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La Terza Onda: un interessante esperimento di influenza sociale per capire come le dittature siano possibili

marzo 31, 2011

Uno spezzone del film

Una delle scorse sere stavo tornando a casa in macchina ascoltando una famosa emittente radiofonica quando mi sono imbattuta  in un programma che parlava di un esperimento (da loro non difinito come psicologico, ma che ha tutti i requisiti per essere definito uno studio di psicologia sociale): il cosiddetto esperimento della Terza Onda! Talmente interessante che mi ha fatto rimanere incollata alla radio anche dopo l’arrivo a casa!

Ecco a voi di cosa si tratta…

È la primavera del 1967 a  Palo Alto, in California quando Ron Jones, professore di Storia in un liceo tiene alla sua classe una lezione sul nazionalsocialismo. Ma davanti alle domande dei suoi alunni il professore non sa che risposta fornire. «Come hanno potuto, i tedeschi, sostenere di essere stati all’oscuro del massacro degli ebrei? Come hanno potuto, cittadini, ferrovieri, insegnanti, medici sostenere di non avere saputo dei campi di concentramento e dei forni crematori? Come hanno potuto, i vicini di casa e forse anche gli amici dei cittadini ebrei, sostenere di non essere stati lì, mentre tutto questo accadeva?».
È per questo che decide di iniziare un esperimento per dimostrare agli studenti che le masse sono facilmente manipolabili e che quindi sarebbe ancora  possibile una dittatura.
Jones diede così vita ad un movimento chiamato “The Third Wave” (“La terza onda”) e convinse i suoi studenti che era necessaria l’eliminazione della democrazia con il motto “Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio”.

L’andamento dell’esperimento è stato documentato direttamente dallo stesso professor Jones.
Egli scrive che iniziò il primo giorno dell’esperimento con cose semplici come il corretto modo di sedersi, addestrando gli studenti finché questi erano in grado di arrivare dall’esterno della classe fino alle proprie sedie e prendere posizione nel modo corretto in meno di 30 secondi senza fare alcun rumore. Procedette quindi con una ferrea disciplina in classe emergendo come una figura autoritaria. Viene inserito anche un rigido regolamento disciplinare, imponendo ai ragazzi di alzarsi prima di parlare, di rispondere in modo coinciso alle domande e di  chiamarlo “Signor Jones”.
Nel secondo giorno organizzò le cose in modo da mescolare la sua classe di storia in un gruppo con un supremo senso della disciplina e della comunità. Creò un saluto simile a quello del regime nazista e ordinò ai membri della classe di salutarsi vicendevolmente in quel modo anche al di fuori della classe. Ognuno di loro si attenne a questo comando.
A questo punto l’esperimento prese vita per conto suo, con studenti che da un po’ tutta la scuola vi si univano: il terzo giorno la classe si allargò dagli iniziali 30 studenti a 43 partecipanti. Tutti gli studenti mostrarono un drastico miglioramento nelle loro abilità accademiche e una motivazione straordinaria. Jones istruì gli studenti su come fare un’iniziazione ai nuovi membri, e per la fine del giorno il movimento aveva già oltre 200 partecipanti. E nasce una vera e propria dittatura: i dissidenti vengono ostracizzati, i membri del movimento cominciano a spiarsi a vicenda, e gli studenti che si rifiutano di aderire vengono accusati.

È al quarto giorno di esperimento che Jones decide di porre fine al movimento perché ne sta perdendo il controllo. Annunciò così ai partecipanti che il movimento era solo una parte di un movimento a livello nazionale e che nel giorno seguente un candidato presidenziale del movimento ne avrebbe annunciato pubblicamente l’esistenza. Jones ordinò agli studenti di partecipare ad una manifestazione a mezzogiorno del giorno dopo per testimoniare all’annuncio.
Invece di un discorso televisivo del loro leader, agli studenti venne però presentato un canale vuoto. Dopo alcuni minuti di attesa, Jones annunciò che tutti loro avevano preso parte ad un esperimento sul fascismo e che tutti quanti avevano volontariamente creato un senso di superiorità che i cittadini tedeschi avevano nel periodo della Germania nazista. E così l’esperimento finì

In meno di una settimana Jones era riuscito a manipolare una massa di giovani, portandoli a obbedire ciecamente ai suoi ordini.
Lo stesso Jones dirà “Un’esperienza che non rifarei mai. Mi sono imbattuto in un lato primordiale della psiche umana che potrebbe essere utile conoscere”.

