive positive rispetto a esperienze negative: un soggetto avrà un elevato livello benessere se proverà frequenti emozioni piacevoli e poche emozioni negative e un basso livello di benessere se, al contrario, si troverà a vivere poche emozioni positive e molte emozioni spiacevoli.
La formula che descrive il benessere emotivo risulta quindi essere la seguente:

∑(PA) /∑(NA)

Questa formula è interessante in quanto ci permette di visualizzare come possano esistere due percorsi paralleli su cui lavorare per aumentare il livello di benessere emotivo: la massimizzazione delle emozioni positive e la minimizzazione di quelle spiacevoli. Partendo da questa visione, l’assenza di affettività negativa non corrisponderebbe alla presenza di un’affettività positiva.
Tale modello è stato per molti anni accettato come valido, ma è stato ultimamente duramente criticato.
Sicuramente si sa che un elevato livello di affettività positiva è indice di un buon funzionamento psicologico e predittore di numerosi effetti positivi.

Inoltre, secondo Barbara Fredrickson (2001) e la sua “broaden-and-build theory” le emozioni positive producono numerosi effetti non solo momentanei, ma anche a lungo termine. Esse, infatti, contribuiscono ad incrementare le risorse fisiche e psicologiche del soggetto e sono, quindi, un importante fattore di protezione contro gli eventi stressanti.
Da questo punto di vista le emozioni positive fungono, da importante motore motivazionale, di spinta all’azione e rendono i soggetti più creativi, resilienti e socialmente integrati, potenziando le loro abilità cognitive e attrezzandoli a gestire in modo più funzionale anche le emozioni negative.

“Tecnologie Emotive: Nuovi Media per migliorare la qualità della vita”. Un libro interessante sul legame tra emozioni e nuove tecnologie…e completamente gratuito!

maggio 30, 2012

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Oggi voglio sponsorizzarvi un nuovo libro dal titolo “Tecnologie Emotive: Nuovi Media per migliorare la qualità della vita”, scritto da alcuni miei professori.

L’obiettivo del libro è quello di conciliare la prospettiva della psicologia positiva, con il concetto di stress e l’utilizzo delle nuove tecnologie.
Come dicono gli autori, a descrizione del volume, da una parte le numerose richieste dell’ambiente esterno ci obbligano a confrontarci con le nostre risorse e competenze di gestione di situazioni critiche e, dall’altra, la nostra è l’era dell’evoluzione delle tecnologie informatiche.
Questo ha portato gli autori a interrogarsi sul legame esistente tra tecnologie ed esperienze emotive arrivando a sviluppare un nuovo campo di indagine: quello delle tecnologie emotive.

La domanda di partenza a cui il volume vuole rispondere è infatti: come è possibile usare le tecnologie per controllare e produrre emozioni positive?

La prima parte del volume si sofferma ad analizzare i principali fattori che influenzano l’esperienza dei nuovi media come tecnologie emotive.
Dopo un capitolo introduttivo sulla struttura multicomponenziale dello stress, con analisi degli aspetti emotivi e cognitivi e la presentazione delle principali modalità di reazione,il secono capitolo inserisce in modo predominante il tema delle emozioni. Infine, il terzo capiolo, introduce il tema della psicologia positiva e della cyber psicologia, con il riferimento teroico alle tecnologie emotive.
La seconda parte del volume, invece, utilizza invece una serie di esempi, relativi a ricerche, per chiarire le riflessioni teoriche della sezione precedente e incentivare la collaborazione di ricercatori e professionisti provenienti da diverse discipline nella progettazione e realizzazione di interventi supportati dalle tecnologie emotive.

Si tratta di un libro sicuramente interessante e, oltretutto, è scaricabile completamente gratuitamente all’indirizzo http://www.ledonline.it/ledonline/riva/Qualit%C3%A0-della-vita-riduzione-dello-stress-473.pdf
Vale veramente la pena di leggerlo!!

Per ulteriori informazioni si fa riferimento al blog “Psicologia dei nuovi media”.

