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Curare la depressione via Internet. Possibile?

ottobre 2, 2011

Le vacanze sono finite ed è ora di tornare al lavoro!In realtà le vacanze non è che siano mai iniziate veramente….la stesura della tesi occupa praticamente tutte le mie giornate da giungo a questa parte ma manca poco!
Mi scuso con tutti i lettori più o meno assidui per la mancanza di articoli negli utlimi mesi…ancora fino a dicembre  purtroppo sarà così perché il lavoro da fare è tanto e il tempo poco! 🙂
Ma quando riesco sbricio un po’ su Internet tra le utlime notizie e oggi ho trovato un articolo che ha attirato la mia attenzione…

Svezia. Curare la depressione via Internet è possibile, anzi, forse  anche più efficace. È questa l’idea proposta da Holländare Fredrik all’interno di una tesi di dottorato allaSchool of Health and Medical Science” dell’Università di Orebro.

Lo psicologo ha analizzato gli effetti della terapia cognitivo-comportamentale mediata da Internet sia sui soggetti con depressione in corso, sia nelle situazioni di prevenzione delle ricadute.
E i risultati sono inaspettati: solo il 10% dei pazienti in cura con una terapia cognitivo-comportamentale accessibile sulla Rete ha avuto una ricaduta e ha sperimentato nuovi episodi depressivi, contro il 38% dei soggetti del gruppo di controllo che hanno seguito una tradizionale terapia faccia a faccia.

Holländare Fredrik sottolinea che lo scopo del trattamento accessibile su Internet non è quello di sostituire la terapia tradizionale. L’idea, però, è che tal metodo possa essere una buona alternativa per molte persone, dal momento che permette di scegliere più liberamente luogo e ora della seduta.
Sicuramente i vantaggi della terapia sono molteplici: maggiore comodità per i pazienti e disponibilità di un tempo maggior per poter colloquiare con il proprio psicoterapeuta. Infatti, a differenza delle sedute tradizionali, che non durano mai più di 45 minuti, la terapia via Internet può durare anche 2 ore o 2 ore e mezza per cicli di 10-15 settimane.
Inoltre, formando operatori specializzati in questa tecnica, a livello ipotetico in futuro si potrebbero aiutare più del quadruplo dei pazienti curati oggi.

Come mai questa terapia sembra funzionare? L’idea è che nella CBT ciò che conta non è il terapeuta come individuo, quanto i principi e le indicazioni pratiche che essi forniscono. E questi possono essere trasmessi con modalità molto diverse.

La depressione è ancora oggi una delle difficoltà psicologiche più diffuse e più difficili da gestire. Se la ricerca e gli studi in questo campo evolvono ciò non fa che aumentare le possibilità di arrivare a curare e prevenire veramente nel modo adeguato la depressione.
Forse questo metodo non sarà adatto a tutti, ma non è da sottovalutare l’intuizione che l’autore ha avuto: più trattamenti diversi esistono, in termini di tempi e modalità, maggiore sarà la possibilità di trovare il trattamento più adeguato per il nostro paziente!

La dipendenza da Internet

agosto 28, 2009

Che le dipendenze oggigiorno non siano più solo da droga e da alcool già si sapeva…che la dipendenza da Internet sia una delle nuove patologie nate con il XXI secolo pure.
Resta il fatto che il concetto di “dipendenza da Internet” sia un termine ancora molto controverso e che non sia stato ancora riconosciuto dall’American Psychiatric Association come un disturbo e quindi non ancora elencato nella diagnostica dell’APA and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM).

Ma di cosa si tratta?Quali segni clinici sono necessari per diagnosticare una cosiddetta “Internet Addiction”? Innanzitutto deve esserci il bisogno incontenibile di trascorrere sempre più tempo collegati alla rete e l’insorgenza di sintomi da astinenza, qualora questo non possa avvenire, come ansia, agitazione, pensieri ossessivi riguardanti internet. A ciò si aggiunge l’impossibilità di controllare questo comportamento. Inoltre, perchè si possa parlare di vero e proprio disturbo, i sintomi devono incidere in maniera negativa sulla vita sociale della persona (il tempo trascorso su internet sottrae l’attenzione della persona dalla famiglia, dagli amici, persino dal lavoro o dagli studi).
La fascia di età più esposta al rischio di sviluppare questa patologia è quelle compresa fra i 15 e i 40 anni ed ad essere maggiormente colpiti sarebbero gli uomini.
Ed è di pochi giorni fa anche la notizia dell’apertura della prima clinica (professionalmente riconosciuta) che consente di guarire dalla “internet-dipendenza“..ovviamente negli Stati Uniti.
Il Heavensfield Retreat Center di Fall City, Washington, sostiene di essere il primo centro degli Stati Uniti nel trattamento del paziente dipendente da Internet, videogiochi e dipendenze simili. Il programma è progettato per aiutare i pazienti a staccarsi dal computer attraverso la combinazione di terapia del dialogo sociale con i tradizionali corsi di formazione, come lezioni di tecniche di conversazione e appuntamenti. I pazienti poi sono invogliati ad occuparsi in attività alternative e originali:allevamento di capre, polli e lavori di manutenzione in casa.
L’obiettivo è far accedere il paziente alla sperimentazione della gratificazione da qualcosa che non richiede una connessione a Internet. Quindi una volta che viene dato al paziente ciò di cui ha bisogno, egli apprezza e non giudica più il mondo come se fosse un videogioco.


Ma il dibattito rimane aperto. Come sostiene Ronald W. Pies, professore di psichiatria clinica alla Tufts University: “La domanda è: abbiamo bisogno di un altro disordine nel nostro elenco, se le manifestazioni di dipendenza da Internet possono già essere rappresentate da ben descritte e meglio convalidate condizioni?”. Per dirla semplicemente: l’abuso di Internet è un disturbo distinto o solo un sintomo di problemi psicologici più profondi, come ansia o depressione?
Sebbene la ricerca sia ancora molto scarsa, la dipendenza da Internet esiste e sarà fondamentale nei prossimi anni andarla a studiare più approfonditamente.

Tratto da: www.medicinalive.com


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