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Gli psicofarmaci più diffusi (4): gli stabilizzatori dell’umore contro le oscillazioni tra mania e depressione

marzo 21, 2011

quasicasa

L’ultima categoria di farmaci che prendiamo in considerazione sono gli stabilizzatori dell’umore. Anch’essi possono essere inclusi nella macrocategoria degli antidepressivi ma hanno lo scopo di ridurre i sintomi di soggetti affetti da disturbo bipolare e regolarizzare le oscillazioni patologiche tra mania e depressione.

Il primo stabilizzatore ad essere scoperto è stato il litio, individuato, per caso, da Cade nel 1817. Tale sostanza, utilizzata per la cura della gotta e per pazienti con ipertiroidismo e ipotiroidismo, inizia ad essere utilizzata con pazienti con psicosi maniaco-depressive da quando lo stesso Cade si accorge di una certa analogie tra le due categorie di patologie.
Si tratta di un catione che modifica la fisiologia delle membrane cellulari attraverso un’alterazione degli scambi Na e K ed  utilizzato soprattutto per episodi acuti maniacali, per la prevenzione recidive maniacali e depressive nel disturbo bipolare e per la cura di forme depressive resistenti all’azione antidepressiva.
Importante sottolineare che il litio ha un range terapeutico (da 0.6 a 1.2 mEq/l) al di là del quale la sostanza ha gravi effetti tossici.
Altri stabilizzatori dell’umore sono la carbamazepina e il sodio valproato inizialmente usati come epilettici e oggi utilizzati negli stessi casi del litio.
Infine, vi  è la lamotrigina spesso utilizzato come anticonvulsionante, ma anche per la cura della depressione bipolare e per le recidive depressive e maniacali dei pazienti con disturbo bipolare

Tutti questi farmaci presentano numerosi e importanti effetti collaterali. Il litio, in particolare, può portare a diarrea, aumento della diuresi, diabete e ipotiroidismo; la carbamazepina può generare effetti neurologici e un aumento transaminasi; il sodio valproato causa tremori, senso di sedazione e la lamotrigina sintomi simil influenzali.
Più gravi, ovviamente, sono gli effetti tossici, rilevanti però solo per il litio. Come detto esso, al superamento del range terapeutico, può comportare convulsioni, tremori, alterazioni fisiologiche e può portare anche al coma.

 

 

 

Gli psicofarmaci più diffusi (3): gli antidepressivi contro i disturbi dell’umore

marzo 13, 2011

ANTIDEPRESSIVI

Gli antidepressivi sono i farmaci più utilizzati nella cura dei disturbi dell’umore (disturbi psichiatrici che hanno come sintomo centrale l’alterazione dell’umore). Le alterazioni d’umore possono essere a livello di deflessione del tono, depressione o esaltazione del tono, mania.

L’effetto atteso di tali farmaci è la normalizzazione (stimolazione) della trasmissione di alcuni neurotrasmettitori che si ritiene alterata in alcuni gravi disturbi affettivi e ansiosi. In particolare si ritiene che la depressione sia in parte determinata dalla ridotta presenza di serotonina e noradrenalina.
Le sostanze antidepressive agiscono a diversi livelli: bloccando il recettore pre-sinaptico, inibendo la ricaptazione sinaptica del neurotrasmettitore e gli enzimi catabolizzanti gli stessi e regolando i recettori post-sinaptici.
Essi sono usati principalmente contro disturbi e episodi depressivi, ma anche per disturbi ossessivi compulsivi e attacchi di panico.

Gli antidepressivi vengono divisi in un gran numero di classi diverse, ma ilr aggruppamento principale avviene suddividendo farmaci di prima e di seconda generazione.
Della prima generazione fanno parte principalmente i triciclici, così chiamati per la struttura ciclica,a 3 anelli. Essi agiscono principalmente su noradrenalina e serotonina e hanno un ampio spettro di azione, ma anche un maggior numero di effetti collaterali.
Della seconda generazione fanno aprte invece 6 diversi tipi di antidepressivi: gli IMAO, gli eterociclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (SNRI), gli inibitori della ricaptazione della noradrenalina (NaRI) e gli antidepressivi noradrenergici e selettivi setoroninergici  (NaSSa)

In generale tali farmaci risultano avere tutti diversi effetti collaterali che tendono però ad attenuarsi nel corso del trattamento e, come detto, sono più numerosi e resistenti negli antidepressivi di prima generazione.
Nel caso dei triciclici essi possono riguardare il sistema cardiovascolare e aspetti neurologici e vegetativi; possono inoltre causare deliri, sonnolenza e sedazione. Gli SSRI generano, invece, più problemi a livello gastrointestinale, psichico e sessuale.
Va tenuto conto del fatto che, a dosi eccessive, tutte queste sostanze possono creare effetti tossici, condurre al coma e portare alla cosiddetta sindrome serotoninergica dovuta all’ eccessivo potenziamento della trasmissione della serotonina (tremori, ipertensione..).

Gli psicofarmaci più diffusi (2): gli antipsicotici per il controllo dei sintomi psicotici

febbraio 18, 2011

(Anael Raziel)

Oggi è l’ora di parlare degli antipsicotici…

ANTIPSICOTICI

Gli antipsicotici, detti  anche tranquillanti maggiori, sono utilizzati per controllare e ridurre i sintomi positivi e negativi delle psicosi. I sintomi positivi sono manifestazioni che riflettono un eccesso delle normali funzioni (deliri, allucinazioni..), mentre quelli negativi danno evidenza di una diminuzione o perdita di normali funzioni (passività, ritiro sociale..).
In generale, questi farmaci sono usati anche per trattare gli stati melanconici e favoriscono la disponibilità del paziente ad altre proposte terapeutiche rendendolo più recettivo.
Sono utilizzati principalmente per curare schizofrenia e disturbi psicotici, agitazione motoria, eccitamento e depressione con sintomi psicotici.