Di seguito una breve descrizione degli autori:

Daniela Villani, dottore di ricerca in Psicologia, è docente di Psicologia dell’interazione con i media e di Metodi e tecniche di analisi della comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I suoi principali interessi di ricerca sono rivolti all’analisi e valutazione degli aspetti psicologici della comunicazione mediata e alla gestione delle emozioni e dello stress supportati anche dalle nuove tecnologie.
Alessandra Grassi, dottore di ricerca in Psicologia, è docente di Strumenti e metodi di analisi dei dati osservativi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. I suoi interessi sono principalmente rivolti allo studio dell’uso dei nuovi media nella gestione e nell’induzione delle emozioni, con un fuoco particolare per la valutazione e la gestione dello stress.
Giuseppe Riva è docente di Psicologia della comunicazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove dirige LICENT – Laboratorio di Studio dell’Interazione Comunicativa e delle Nuove Tecnologie.

Gli studi che hanno segnato il 2011!

gennaio 15, 2012

Un anno si è concluso e, come tutti gli anni, è stato un anno di scoperte, ricerche, conferme, smentite….mi sembra così che possa essere interessante ripercorrere quello che è stato questo 2011 facendo un elenco delle ricerche di psicologia più interessanti dell’anno.
Ovviamente non sono io ad aver selezionato queste notizie!Non avete idea di quante ricerche all’anno vengano fatte!
Così ho cercato qua e là su Internet e questo è il risultato!
Buona lettura!

La prima ricerca riguarda la maleducazione. La rivista Social Psychological and Personality Science ha rivelato che chi è scortese viene spesso identificato come una persona potente, dominante e in grado influenzare gli altri. Perché? Perché appare una persona che non teme le conseguenze dell’infrange le regole. Per assurdo quindi, anche se giudichiamo maleducate queste persone, crediamo che siano più forti, decise ed indipendenti.

Il secondo studio parla di soldi. Secondo l’American Marketing Association il nostro cervello, quando siamo rilassati, non sarebbe in grado di percepire il rischio e riuscirebbe a vedere solo vantaggi. Conseguenze? In una situazione di assenza di stress e di rilassatezza le persone avrebbero al tendenza a spendere di più e in modo meno consapevole.

Sempre in tema di soldi e crisi la terza ricerca esplora il tema delle ricompense e dei benefici.
Uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science  ha replicato un esperimento condotto da Walter Mischel nel 1972. Quarant’anni fa il ricercatore effettuò una sperimentazione su un gruppo di bambini: utilizzando dei marshmallows disse ai bambini che chi avrebbe resistito di più a mangiarli avrebbe ricevuto una ricompensa ancora maggiore.
Nel 2011 questo esperimento è stato replicato sostituendo i dolci con del denaro. Conclusione? Si è scoperto che chi non riusciva a tenere sotto controllo i desideri a breve termine era più incline ad investimenti sbagliati e problemi finanziari facendo nascere l’idea che la crisi sia legata al nostro desiderio di ottenere ricompense a breve termine.

Una ricerca scientifica che però gioca anche sull’aspetto psicologico è quella pubblicata sullo European Respiratory Journal che ha fatto emergere come le sigarette finte possono aiutarci a smettere di fumare. Secondo gli autori che un oggetto come una penna tenuta in mano o una sigaretta finta aiutano a focalizzare l’energia sull’oggetto della dipendenza, allontanando lo spettro della mancanza di autocontrollo che frenano quando si tenta di smettere di fumare. Da una dipendenza per le sostanze chimiche si passa a una dipendenza fisica (dell’oggetto) che però non nuoce alla salute.

Il quinto studio parla di successo e sfata il mito per cui avere fantasie positive contribuisca a farci raggiungere gli obiettivi. Secondo gli autori dell’articolo pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, al contrario, immaginarsi già “arrivati” ed essere eccessivamente positivi non dà quella carica e quella tensione necessarie a sopportare gli sforzi ed gli ostacoli. Il cervello, quando ci immaginiamo potenti e forti, reagisce come se il successo fosse stato raggiunto. Fisiologicamente, se il cervello reagisce come se il successo fosse già arrivato, si assiste a un abbassamento della pressione sanguigna e del battito cardiaco che riducono al spinta ad agire.

La sesta ricerca parla di felicità. Bambini felici diventano adulti felici? Secondo uno studio della Cambridge University  pubblicato sul  Journal of Positive Psychology sembra di sì. Un’infanzia serena, in assenza di disturbi psicologici, aumenta la probabilità di successo e realizzazione personale e riduce il rischio di sviluppare disturbi psicologici da adulti.

