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Stress da lavoro? Dal primo gennaio obbligo di “misurarlo” in tutte le aziende!

gennaio 23, 2011

(alancleaver_2000)

Stress da lavoro?Dal primo gennaio il Ministero ha stabilito che sarà obbligatorio per tutte le aziende valutare il livello di stress dei suoi dipendenti e, nel caso fosse presente, provvedere a eliminarlo o diminuirlo.
Purtroppo al giorno d’oggi il numero di soggetti che vivono una certa dose di stress o che arrivano a sviluppare una vera patologia sono sempre più in aumento: carichi di lavoro e ritmi troppo pesanti, cattive relazioni tra colleghi,’ansia di fare tutto in poco tempo e paura di perdere il posto.
Più di un lavoratore su 4 (l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) soffre di questa situazione che può andare a minare la salute fisica e mentale.

Ed ecco il il Testo unico per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/ 2008 e sue successive modifiche con d.lgs. 106/2009) che stabilisce l’obbligo da parte di tutti i datori di lavoro di “misurare” lo stress.
Il punto di partenza è l’Accordo-quadro, firmato nel 2004 a Bruxelles tra le parti sociali dell’Unione europea, che definisce lo stress nei luoghi di lavoro: “una condizione, accompagnata da sofferenze o disfunzioni fisiche, psichiche, psicologiche o sociali, che scaturisce dalla sensazione individuale di non essere in grado di rispondere alle richieste o di non essere all’altezza delle aspettative”.

E queste sono alcune delle linee guida emanate dal Ministero del Lavoro per attuarlo.

Prima di tutto è necessario identificare i cosiddetti “segnali di allarme”, indicatori e fattori di rischio da stress. All’inizio il monitoraggio deve avvenire su gruppi di lavoratori esposti a rischi dello stesso tipo, per esempio i turnisti o quelli che svolgono uguali mansioni. Esistono infatti condizioni oggettive di stress, che possono dipendere da ambiente, organizzazione e gestione del lavoro: eccessivo assenteismo, frequente rotazione del personale, numero elevato di infortuni e malattie professionali,  orari troppo rigidi, “quantità” di lavoro che non si riesce a gestire, scarso riconoscimento delle competenze professionali.

Ma esiste anche una sfera soggettiva: in questo caso la valutazione dei rischi diventa più complessa e potrà avvenire tramite interviste, questionari o focus group di lavoratori.
Le sensazioni soggettive più diffuse sono, ad esempio, la paura che un errore possa avere conseguenze gravi, la sensazione di non ricevere il rispetto che ci si merita, la percezione di essere nell’impossibilità di lamentarsi o di esprimere talenti e capacità personali e di non avere collaborazione da parte dei superiori e colleghi.
Afferma Lorenzo Fantini, della direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro del Ministero:

Abbiamo lasciato alle aziende l’autonomia di scegliere se rivolgersi o meno a figure professionali specifiche per valutare lo stress dei lavoratori -. Certo, se un’azienda riterrà di organizzare focus group, è implicito che servirà uno psicologo.

Ma la domanda è: in tempo di crisi le aziende ne terranno davvero conto? Continua Fantini:

Proprio perché esistono ancora realtà imprenditoriali in cui è difficile parlare di stress, si è deciso di adottare nel documento la logica della gradualità, semplificando il compito dei datori di lavoro. Ma rimane l’obbligo legale di proteggere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, che ora si applica anche ai problemi di stress; quindi, con i medesimi controlli e stesse sanzioni.

Nei prossimi due anni l’attuazione della normativa sarà monitorata dalla Commissione istituita presso il Ministero del Lavoro…speriamo non ci sia una solita “applicazione all’italiana” della legge!

E il compito non spetterà solo ai datori di lavoro…sarà fondamentale anche la capacità dei protagonisti del settore (specialmente psicologi) di ideare tecniche e strumenti innovativi per misurare lo stress, che sappiano coniugare affidabilità della misurazione a un basso costo e un buon livello di innovazione!
Solo così ci sarà la possibilità di andare incontro alle aziende in crisi, poter svolgere nei migliore dei modi questo compito e ottenere veramente risultati!

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“Giovani in salute” : un inziativa di prevenzione per adolescenti e giovani adulti. Pro e contro di un “progetto a premi”

maggio 6, 2010

Oggi vi parlo di un’iniziativa che mi è stata presentata oggi in università. Oramai le iscrizioni sono terminate, ma la predo come spunto per lavorare sul tema e trarne alcuni spunti..

