Posts Tagged ‘Espressioni facciali’

La mimica facciale delle emozioni. Provate anche voi a simularle allo specchio!

maggio 21, 2010

Oggi voglio parlarvi di un nuovo blog che ho trovato nel mondo della blogosfera che per ora tratta argomenti molto interessanti!Vi consiglio vivamente di andare ad esplorarlo!

Io ho tratto alcune informazioni sulle diverse mimiche facciali tipiche delle diverse emozioni per fare un lavoro con un gruppo di ragazzi sulla CNV…è un riassunto chiaro e semplice della complessità dei muscoli e delle espressioni coinvolti. Ed è anche un bel modo PERprovare a sperimentarsi in prima persona. Siete capaci di simulare queste emozioni davanti a uno specchio??

SORPRESA

Nella sorpresale sopracciglia sono rialzate ed incurvate, la pelle sotto le sopracciglia è stirata e sulla fronte si formano lunghe rughe orizzontali. Gli occhi sono spalancati, la palpebra inferiore è rilassata, quella superiore invece è sollevata. Nella sorpresa si scopre il bianco dell’occhio sopra l’iride, a volte si scopre anche sotto, dipende però da quanto sono infossati gli occhi e da quanto è aperta la bocca. La bocca ricade dischiudendosi, tuttavia le labbra sono rilassate, accade come se la mascella cadesse senza sforzo.

RABBIA

In questo caso le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate, possono rimanere orizzontali oppure inclinarsi verso il basso. Sulla fronte non si formano rughe, tuttavia se ne formano alcune tra le sopracciglia, a causa del ravvicinamento di queste. Le palpebre sono tese e gli occhi fissano in maniera dura e penetrante. La palpebra superiore è sempre abbassata a causa del movimento delle sopracciglia, senza il quale essa non potrebbe abbassarsi in quel modo. Per quanto riguarda la bocca le labbra possono essere serrate o aperte.

PAURA

Nel caso della paura le sopracciglia sono sollevate e dritte. Gli angoli interni sono più vicini e quelli esterni meno incurvati. Sulla fronte si formano delle rughe orizzontali. La palpebra superiore si solleva  scoprendo la parte bianca dell’occhio, mentre la palpebra inferiore è contratta. La bocca è aperta, le labbra sono tese e stirate all’indietro, gli angoli della bocca iniziano a piegarsi verso il basso.

FELICITA

Gli angoli della bocca sono tirati all’indietro e leggermente sollevati. Un segno distintivo della mimica della felicità è il formarsi delle rughe che scendono dal naso fino oltre gli angoli della bocca. La palpebra inferiore è sollevata e va a formare delle piccole rughe sotto l’occhio, mentre ai lati degli occhi si formano le così dette “zampe di gallina”, un segnale molto importante: se si formano il sorriso sarà sincero, al contrario avremo un tentativo di simulazione.

DISGUSTO

Il labbro superiore si solleva, quello inferiore si può sollevare oppure abbassare, il naso si arriccia, la palpebra inferiore si solleva ed infine, le sopracciglia si abbassano.

Espressioni facciali, emozioni e chirurgia estetica…

aprile 5, 2010

Siamo sicuri che la chirurgia estetica faccia bene? E vi siete mai chiesti se un “ritocchino” al volto possa compromettere la vostra capacità di produrre espressioni facciali emotivi specifiche?

I risultati di uno studio effettuato alla University of Wisconsin-Madison, presentato recentemente alla riunione annuale della “Society for Personality and Social Psychology”, in corso di pubblicazione sulla rivista “Psychological Science”, indicano che l’uso della tossina botulinica può influire nel processamento di alcune emozioni.
In particolare le persone sottoposte a trattamenti con tossina botulinica per attenuare le rughe nel terzo superiore del viso provavano difficoltà non solo a mostrarsi accigliate, ma impiegavano più tempo nel cogliere la valenza emotiva di espressioni verbali corrispondenti ad emozioni negative (ostilità, rabbia, paura), mentre non mutava la capacità di riconoscere prontamente quella relativa ad emozioni positive (speranza, desiderio, gioia, felicità).
L’indagine, guidata da Davis Havas, ha preso in esame 40 soggetti che avevano fatto uso di tossina botulinica. Dopo il trattamento con la tossina le persone hanno un’espressione più distesa perché la loro capacità di reclutare i muscoli coinvolti nella tipica corrugazione della fronte è parzialmente disattivata (la distensione dei muscoli corrugatori del sopracciglio è indotta dal farmaco). Per testare come l’inibizione dell’espressione accigliata potesse influenzare la comprensione del linguaggio relativo alle emozioni, Havas ha chiesto ai pazienti di leggere alcuni frasi prima e dopo due settimane dal trattamento con la tossina, misurando i tempi di lettura e comprensione della valenza emotiva. Le frasi esprimevano rabbia o disappunto, tristezza (ad esempio, “apri la tua e-mail box per il tuo compleanno e non trovi nessun messaggio di auguri) o senso di benessere.
I risultati non mostrano alcun cambiamento nel tempo necessario a comprendere i messaggi riferiti ad emozioni positive. Tuttavia, dopo il trattamento con la tossina botulinica, i soggetti impiegavano un tempo maggiore nel valutare correttamente le frasi che esprimevano rabbia e tristezza.
Ciò conferma in modo indiretto l’ipotesi del feedback facciale: l’espressione del volto è intimamente legata anche alla capacità di “sentire” e riconoscere le emozioni.