Il settimo studio sfata un mito della psicologia cognitiva: avere più possibilità di scelta non crea sovraccarico cognitivo ma ci aiuta a scegliere meglio.
Secondo Sheena Iyengar della London Business School avere tante opzioni diverse ci aiuta a scegliere quella migliore in minore tempo.

Infine, uno studio sulla rabbia. Secondo uno studio della University of California questa emozione ci aiuterebbe ad essere più razionali e obiettivi, contrastando la nostra tendenza a cercare conferma delle nostre convinzioni nell’ambiente circostante.
L’ipotesi è che quando siamo arrabbiati tendiamo ad essere più critici e ad accettare meno passivamente anche quello che avevamo dato per assodato in precedenza.

Tratto da: http://www.benessereblog.it/

Decision making: come si prendono le decisioni

giugno 20, 2011

Lo studio e la tesi rubano tempo e energie…ma dopo due mesi riesco a tornare a scrivere! 🙂

Oggi tocca a una delle tante life skills, come promesso…il decision making!

Per decision making si intende la capacità di prendere decisioni in modo consapevole e costruttivo, considerando le  varie opportunità e conseguenze.
Non si tratta solo dell’abilità nel valutare le alternative possibili, ma anche la capacità di scegliere l’azione migliore da compiere.
L’obiettivo del potenziamento di tale life skills è quello di portare il soggetto nella condizione di poter scegliere in modo autonomo dopo aver valutato vantaggi e svantaggi della situazione, evitando la fuga, il ritardo della scelta o le decisioni d’impulso.

Uno dei possibili riferimenti teorici da cui aprtire per studiare il decision making è il modello di funzionamento mentale proposto dal premio Nobel per l’economia (nonchè illustre psicologo) Kahneman.
Secondo questo autore la mente davanti alle informazioni le elabora e produce 2 tipi di outupt: le impressioni (automatiche e non controllate) e i giudizi  (frutto di ragionamento e riflessione sulle informazioni).
A questi due output corrisponderebbero 2 sistemi cognitivi:

  • il sistema 1: veloce, implicito, che lavora in parallelo, automatico e che produce le impressioni
  • il sistema 2: lento, faticoso, controllato, esplicito, non influenzato dalle emozioni, che dà vita ai giudizi.

A partire da questo modello la presa di decisione può avvenire in due modi diversi: si avrà una scelta rapida e influenzata dalle emozioni se si attiva il sistema 1 e una scelta lenta e razionale se si attiva il sistema 2.

Un altro dei modelli più conosciuti sullo studio del decision making è l’investiment theory di Stenberg che si basa sull’assunto che i soggetti cercano di investire poco e ottenere tanto e sono molto  attenti al rapporto tra costi e benefici.

Nella scelta tra 2 opzioni il processo mentale naturale sarebbe allora il seguente:

  • analisi degli “investimenti” richiesti dalle 2 situazioni (costi, possibili perdite..)
  • analisi dei vantaggi che si potrebbero ottenere
  • calcolo rapporto tra costi e vantaggi

In base a questo rapporto vi sarebbe poi la scelta di quale opzione accettare.

In generale, per prendere una buona decisione, il processo dovrebbe essere articolato in 5 fasi:

  1.  la creazione di un contesto adatto a prendere decisioni efficaci
  2. l’inquadramento del problema: vedere il problema da diverse prospettive mettendo in atto anche il pensiero creativo
  3.  la creazione di alternative stra cui scegliere: creare alternative fattibili utilizzando brainstorming e attività di imamginazione
  4. la valutazione delle alternative: analizzando costi e benefici, impatto finanziario, tempo, fattibilità, risorse, rischi….
  5. la scelta dell’alternativa migliore.

Gianni Ferrario…un giullare d’impresa!

aprile 4, 2011

Un giullare in azienda…è questo ciò che cerca di fare Gianni Ferrario con il suo “Teatro d’impresa”.

Gianni Ferrario (attore-autore teatrale, form-attore, trainer, performer) opera a livello internazionale proprio in veste di giullare d’impresa, conducendo workshop esperienziali nell’ambito di percorsi formativi e dando vigore ad eventi e convention aziendali.
Oltre che nelle aziende,somministra pillole di sorriso anche in teatri, scuole, ospedali, gruppi e comunità.
Il suo metodo? La Terapia della risata combinata con altre tecniche molto originali ,mutuate dal mondo del teatro, al fine di facilitare la creatività e migliorare il clima nelle organizzazioni.
Perchè all’inizio forse il riso è forzato…ma poi si trasforma in risata collettiva e coinvolgente!!