Si tratta dell’iniziativa “Giovani in salute. Liberati da fumo e alcool. Premia la tua salute” organizzata dal Comune di Milano e rivolta a 100 ragazzi volontari dai 14 ai 24 anni, per ridurre il numero dei fumatori e sensibilizzare ad un bere responsabile.
Il progetto è svolto in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – Milano, la Società Italiana di Alcologia.

Ma di cosa si tratta?
Ci sono 2 percorsi separati per la sensibilizzazione contro il fumo e contro l’alcol. Entrambi hanno lo scopo di incoraggiare i giovani a sapere come/quando/dove si fuma e si beve. L’idea è che sapere cosa si fa è meglio che non saperlo così ognuno può decidere per sé in modo più libero e consapevole.

Il primo è denominato “SMOKE? BE FREE!” prevede la partecipazione ad un gruppo che si incontrerà per 6 volte per 90 minuti, circa due volte al mese da maggio a novembre 2010, che discuterà, scoprirà, curioserà nel mondo del fumo con l’aiuto di uno psicologo e di testimonial.
Il secondo, invece, richiederà di fare un alcoltest una volta alla settimana e poi di compilare un questionario da inviare via e-mail per capire e valutare il rapporto con l’alcol e gli eventuali fattori di rischio.

Ma qual è la peculiarità del progetto? Ciò che viene dato in cambio! Sì perché la partecipazione costante a tutti gli incontri permetterà ai ragazzi di ottenere numerosissimi premi.
E non cose da poco: prodotti cosmetici Deborah, sconti nei cinema, abbonamenti annuali BikeMi, Playstation PSP, mini-fotocamere HD, notebook e netbook Olivetti fino ad arrivare a 1 viaggio in Europa per due persone per due notti.

Il sito dell’iniziativa effettivamente non dice molto né sulle modalità di conduzione degli incontri e dei gruppi di lavoro, né sulle condizioni in base alle quali verranno premiati i ragazzi. Tutti quelli che finiscono un percorso o solo quelli che dimostrano che, nel tempo, hanno smesso di fumare? Non si sa!

Resta il fatto che un’idea di questo tipo ha i suoi lati positivi, ma a mio papere anche i suoi limiti.
Prima di tutto forse solo un intervento che porti con sé dei “vantaggi” immediati e dei premi materiali, visibili e ricercati può veramente attirare l’attenzione dei ragazzi e coinvolgerli in un progetto di prevenzione…

Ma…ci sono un po’ di ma..

Un interveto di questo tipo non attiva solo una motivazione estrinseca? I ragazzi parteciperanno anche con maggior voglia, ma non semplicemente per ottenere trucchi o computer?S
e si trattasse di un progetto non orientato semplicemente alla trasmissione di informazioni forse questa “spinta motivazionale” potrebbe anche essere utile. Ma veramente ha senso premiare dei ragazzi solo perché partecipano, ascoltano e conoscono? Sia i 14enni che i 24enni (se non tutti la gran parte) sanno benissimo quali sono le conseguenze di comportamenti rischiosi di questo tipo. Cosa prevedono in più  gli incontri? Ci si basa solo sulla trasmissione di informazioni? Se così fosse siamo proprio sicuri che partecipare, ricevere informazioni in cambio di premi possa spingere veramente i ragazzi a cambiare?

Come detto non conosco molto del progetto e le mie “critiche” potrebbero partire da una base di ignoranza. Ma a prima vista mi sento di fare queste osservazioni.
Al di là dei premi forse si dovrebbero coinvolgere i ragazzi più direttamente e attivamente, attraverso la condivisione tra pari, senza la presenza di un esperto che “detta legge”. Ma soprattutto bisognerebbe lavorare non solo sulla conoscenza dei rischi o sulla trasmissione di conoscenze, ma sullo sviluppo di quelle competenze e life skills che possono condurre il ragazzo a valutare, decidere, ragionare veramente con la propria testa.

Aspettiamo e vediamo i risultati dell’iniziativa…poi se veramente avrà effetto non sarò che felice!

Conferenza “Comunicazione per la salute”. 26-28 novembre, Università degli Studi di Milano

novembre 23, 2009

Come la comunicazione può mettersi al servizio della salute? Come e quanto i due temi sono legati nell’ambito della psicologia? Sicuramente molto e ne è la riprova la conferenza “ Comunicazione per la salute” che si terrà presso l’Università degli Studi di Milano, dal 26 al 28 novembre.

Essa vuole essere la prima occasione di riunione scientifica per tutti i ricercatori italiani attivi nel campo della comunicazione in medicina e si rivolge in particolare ai medici, ma anche psicologi, infermieri e altre figure professionali.
La conferenza è articolata in due giornate e mezzo e organizzata in sessioni parallele in cui si alterneranno la presentazione di più simposi, workshop e comunicazioni scientifiche, in modo tale da permettere ai partecipanti di scegliere di seguire gli argomenti che più interessano.

