Posts Tagged ‘Trauma’

“Trauma”: un libro intenso, nel profondo delle menti colpite dai traumi.

ottobre 18, 2013

trauma

Mi svegliai con un sussulto, sudato, tremante, senza fiato. Mi sembrava di soffocare. Era un orrore che conoscevo, quello di vedere il cadavere come se fosse la prima volta. È questo il trauma. L’evento sta sempre accadendo ORA, nel PRESENTE, per la PRIMA VOLTA.

 “Trauma” è un libro mozzafiato, per la capacità stilistica, la trama, la suspance che riesce a suscitare e il vero substrato psicologico che lo circonda.

È la storia di uno psichiatra, un professionista che ha come obiettivo quello di entrare e indagare le menti degli altri per curarle, ma a cui verrà più volte rinfacciato di voler sapere troppo. È la storia di una persona fragile, che nascondendosi dietro la sua professione nega e reprime i traumi del suo passato che riemergono però continuamente.

È un libro sul disturbo post-traumatica da stress, sui suoi sintomi, sulla sua difficoltà ad essere curato e sulle conseguenze a cui può portare. Che siano dovuti alla guerra, ai sensi di colpa o a esperienze vissute da bambino il trauma riemerge sempre, primo o poi, in un modo o nell’altro.

È il libro che parla di Charlie Weir, figlio di una madre depressa che annega i dispiaceri nell’alcol e di un padre fragile che abbandona la famiglia per evitare di affrontare la moglie. Figlio che, nonostante l’inspiegabile rancore e “odio” che la madre prova per lui, resta legato all’idea che lei abbia bisogno di lui e lui debba necessariamente starle accanto.

È anche il racconto di un rapporto difficile tra due fratelli che si rinfacciano a vicenda episodi del passato.

E poi è il racconto di una storia d’amore, anzi di due storie, entrambe condizionate dall’incapacità del protagonista di entrare nel profondo dei proprio traumi come sa fare con gli altri e della sua tendenza ad attrarre a sé solo persone di un certo tipo.

In mezzo un suicidio, storie di sensi di colpa e esperienze di guerra, tradimenti e distacco dalle emozioni.
Alla fine Charlie non regge più: la fine dei suoi amori, la solitudine, la depressione e quel trauma che riemerge, quella notte della sua infanzia che lo segnerà per tutta la vita. E quella voglia di porre fine a tutto, placata solo dal pensiero della figlia Cassie.

È un libro veramente intenso, ricco, scritto con maestria, che ti prende e fa trattenere il fiato, che nel finale non ti lascia la forza di smettere di leggerlo.
È un vero romanzo psicologico, dove i termini, i ragionamenti e le emozioni sono tipici di uno psicologo, ma che nello stesso tempo apre a tutti i lettori al fantastico mondo della mente umana.

 

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L’adozione: vantaggi e rischi psicologici nell’adottare un bambino vittima del terremoto di Haiti

gennaio 25, 2010

Dopo il catastrofico terremoto che ha colpito la popolazione di Haiti il tema delle adozioni è diventato, negli ultimi giorni, uno degli argomenti di maggiore discussione.
Si stima che siano migliaia i bambini che si trovano oggi a vivere per strada, dopo aver perso i genitori e probabilmente anche tutti i parenti.
Il sottosegretario Carlo Giovanardi ha dichiarato che le familgie italiane potranno adottare bambini Hitiani ma solo a due condizioni: se a chiederlo all’Italia è il governo di Haiti che dichiara lo stato di reale abbandono del bambino e se le coppie italiane sono in possesso dell’idoneità all’adozione.

Questo fa nascere una serie di domande circa i vantaggi e i rischi che questo tipo di pratica può apportare ai bambini in causa.
Sicuramente vivere in una famiglia, con le cure e le attenzioni di due genitori, ha numerosi vantaggi rispetto al vivere in un orfanotrofio. La possibilità di cure e amore “personalizzato”, l’occasione di vivere in un ambiente protetto e di creare una relazione di attaccamento con una figura adulta importante sono tutti elementi fondamentali per poter vivere un’infanzia serena e non traumatica.
Certo è che l’adozione resta una pratica complessa e rischiosa. Prima di tutto è importante tenere conto dell’età del bambini. Mentre per i più piccoli è relativamente meno traumatico essere sradicati dal proprio territorio e adattarsi al nuovo ambiente, per i bambini più grandi può avere risvolti molto negativi il fatto di essere allontanati dal proprio luogo di origine.
Inoltre, l’affido richiede da parte della coppia che si assume questa responsabilità una serie di competenze non banali. Specialmente in seguito ad una tragedia di queste dimensioni bisogna fare attenzione a tutti quegli aspetti specificatamente psicologici che possono interessare il bambino. Esso si può trovare in una situazione di stress, di paura, di impotenza e i genitori italiani devono avere le competenze adeguate per riconoscere e rispondere a questi disagi e sapersi avvicinare nel modo più consono.
L’ideale sarebbe comunque che questi bambini rimanessero nel luogo in cui sono nati e quindi le adozioni acquisterebbero veramente senso solo nel caso in cui questi piccoli non avessero più in patria nessun parente che si possa occupare di loro