Quali sono i contributi del giullare nelle organizzazioni? Secondo Gianni Ferrario sono veramente tanti!!! Eccone alcuni…

– Utilizza il linguaggio universale della risata, la comicità,
– Le sue arti spiazzanti da sano “provocatore” risvegliano il corpo e rischiarano la mente;
– Fluidifica la linfa vitale che collega le persone tra di loro;
– Apre nuove sinapsi comunicazionali;
– Accorcia la distanza tra le persone creando empatia;
– Aiuta ad accettarsi reciprocamente;
– Smorza le ostilità e sdrammatizza i conflitti inutili;
– Fa uscire dagli schemi abituali, generando emozioni e percezioni nuove;
– Genera un’atmosfera di buon umore e ottimismo che crea benessere (star bene insieme);

A parole probabilmente non renderà l’idea…ma fidatevi…assistere a un suo spettacolo fa veramente bene alla mente e al cuore!!

Se siete curiosi, interessati, dubbiosi o volete semplicemente saperne di più:
Sito internet: www.terapiadellarisata.it
Libro “Ridere di cuore”
Video : Youtube – Canale terapia della risata

Tratto da: lapsicologiadelsorriso.blogspot.com/

Amore e chimica: a San Valentino misuriamo ossitocina e vasopressina!

febbraio 11, 2011

Ridurre l’amore ad una formula chimica? Gli esperti ne sono convinti da tempo: la passione amorosa è questione di chimica, in ogni sua sfumatura e gli elementi chimici hanno un ruolo fondamentale in tutte le relazioni.
Ce lo ricorda, in occasione di San Valentino, il Consiglio Nazionale dei Chimici, regalandoci delle indicazioni su come scegliere il partener giusto e misurare il livello di infedeltà!

Ma quali sono gli elementi chimici che entrano in gioco?

Per quanto riguarda l’infedeltà un indicatore potrebbe essere la presenza di valori bassi di vasopressina.
La donna da scegliere come compagna per la vita, invece, dovrebbero essere dotata di molta ossitocina.
Allo stesso modo, negli uomini, il testosterone alle stelle è sinonimo di una passione travolgente e di forte attrazione fisica. I feromoni, invece, sono responsabili dell’attrazione.

E l’amore romantico? Questione di feniletilamina (PEA), dopamina e norepinefrina e di una bassa attività di serotonina nel cervello.
Durante le prime fasi dell’innamoramento sentiamo il bisogno di sentire spesso il partner proprio per via della feniletilamina, una molecola che rilascia la dopamina e stimola un forte attaccamento all’altro.

Che questi aspetti chimici siano la causa, i trasmettitori o solo un effetto del sentimento non si sa…ma di sicuro giocano un ruolo importante!

Un ultima cosa per voi maschietti…a San Valentino (e tutto l’anno) datevi fa fare con coccole e carezze per far salire alle stelle i livelli di ossitocina della vostra amata!
E noi femminucce…troviamo il modo di misurare la vasopressina così da scegliere il perfetto partner fedele! 🙂

Tratto da:www.medicinalive.com

Vivere senza l’amigdala…e senza paura!

dicembre 21, 2010

Dopo aver parlato della paura un interessante caso quanto mai stupefacente!

Si chiama, per una questione di privacy, solo “SM”, e da mesi sta facendo impazzire gli scienziati di mezzo mondo. Si tratta di una donna dell’Iowa, negli Stati Uniti, che vive in una condizione che a primo impatto farebbe invidia a tutti noi: la mancanza di paura. In realtà si tratta di una patologia grave in quanto è proprio la coscienza della paura, ma anche di tutte le altre emozioni, ad aver permesso all’uomo di evolversi e agli animali di sopravvivere, perché se si teme un pericolo lo si evita.

Lei non ci riesce, non perché sia ingenua o poco intelligente, ma finalmente si è capito il motivo: le manca l’amigdala. Denominato anche “centro delle emozioni”, l’amigdala è un piccolo fascio di nervi che si trova nel lobo temporale del cervello ed ha forma di una mandorla. Il suo compito è integrare i processi neurologici superiori come le emozioni, ed è sede della memoria emozionale, cioè lì risiedono tutti i ricordi negativi che ci fanno tornare la paura quando situazioni simili si ripresentano, ma anche quelli positivi. Se a lei manca quest’area si spiega facilmente come mai non abbia paura.

