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Test di Rorschach: uno dei test psicologici più usati a 129 anni dalla nascita del suo autore

novembre 8, 2013

 

Oggi è il 129° anniversario dalla nascita di Hermann Rorschach. Vi dice qualcosa questo nome? A noi colleghi psicologi sicuramente sì, a chi è un po’ interessato dell’argomento anche, ma forse tanta gente comune non sa chi sia.
Ne approfitto per scrivere un post sul test di Rorscach (che prende appunto nome dal suo autore). Ovviamente le cose da scrivere al riguardo non potrebbero stare nemmeno in un libro da 500 pagine, ma cerco di mettere giù qualcosa che possa permettere a tutti di capire qualcosa di più di questo test.

Prima di iniziare una precisazione: se leggete questo post otterrete informazioni sulla struttura del test e anche su alcune risposte possibili alle diverse tavole. In questo caso o se già avete letto altre informazioni su Internet e vi doveste trovare davanti uno psicologo che vi chiede di somministrarvelo siate sinceri nel dire che già lo conoscete. Non sarebbe attendibile e sarebbe solo una perdita di tempo per tutti! 😉

Il test di Rorschach è un test proiettivo che ha come obiettivo quello di andare ad indagare la personalità dei soggetti.
È composto fondamentalmente da 10 tavole su ciascuna delle quali è riportata una macchia d’inchiostro simmetrica. Immaginate di mettere della tempera in mezzo a un foglio e piegare il foglio in due come fanno a volte i bambini: ecco quello è il risultato. 5 delle tavole sono in bianco e nero, 2 rosse e nere e 3 colorate.
Le tavole vengono sottoposte al soggetto una alla volta e per ciascuna, senza limiti di tempo, viene chiesto di raccontare ciò che viene visto. Viene sottolineato che non ci sono risposte giuste o sbagliate.
Qual è il compito dello psicologo? Sicuramente trascrivere tutto ciò che il soggetto dice e inoltre calcolare il tempo impiegato. Sarà necessario calcolare il tempo di latenza (il periodo di tempo che passa da quando è stata consegnata la tavola  a quando il soggetto ha cominciato la produzione) e il tempo impiegato per raccontare la tavola.
Una volta mostrate tutte e 10 le tavole si passa alla fase dell’inchiesta. Vengono riproposte tutte le tavole e vengono poste domande specifiche. Prima di tutto si chiede al soggetto dove ha visto quello che ha visto e poi viene domandato di descrivere meglio ciò che ha visto e perché l’ha visto. Bisogna riuscire a capire l’identità degli elementi visti (animali, persone, oggetti..), se sono o meno in movimento, capire se per l’interpretazione ha visto/usato gli spazi bianchi e quelli colorati e molto altro.
Con l’inchiesta la somministrazione si conclude, anche se c’è la possibilità di fare una prova facoltativa detta “prova dei limiti”.

Ora inizia il compito più duro. Come interpretare quanto detto dal soggetto? Come già detto non è questa la sede per capire nello specifico come si fa a siglare e interpretare i risultati, ma proviamo a vedere brevemente su cosa viene focalizzata l’attenzione.

I criteri fondamentali di cui si tiene conto sono sicuramente:
Localizzazione: le risposte sono fornite sulla base dell’intera immagine o di un dettaglio o sullo spazio negativo intorno o all’interno della macchia d’inchiostro?
Ad esempio si segna con una G la risposta “globale”  per indicare che l’esaminato ha dato l’interpretazione di quella figura considerandola un tutto unico, oppure si segnerà una g (globale amputata) una risposta globale alla quale è stato tolto qualche piccola parte della figura. Al contrario si scriverà una D per indicare che la risposta è stata fornita sulla base di un dettaglio grande o frequente o Dd se il dettaglio è molto piccolo o citato raramente.

Forma: su cosa si basa la riposta? Dove il soggetto vede quello che riporta?
Se il soggetto attribuisce il motivo della sua interpretazione esclusivamente alla forma allora verrà scritta una F. Questa F può essere positiva (F+) se la forma vista è definita “buona”, quindi che si riesce a riconoscere bene o è molto usata o negativa (F-) se la forma non si vede  o si vede molto male.