L’adozione resta una pratica importantissima e di grande valore. Ma chi decide di assumersi questa responsabilità deve ricordarsi che è un impegno che dura tutta una vita e che richiede un percorso anche psicologico lungo e fondamentale.

La resilienza: capacità di far fronte agli eventi traumatici

novembre 25, 2009

Dopo avervi “pubblicizzato” il convegno sulla resilienza (a cui ho partecipato e che è stato molto interessante!) ho pensato che potesse essere utile approfondire il concetto, per spiegarlo ai profani e fornire qualche informazione anche ai più direttamente interessati.
Per resilienza, in psicologia, si intende la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici di ogni tipo. Il trauma nasce in conseguenza ad un evento vissuto come stressante e che non riesce ad essere affrontato nel modo adeguato dal soggetto. La capacità di fare fronte ad esso e riorganizzare la propria vita in modo positivo è indice quindi di salute e aiuta a evitare di sfociare nel disagio mentale.
Persone resilienti sono, quindi, coloro che immerse in circostanze traumatiche riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.
L’importanza è, infatti, non solo la capacità di “reggere frontalmente” ad impatti emotivi critici, ma soprattutto la possibilità di adattarvisi flessibilmente, ripristinando nuove forme adattative di equilibrio personale e psicosociale nel post-evento.
Si tratta di una funzione psichica non innata: si sviluppa nel tempo in rapporto con l’esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono. Tutti possiamo diventare resilienti!
si può dire che la persona resiliente è quella che ha avuto uno sviluppo psico-affettivo e psico-cognitivo sufficientemente integrati, sostenuti dall’esperienza, da capacità mentali sufficientemente.

Il concetto di resilienza può essere applicato oltre che ai singoli individui, anche alle comunità, in seguito gravi catastrofi. I fattori identitari, la coesione sociale, la comunità di intenti e di valori costituiscono il fondamento essenziale della “comunità resiliente“.

Terremoto in Abruzzo: aiuto psicologico anche ai soccorritori.

aprile 21, 2009

Ritornando a parlare di recupero psicologico una notizia di ieri riporta l’attenzione sull’importanza del sostegno non solo alle vittime di traumi, ma anche ai soccorritori che si trovano ad aiutarle…

(AGI) – Torino, 20 apr. – Aiuto e supporto psicologico non solo alla popolazione colpita dal sisma ma anche a quanti, da tre settimane, si prodigano per portare aiuto. Il Comitato Regionale della Croce Rossa del Piemonte, d’intesa con alcuni partner ha predisposto una task force pronta ad intervenire a supporto dei soccorritori piemontesi della Cri al rientro in Piemonte. Con la Cri piemontese collaborano la Croix Rouge Francaise, la facolta’ di psicologia dell’universita’ di Torino, il dipartimento di psicologia dell’universita’ di Pavia, la regione autonoma Valle d’Aosta, il Fondo Formacion Euskadi – Centro di formazione basco, Impact – Fondazione per lo studio dei disagi psicosociali e Sinergie srl di Torino. Si tratta dei partner attivi nel progetto “Red” (Reinforce Rescuers Resilience by Empowering a well being Dimension), che negli ultimi due anni ha approfondito quei fattori, che aiutano i soccorritori a rinforzare le proprie risorse per reagire e ritornare alla vita di tutti i giorni. (AGI)

Un sito apposito ospita materiali e risultati del progetto, che è stato portato a termine anche grazie al contributo della Commissione Europea – DG ENV – Civil protection
http://www.cri.piemonte.it/progetti/red/
Articolo tratto da: http://www.psicologia-oggi.it/

La psicologia dell’emergenza

aprile 18, 2009

Avendo inserito un post che riguarda il ruolo della psicologia nelle situazioni di traumi e calamità naturali, mi sembra necessario parlare un po’ di questo nuovo e emergente ambito della psicologia denominato proprio Psicologia delle emergenze.