Ma più precisamente cosa significa non avere paura? I ricercatori le hanno posto addosso dei sensori neuronali per registrare qualsiasi variazione dell’umore, e poi l’hanno sottoposta ad una serie di prove al limite della sopportazione umana come farla entrare in una stanza con delle tarantole e dei serpenti, farla assistere a dei film horror e farla parlare in carcere con dei detenuti accusati di omicidi e stupri. Come ha reagito? Accarezzava le tarantole, i film horror le erano indifferenti e con i serial killer dialogava come se fosse al bar con un’amica. Per questo motivo i suoi familiari preferiscono non farla mai uscire di casa da sola.

Lo studio di questa sua condizione, spiegano i ricercatori, è molto importante in quanto potrebbe svelare nuove tecniche per curare quelle persone che soffrono di fobie e ansia che non permettono una vita normale, o curare quei migliaia di soldati che, tornati dalle guerre, cadono in depressione e spesso si tolgono la vita.

Tratto da: www.medicinalive.com

La mimica facciale delle emozioni. Provate anche voi a simularle allo specchio!

maggio 21, 2010

Oggi voglio parlarvi di un nuovo blog che ho trovato nel mondo della blogosfera che per ora tratta argomenti molto interessanti!Vi consiglio vivamente di andare ad esplorarlo!

Io ho tratto alcune informazioni sulle diverse mimiche facciali tipiche delle diverse emozioni per fare un lavoro con un gruppo di ragazzi sulla CNV…è un riassunto chiaro e semplice della complessità dei muscoli e delle espressioni coinvolti. Ed è anche un bel modo PERprovare a sperimentarsi in prima persona. Siete capaci di simulare queste emozioni davanti a uno specchio??

SORPRESA

Nella sorpresale sopracciglia sono rialzate ed incurvate, la pelle sotto le sopracciglia è stirata e sulla fronte si formano lunghe rughe orizzontali. Gli occhi sono spalancati, la palpebra inferiore è rilassata, quella superiore invece è sollevata. Nella sorpresa si scopre il bianco dell’occhio sopra l’iride, a volte si scopre anche sotto, dipende però da quanto sono infossati gli occhi e da quanto è aperta la bocca. La bocca ricade dischiudendosi, tuttavia le labbra sono rilassate, accade come se la mascella cadesse senza sforzo.

RABBIA

In questo caso le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate, possono rimanere orizzontali oppure inclinarsi verso il basso. Sulla fronte non si formano rughe, tuttavia se ne formano alcune tra le sopracciglia, a causa del ravvicinamento di queste. Le palpebre sono tese e gli occhi fissano in maniera dura e penetrante. La palpebra superiore è sempre abbassata a causa del movimento delle sopracciglia, senza il quale essa non potrebbe abbassarsi in quel modo. Per quanto riguarda la bocca le labbra possono essere serrate o aperte.

PAURA

Nel caso della paura le sopracciglia sono sollevate e dritte. Gli angoli interni sono più vicini e quelli esterni meno incurvati. Sulla fronte si formano delle rughe orizzontali. La palpebra superiore si solleva  scoprendo la parte bianca dell’occhio, mentre la palpebra inferiore è contratta. La bocca è aperta, le labbra sono tese e stirate all’indietro, gli angoli della bocca iniziano a piegarsi verso il basso.

FELICITA

Gli angoli della bocca sono tirati all’indietro e leggermente sollevati. Un segno distintivo della mimica della felicità è il formarsi delle rughe che scendono dal naso fino oltre gli angoli della bocca. La palpebra inferiore è sollevata e va a formare delle piccole rughe sotto l’occhio, mentre ai lati degli occhi si formano le così dette “zampe di gallina”, un segnale molto importante: se si formano il sorriso sarà sincero, al contrario avremo un tentativo di simulazione.

DISGUSTO

Il labbro superiore si solleva, quello inferiore si può sollevare oppure abbassare, il naso si arriccia, la palpebra inferiore si solleva ed infine, le sopracciglia si abbassano.