Tratto da: www3.lastampa.it/scienza

Il disgusto come emozione (2)

luglio 19, 2009

Il disgusto compare quasi in tutti gli elenchi delle emozioni di base, in quanto è correlato tipicamente a uno specifico sistema motivazionale (la fame) e a una specifica parte del corpo (la bocca).
Le emozioni fondamentali, infatti, sono considerate processi di tipo reattivo, specializzati dall’evoluzione e aventi ben definiti correlati neuroanatomici. Esse sono già presenti in molti animali inferiori e sono perciò  le più antiche emozioni dal punto di vista evolutivo.
Insieme al disgusto, in questi elenchi, sono incluse la paura, la gioia, la tristezza e la rabbia.
Quattro delle 9 proprietà essenziali delle emozioni di base, individuate da Ekman (1992) sono: comportamentale, fisiologica, espressiva e psichica.
Dal punto di vista comportamentale, e quindi delle manifestazioni motorie dell’emozione, il disgusto si presenta come un distanziamento da un oggetto e può essere definito come un atto di rifiuto.
Per quanto riguarda la componente fisiologica, cioè le modificazioni fisiche legate all’emozione, nel caso del disgusto se ne possono evidenziare due diverse: la prima, come detto in precedenza, è la nausea e la seconda è l’aumento della salivazione (Angyal, 1941). In generale si è scoperto come il disgusto sia associato a risposte del sistema parasimpatico (Levenson, Ekman, Friesen, 1990; Levenson, 1992).
Dal punto di vista espressivo particolare attenzione è stata posta sul volto. Il disgusto, come tutte le altre emozioni fondamentali, si manifesta in modo universale tramite un’espressione facciale tipica e poco controllabile. Essa è caratterizzata da arricciamento delle narici, apertura della bocca, innalzamento del labbro superiore, corrugamento delle sopracciglia e leggera chiusura delle palpebre.
Solitamente, in concomitanza di questa tipica configurazione facciale, tutto il corpo si contrae e si emettono vocalizzazioni riconoscibili come segnali di ribrezzo.In alcuni casi, come reazione opposta al volto disgustato, si può avere la risata. Infine, riguardo alla componente psichica, il tratto costitutivo del disgusto è la repulsione.

Il disgusto (1)

luglio 14, 2009

Letteralmente la parola disgusto deriva dal latino “dis-gustus” e significa “cattivo sapore, cattivo gusto”; già da questa definizione si nota lo stretto legame di questo termine con il gusto (e quindi con il cibo). Ciò è dovuto, in particolare, a due motivi: in primo luogo quando qualcosa ci appare disgustoso tendiamo ad assumere una configurazione del volto identica a quella di quando odoriamo o assaggiamo cibi ripugnanti; inoltre è una sensazione che può provocare nausea (solitamente legata al cibo), la quale a sua volta provoca  vomito, effetto e alla stesso tempo causa del disgusto. Il vomito, infatti, da un lato permette di liberare lo stomaco da ciò che è ripugnante e dall’altro suscita conati nell’interessato e in chi gli sta accanto.
A partire dalla seconda metà dell’800 con Darwin, che riconduce il disgusto a quanto detto sopra, diversi autori si sono interessati allo studio di questa particolare tematica, spaziando tra tanti ambiti, senza però riuscire a formulare una definizione univoca del disgusto, che appare come un sentimento complesso, caratterizzato da diverse sfaccettature.
E’ solo a partire dagli anni ’80 che il disgusto diventa oggetto di attenzione costante da parte della psicologia. Il tardivo interesse verso questo argomento è causato dall’idea che si trattasse di un concetto rischioso e “tabù”, poiché, avendo un elevato potere evocativo, era opinione condivisa che parlarne o scriverne probabilmente potesse finire con il suscitarlo.
È da questo momento, grazie all’aumento degli studi e delle ricerche empiriche, che il concetto di disgusto viene esteso da semplice reazione legata al gusto a vera e propria emozione di base.

Oggigiorno, quindi, il disgusto può essere generalmente definito come  una reazione emotiva, spesso associata a nausea, suscitata da un qualsiasi stimolo che risulti particolarmente sgradevole a una persona, sia che si tratti di una situazione reale, sia di una rappresentazione psichica.


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