Nonostante l’interessante tema sia per la psicologia sia, in generale, per lo studio del comportamento umano l’esperimento (a causa anche dei limittai dati a disposizione) non ha trovato grande seguito.
Su questo evento è stato solo scritto un libro nel 1988 da cui poi è stato tratto un film, “L’onda”, uscito nel 2008. Nel 2010, inoltre, lo stesso Jones ha messo in piedi uno spettacolo teatrale musicale.

Le riflessioni che nascono sono forse ovvie, ma anche piuttosto spaventose. Prendere consapevolezza di come sia possibile manipolare le persone e come le menti umane siano così “deboli” di fronte all’idea di potere ci porta a pensare veramente a come siamo fragili. E se  la natura umana chi ci garantirà che un nuovo nazismo non ci potrà essere in futuro?
Forse questi esperimenti dovrebbero essere divulgati…perchè prendere consapevolezza e entrare a contatto con un’esperienza vera è il primo passo per poter riflettere e capire.

Se siete interessati e avete voglia di approfondire il tema ecco un documento scritto dallo stesso Jones

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Il Groupthink

maggio 21, 2009

Il Groupthink è il termine, coniato nel 1952 da William H. Whyte, con cui si indica il sistema di pensiero esibito dai membri di un gruppo sociale per minimizzare i conflitti e raggiungere il consenso senza una messa a punto, analisi e valutazione critica delle idee. La capacità di ragionamento e scelta razionale dei singoli viene meno e si sacrificano Creatività individuale, originalità, e autonomia di pensiero al fine di perseguire i valori di coesione del gruppo. Il groupthink rappresenta una patologia del comportamento collettivo che può comportare l’adesione dei gruppi a decisioni sconsiderate, irrazionali, in cui i dubbi individuali sono messi da parte nel timore che possano destabilizzare gli equilibri del gruppo. La tendenza è quella della polarizzazione delle posizioni e della minimizzazione dei possibili rischi.

I sintomi principali sono:

1. Illusioni di invulnerabilità in grado di creare eccessivo ottimismo e di incoraggiare l’assunzione di rischi.
2. Ammonimenti razionalizzanti che possano mettere in discussione gli assunti del gruppo.
3. Opinioni non messe in discussione nella moralità del gruppo.
4. Lo stereotipizzare chi si oppone al gruppo come debole, malvagio o stupido.
5. Pressione diretta a conformarsi.
6. Autocensura di idee che deviano dall’apparente consensualità del gruppo.
7. Illusioni di unanimità tra i membri del gruppo, in cui il silenzio è percepito come assenso.

Per evitare questo fenomeno Irving Janis ha individuato 7 modi per prevenirlo:

  • I leader dovrebbero assegnare a ciascun membro il ruolo di “valutatore critico” e esprimere liberamente obiezioni e dubbi.
  • I più alti in grado non dovrebbero esprimere un’opinione quando assegnano un compito a un gruppo.
  •  L’organizzazione dovrebbe creare molti gruppi indipendenti, a lavorare sullo stesso prolema.
  • Devono essere prese in considerazione tutte le effettive alternative.
  • Ogni membro dovrebbe discutere delle idee del gruppo con persone al di fuori del gruppo.
  • Il gruppo dovrebbe invitare esperti esterni a prendere parte agli incontri.
  • Almeno a un membro del gruppo dovrebbe essere assegnato il ruolo di avvocato del diavolo.

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