Le donne e la costante paura di ingrassare…

aprile 22, 2010

Che le donne abbiano timore di ingrassare e siano sempre attente alla linea, anche quando sono magre, è senso comune. Siamo anche abituati a pensare che le signore provino rabbia verso quelle più magre di loro e si sentano meglio quando vedono una persona più grassa. Non è così.
Al contrario, vedere una donna obesa peggiora il nostro umore e la nostra autostima.

Uno studio dell’America’s Brigham Young University, pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences, sostiene che nelle donne, vedere una persona grassa crea sentimenti di tristezza, di infelicità e di disgusto per se stesse.
Questo non accade solo alle donne con disturbi alimentari, ma anche alle signore perfettamente in forma, rilevando così una costante preoccupazione di fondo per il peso. Questo stesso fenomeno non è stato riscontrato negli uomini, i quali sembrano essere indifferenti al peso corporeo dei loro simili.

Le emozioni delle donne sono state “misurate” con la risonanza magnetica, effettuata mentre ai soggetti sperimentali venivano mostrate immagini di persone sconosciute. Quando alle donne venivano mostrate immagini di persone del sesso femminile in sovrappeso, si attivavano le parti del cervello legate ai processi di identità e alla riflessione sul sè. Negli uomini, al contrario, non si rilevava una simile reazione. “Queste donne non hanno mai sofferto di disturbi alimentari”, ha affermato Mark Allen, neuroscienziato e principale autore dello studio. “Eppure, sono risultate preoccupate di ingrassare”.

Le donne, dunque, anche quelle magre e non sofferenti di un disturbo alimentare, si sentono sempre sotto pressione rispetto al peso. E quando guardano una donna grassa non gongolano: al contrario, cominciano a pensare al proprio peso e si svalutano, ricordando i proprio difetti fisici e amplificandoli.

Tratto da: www.psicozoo.it

Espressioni facciali, emozioni e chirurgia estetica…

aprile 5, 2010

Siamo sicuri che la chirurgia estetica faccia bene? E vi siete mai chiesti se un “ritocchino” al volto possa compromettere la vostra capacità di produrre espressioni facciali emotivi specifiche?

I risultati di uno studio effettuato alla University of Wisconsin-Madison, presentato recentemente alla riunione annuale della “Society for Personality and Social Psychology”, in corso di pubblicazione sulla rivista “Psychological Science”, indicano che l’uso della tossina botulinica può influire nel processamento di alcune emozioni.
In particolare le persone sottoposte a trattamenti con tossina botulinica per attenuare le rughe nel terzo superiore del viso provavano difficoltà non solo a mostrarsi accigliate, ma impiegavano più tempo nel cogliere la valenza emotiva di espressioni verbali corrispondenti ad emozioni negative (ostilità, rabbia, paura), mentre non mutava la capacità di riconoscere prontamente quella relativa ad emozioni positive (speranza, desiderio, gioia, felicità).
L’indagine, guidata da Davis Havas, ha preso in esame 40 soggetti che avevano fatto uso di tossina botulinica. Dopo il trattamento con la tossina le persone hanno un’espressione più distesa perché la loro capacità di reclutare i muscoli coinvolti nella tipica corrugazione della fronte è parzialmente disattivata (la distensione dei muscoli corrugatori del sopracciglio è indotta dal farmaco). Per testare come l’inibizione dell’espressione accigliata potesse influenzare la comprensione del linguaggio relativo alle emozioni, Havas ha chiesto ai pazienti di leggere alcuni frasi prima e dopo due settimane dal trattamento con la tossina, misurando i tempi di lettura e comprensione della valenza emotiva. Le frasi esprimevano rabbia o disappunto, tristezza (ad esempio, “apri la tua e-mail box per il tuo compleanno e non trovi nessun messaggio di auguri) o senso di benessere.
I risultati non mostrano alcun cambiamento nel tempo necessario a comprendere i messaggi riferiti ad emozioni positive. Tuttavia, dopo il trattamento con la tossina botulinica, i soggetti impiegavano un tempo maggiore nel valutare correttamente le frasi che esprimevano rabbia e tristezza.
Ciò conferma in modo indiretto l’ipotesi del feedback facciale: l’espressione del volto è intimamente legata anche alla capacità di “sentire” e riconoscere le emozioni.

Tratto da: www3.lastampa.it/scienza


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