Gli antipsicotici si distinguono in due macrocategorie.
I primi, antipsicotici tradizionali, sono i neurolettici che portano ad un blocco specifico della dopamina. I più importanti sono la cloropromazina, aloperidolo e, le più efficaci, fenotiazine.
Come detto, essi agiscono inibendo il recettore dopaminergico di tipo D2.
Gli effetti indesiderati dei neurolettici sono però numerosi e molto diffusi, in particolare di tipo neurologico, motorio (extrapiramidali) e endocrino.

Con un minor numero di effetti collaterali e con un’azione più potente anche sui sintomi negativi sono il secondo gruppo di antipsicotici, agli antipsicotici atipici.
Essi agiscono sulla trasmissione sia dopaminergica che serotoninergica bloccando i recettori  di dopamina e serotonina. Come detto hanno la stessa efficacia dei neurolettici sui sintomi positivi, ma maggiore efficacia su quelli negativi.
I più famosi sono la clozapina, l’aripiprazolo e il risperidone.
Gli effetti indesiderati sono meno presenti e riguardano aumento peso, sonnolenza e vertigini. Bisogna solo porre particolare attenzione al livello pressione arteriosa.

E’ importante sottolineare che, negli antipsicotici, esistono anche degli effetti tossici da sovradosaggio: depressione respiratoria, ipotensione, convulsioni e la cosiddetta sindrome neurolettica maligna che può portare anche alla morte.

 

Gli psicofarmaci più diffusi: gli ansiolitci per la cura dell’ansia

febbraio 15, 2011

(Rima Xaros)

Che differenza c’è tra antidepressivi, ansiolitici e antipsicotici? Ecco un riassuntino a tappe semplice semplice che proverà a schiarire un po’ le idee!
Oggi iniziamo con gli ansiolitici!

ANSIOLITICI

Gli ansiolitici, detti anche tranquillanti minori, sono i farmaci contro l’ansia patologica (considerata come una situazione di attivazione sproporzionata delle funzioni psicofisiche del soggetto in reazione a stimoli esterni di pericolo).
Gli ansiolitici oggi più comuni e famosi sono le benzodiazepine che hanno sostituito, intorno agli anni ’50, i più controindicati barbiturici. Le benzodiazepine sono preferite a tutti gli altri ansiolitici in quanto anche a dosi elevate non sono mortali. Il più comune ansiolitico oggi è il Valium.

L’effetto atteso degli ansiolitici è quello di indurre un rallentamento generale della neurotrasmissione in particolari aree  cerebrali (mesolimbiche e mesocroticali). Ciò viene ricercato facilitando la neurotrasmissione GABA-mediata (inibitoria)nel SNC.
Tali farmaci sono usati principalmente per stati e sindromi ansiose, insonnia breve e agitazione e hanno effetto calmante, funzioni ansiolitiche, ipnoinducenti e anticonvulsivanti.

Come detto ad alte dosi non portano alla morte, ma creano sonnolenza anche se presentano alcuni effetti indesiderati come: eccessiva sedazione, diminuzione della performance psicomotoria, amnesia anterograda oltre che rischio di dipendenza e confusione mentale.

Altri farmaci non benzodiazepinici utilzzati contro l’ansia sono gli antistaminici e il buspirone.
Diffusi in passato, ma eliminati dal commercio per gli eccessivi effetti colalterali sono stati invece il cloralio, i sali di bromuro e il meprobamato.

Gli adolescenti e gli psicofarmaci

aprile 4, 2009

Oggi voglio rendervi partecipi di una notizia che mi sembra veramente preoccupante..

Uno studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (IFC-CNR) di Pisa, sull’uso di sostanze stupefacenti tra i ragazzi di 15-16 anni mostra dei risultati degni di attenzione.

La ricerca, chiamata ESPAD (European School Project on Alcohol and Other Drugs), è stata condotta su un campione di 10 mila studenti italiani e colloca la nostra nazione al quarto posto tra i 35 Paesi europei per consumo di tranquillanti e sedativi senza avere una prescrizione medica.  I Paesi che utilizzano psicofarmaci con più frequenza sono Polonia, Lituania, Francia e Principato di Monaco dove circa il 15% degli studenti ha dichiarato di assumere queste sostanze, ma la media europea è del 6% e in Italia 1 ragazzo su 10 è ricorso almeno una volta al loro uso. Altro dato quasi sconvolgente o almeno imprevisto è il sesso di questi “baby consumatori”: nella maggior parte dei casi, si tratta soprattutto di ragazze e in Italia la percentuale femminile è addirittura doppia rispetto a quella maschile (13% vs. 7%).

Questi dati oltre a preoccupare devono far riflettere. Cosa sta succedendo agli adolescenti di oggi? Perché assumono in modo così sconsiderato dei farmaci dei quali probabilmente non conoscono effetti collaterali e proprietà? Ma soprattutto… dove si procurano antidepressivi o amfetamine se per legge il farmacista non può dispensarli senza ricetta o benzodiazepine, che non possono essere vendute ai minori di 18 anni? E qui entra in gioco la vera questione: li trovano molto probabilmente in casa, usati da genitori e parenti. Da questa conclusione nascono mille riflessioni e interrogativi…come fanno i genitori a non accorgersi di nulla? Quanto sono veramente controllati i ragazzi nelle famiglie? Quanto sono informati del vero motivo per cui questi medicinali vanno presi?

Ma soprattutto…vale la pena risolvere tutti i problemi, spesso non così gravi, prendendo dei farmaci?


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