L’evento prevede la partecipazione di numerosi personaggi di spicco a livello universitario nazionale, ma anche internazionale e credo possa trattarsi di una opportunità veramente interessante.
L’unico limite? Il costo! La quota intera è di 250 euro, ma il convegno è gratuito per gli studenti.

Ecco alcuni dei temi trattati:
– Comunicazione e fine della vita
– Comunicazione e psico-oncologia
– Comunicazione paziente difficile
– La comunicazione nell’emergenza sanitaria
– La comunicazione nella malattia cronica
– La gestione delle cattive notizie
– Lo psicologo e la comunicazione per la salute

Per informazioni: www.centrocura.info
Clicca qui per scaricare l’allegato.

Un altro progetto in risposta ai bisogni dei cittadini: la psicoterapia a 10 euro

ottobre 30, 2009

Continuando a parlare degli interessanti progetti di ordine psicologico che stanno nascendo sul territorio italiano (forse qualcosa si muove!!) vi cito la proposta degli specializzandi dell’Icp (Institute of Constructivist Psychology) di Padova di proporre sedute di psicologia clinica e psicoterapia a soli 10 euro (soldi non considerati prestazione professionale, ma raccolti solo per migliorare l’iniziativa).

In questo modo l’intento è “quello di offrire un servizio sociale di ausilio professionale, intercettando chi non è in grado di affrontare le parcelle private nè profittare del sostegno nella sanità pubblica, ove operano, anche bene, pochi psicologi a fronte di una domanda imponente””, come dice Massimo Giliberto, direttore della Scuola di riferimento internazionale per la specializzazione post-universitaria.

Anche questo progetto, come quello di inserire gli psicologi nelle farmacie, è stato creato ascoltando i bisogni dei cittadini. Questa propensione e direzionalità verso chi sta male penso sia un cambiamento nettissimo rispetto al passato e molto positivo. La società di oggi si trova afflitta da numerosi problemi e il disagio individuale continua ad aumentare. Lavorare sui bisogni e le necessità dei soggetti è il primo e fondamentale compito della psicologia e quindi dei professionisti.

Altre informazioni sui nuovi psicologi di quartiere!

ottobre 20, 2009

Parlando nuovamente di questa interessantissima iniziativa (come già fatto in un post precedente!) vi segnalo l’indirizzo del sito internet creato al fine di meglio speigare e diffondere questo servizio, un filmato-intervista e un articolo interessanti.

L’articolo è apparso su “Il Corriere della Sera”..non è presente in formato digitale ma solo sottofroma di pdf cliccando qui

Il sito internet è www.psicologiainfarmacia.it/index.html, mentre l’intervista è apparsa sul Tg3 Regionale del 16 ottobre scorso a Enrico Molinari e Jacopo Casiraghi.

Nelle farmacie di Milano nascono gli psicologi di quartiere

ottobre 6, 2009

Grazie all’indicazione di un amico ho scoperto un progetto molto interessante: lo Psicologo di Quartiere. Senza che io ne fossi al corrente (e senza che fosse stato più di tanto pubblicizzato) questo tipo di intervento era partito già quasi un anno fa.

Di cosa si tratta? L’idea, proposta da Enrico Molinari, presidente dell’ordine psicologi della Lombardia, è quella di inserire uno psicologo all’interno di alcune farmacie nei diversi quartieri di Milano. La sperimentazione fatta lo scorso anno, nelle farmacie di Via Pieri e Viale Famagosta, ha avuto esiti molto positivi: in 5 mesi il servizio è stato utilizzato da 158 persone per un totale di 516 visite. Questo mostra come il bisogno psicologico tra la popolazione sia elevato, ma, nello stesso tempo, come sia difficile per i cittadini individuare dei luoghi dove poter avere un colloquio con un professionista del settore, soprattutto gratuitamente.

Visto il grande successo dell’iniziativa da questo mese l’assessore Landi di Chiavenna, in collaborazione con l’Università Cattolica, sta pensando di ampliare il progetto a 24 farmacie, comunali e non.

Penso che questo progetto apporti vantaggi considerevoli sia alla classe degli psicologi (finalmente un luogo pubblico oltre l’ospedale riconosce la loro presenza!) sia a tutti i cittadini. E chissà che col tempo non venga richiesta formalmente e tramite una legge la presenza dello psicologo in tutte le farmacie!

Per informazioni circa le farmacie che aderiscono a questa iniziativa consultare il sito:

http://www.02blog.it/post/5799/psicologi-di-quartiere-presto-in-molte-farmacie-di-milano


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