Si tratta di un settore della psicologia che si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed emergenza/urgenza e, nello specifico, studia il comportamento individuale, gruppale e comunitario in situazioni di crisi. In sintesi, mentre gran parte della psicologia tradizionale si occupa dei processi psichici (cognitivi, emotivi, psicofisiologici, etc.) che avvengono in condizioni “normali”, la psicologia dell’emergenza si occupa di come tali processi vengano ad essere rimodulati e modificati nelle situazioni di crisi e trauma. Gli ambiti e gli oggetti di studio di questa branca sono numerosissimi: dallo studio di come un bambino si rappresenta cognitivamente, e cerca di trovare coerenza in una situazione di emergenza a come la comunicazione interpersonale viene alterata nelle interazioni sociali che avvengono in una situazione di rischio. Dal punto di vista strettamente clinico la psicologia dell’emergenza si occupa principalmente della formazione preventiva al personale del soccorso e di attuare interventi immediati di supporto sulla scena e di consulenza diretta alle vittime “primarie” (i soggetti direttamente coinvolti dall’evento critico) e alle “secondarie” (parenti e/o testimoni diretti dell’evento). La peculiarità dello psicologo dell’emergenza non sta solo nella capacità clinica di consulenza alle vittime, ma deve possedere un’approfondita conoscenza del sistema dei soccorsi e della sua organizzazione e essere specializzato nella gestione emotivo-relazionale delle situazioni di crisi. Inoltre deve avere competenze sociali circa i fenomeni della “percezione del rischio” (Risk Perception) e della “comunicazione del rischio” (Risk Communication). In generale si può dire che oltre ad occuparsi della “clinica” deve essere in grado di gestire lo scenario psicosociale e comunitario, all’interno del quale è avvenuta l’emergenza. Data la loro frequente interazione con i processi emotivi traumatici del particolare tipo di pazienti con cui operano gli psicologi dell’emergenza sono in media più soggetti a rischi di traumi e vissuti di controtransfert e quindi necessitano di continue supervisioni e de briefing.

Per chi fosse interessato:

Rivista di Psicologia dell’emergenza e di Assistenza umanitaria: http://www.psicologiperipopoli.it/La%20rivista.html

Associazione Italiana di Psicologia dell’Emergenza: http://www.psiemitalia.org/home.asp

Blog di approfondimento: http://psicologiaemergenza.blogspot.com/

Terremoto in Abruzzo: l’importanza del recupero psicologico e della Clown Therapy per i bambini.

aprile 16, 2009

Di ritorno dalle vacanze pasquali, con l’obiettivo di aggiornare il blog, non posso far altro che parlare del terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo durante la prima settimana di Aprile. Sono stati tanti i servizi e gli approfondimenti trasmessi dalle televisioni, comparsi sui giornali…si è parlato di colpe, di responsabilità, di cause…. Senza ricadere nella banalità o apparire ripetitiva, penso che il mio unico compito sia quello di aiutare i profani a prendere una maggiore consapevolezza delle conseguenze psicologiche che possono nascere in seguito ad un avvenimento di questo tipo. Si tratta di cercare di compiere una recupero psicologico per persone che hanno perso tutto e i numerosi professionisti che si sono recati sul posto stanno operando in questa direzione. Chi perde casa e lavoro perde principalmente la sicurezza: vengono a mancare certezze e le basi fondanti della propria esistenza. Questo non può che avere come conseguenza un enorme stress mentale e una sensazione di impotenza. Inoltre lo shock di fronte a questo trauma può bloccare anche le funzioni più semplici come quella del bere, aumentando il rischio di disidratazione. Rispetto alla normale vita quotidiana nel vivere da sfollati vi è anche uno sfasamento del normale ciclo sonno-veglia, aggravato dal fatto che il trauma è avvenuto durante il sonno. Questo porta sicuramente ad avere difficoltà a dormire serenamente e, spesso, rivivere l’incubo del crollo e della notte del trauma.

Ma come aiutare queste persone? Gli psicologi presenti sul posto si stanno attivando per creare dei gruppi di supporto e di ascolto, per condividere sensazioni ed esperienze e far sentire gli abruzzesi meno soli. Fondamentale è poi il recupero dei bambini. Ridare loro la possibilità di giocare, divertirsi e soprattutto sorridere è fondamentale! Entrano in gioco così i “Clown”, psicologi che applicano la Patch Therapy, con lo scopo di ridare sorriso ai bambini. Per chi fosse maggiormente interessato vi consiglio di visitare il sito del Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna.

http://www.maracarfagna.net/


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