Movimento: il soggetto nella risposta afferma di vedere oggetti o persone in movimento? Se viene citato il movimento umano si segnerà una M.

Colore: il soggetto vede le parti colorate? Le usa per la sua interpretazioni? La sua risposta è fornita principalmente basandosi sulle differenze cromatiche?

Contenuti: cosa vede il soggetto?
Si fa riferimento alla categoria di cose cui appartiene ciò che ha percepito nella figura. Per esempio si potrà segnare una A se vede un animale, un’H per le figure umane, Anat se cita parti del corpo, Cibo se parla di alimenti e così via per molte altre categorie.

Una volta siglate tutte le tavole si procederà ad un’analisi più di tipo quantitativo che non affrontiamo in questa sede.

Ma cosa si può cogliere subito, fin da una prima lettura e che può essere utile per iniziare a farsi un’idea sulla personalità e i vissuti dei soggetti?
Sicuramente si può iniziare ad osservare se il soggetto fornisce delle risposte cosiddette “banali” o “originali”. Le prime sono quelle più diffuse, date da molti soggetti, mentre le seconde sono quelle che hanno una frequenza di comparsa molto bassa e sono definite rare.

In conclusione possiamo dire che il test è un test proiettivo molto utile, anche se molto difficile da  valutare e interpretare.
Attraverso la lettura delle tavole si possono evidenziare:

– modelli difensivi specifici;

– strutture adattive verso la realtà;

possibilità organizzative dei processi mentali;

elementi proiettivi;

– immagini interne (inconsce).

(Post debitamente modificato per non “danneggiare l’immagine della psicologia  e l’attendibilità del test”)

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Il ruolo della personalità nell’uso di Facebook

dicembre 1, 2009

Nella realtà esistono chiare relazioni fra la nostra personalità ed i nostri comportamenti sociali. Ma quando entriamo nel mondo del web e dei social network cosa succede?

Un contributo alla risposta arriva da uno studio svolto da un gruppo di ricercatori della University of Windsor, guidato da Craig Ross, e presentato in un recente articolo della rivista internazionale Computers in Human Behavior, il cui scopo era stabilire delle correlazioni fra la personalità dell’utente (classificata con il test Big Five) e l’uso di Facebook.
Lo studio è stato svolto su 97 studenti universitari canadesi (15 uomini e 82 donne), in maggioranza utenti costanti di Facebook (dai 10 ai 60 minuti di uso quotidiano del social network).
Le ipotesi di partenza riguardavano il legame tra un tratto di personalità e alcuni comportamenti sociali ad esso associati. Ad esempio si ipotizzava che persona estroversa aderisse a più gruppi e avesse più amici anche su Facebook.

Contrariamente alle aspettative, le correlazioni, tra fattori che descrivono la personalità e l’uso di diverse funzionalità di Facebook, per le quali lo studio è riuscito a trovare una relazione statisticamente significativa sono poche.
in particolare un alto livello di Estroversione è predittore di appartenenza ad un alto numero di gruppi su Facebook, ma non sono emerse relazioni significative di questo tratto né con il numero di amici su Facebook, né con il tempo speso su Facebook.
Un basso valore di Instabilita’ Emotiva (Nevroticismo), invece, e’ stato collegato in modo significativo ad una preferenza per la pubblicazione di proprie foto (ma non di altri tipi di informazioni).
Per i fattori di Apertura all’Esperienza e di Socievolezza nessuna delle correlazioni attese con l’uso di Facebook ha avuto conferma.

La conclusione a cui arrivano i ricercatori è che quando parliamo di social network non possiamo partire dal presupposto che i comportamenti di una persona nel mondo fisico si ripetano similmente nel mondo virtuale. Le dinamiche di Facebook non sono cosi’ ovvie.
ad esempio forse, a differenza del mondo fisico, più che gli estroversi, potrebbero essere i timidi su Internet ad essere fortemente motivati verso l’uso della comunicazione mediata dal computer.

Tratto da: lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/


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