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Crisi, freddo, pigrizia, troppi impegni? Non preoccupatevi, oggi le consulenze psicologiche viaggiano via Skype con ioPsicologo!

febbraio 10, 2012

Consulenze gratuite su Skype? Da oggi è possibile! Il sito ioPsicologo, in collaborazione con i portali Niente-Panico.it e BlogTherapy.it, offre a tutti la possibilità di usufruire di un supporto psicologico a distanza tramite l’utilizzo di Skype per tutto il mese di marzo.
L’iniziativa è stata proposta da un’equipe di psicologi volontari (Emanuele Mingione, Mariangela Quinterno Veronica Simeone e Marina Scappaticci) coordinati da Giovanni Gentile il quale spiega:

 “Questo tipo di intervento non ha alcuna finalità terapeutica, ma rappresenta una possibilità di ridefinizione del problema, ovvero di inquadramento del disturbo. Spesso, infatti, l’aiuto più valido per chi deve fare i conti con un disagio psichico è quello di avere la possibilità di prendere coscienza del proprio problema e di capire come affrontarlo. La consulenza online vuole essere un aiuto per chi non sa a chi rivolgersi e per chi cerca un primo orientamento in base alle proprie esigenze. Ma anche per chi vive all’estero e preferisce parlare con uno psicologo italiano via chat o per chi si sente più a proprio agio ad aprirsi con uno specialista attraverso microfono e videocamera, piuttosto che faccia a faccia in uno studio”.

Si prevede che i colloqui durino dai 30 ai 40 minuti sottoforma di una chiacchierata che può essere utile al paziente per mettere a fuoco i propri sintomi, dare un nome al proprio problema e fornire indicazioni sulle Strutture Sanitarie a cui rivolgersi.
Gentile garantisce anche il rispetto della privacy: la riservatezza del paziente è tutelata come in un normale studio di psicologi, con il consenso informato che viaggerà via mail.

Come fare? È sufficiente prenotare la propria consulenza dal sito http://www.ioPsicologo.it, indicando  il proprio nome utente Skype, con l’orario e il giorno scelto per ricevere consulenza.

Speriamo, come si augurano gli ideatori di tale progetto, che questa iniziativa possa avvicinare la psicologia alla gente e possa aiutare a sfatare i “miti”  ei pregiudizi associati alla nostra professione, come l’eccessivo costo e l’obbligo di una terapia lunga e impegnativa.

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Curare la depressione via Internet. Possibile?

ottobre 2, 2011

Le vacanze sono finite ed è ora di tornare al lavoro!In realtà le vacanze non è che siano mai iniziate veramente….la stesura della tesi occupa praticamente tutte le mie giornate da giungo a questa parte ma manca poco!
Mi scuso con tutti i lettori più o meno assidui per la mancanza di articoli negli utlimi mesi…ancora fino a dicembre  purtroppo sarà così perché il lavoro da fare è tanto e il tempo poco! 🙂
Ma quando riesco sbricio un po’ su Internet tra le utlime notizie e oggi ho trovato un articolo che ha attirato la mia attenzione…

Svezia. Curare la depressione via Internet è possibile, anzi, forse  anche più efficace. È questa l’idea proposta da Holländare Fredrik all’interno di una tesi di dottorato allaSchool of Health and Medical Science” dell’Università di Orebro.

Lo psicologo ha analizzato gli effetti della terapia cognitivo-comportamentale mediata da Internet sia sui soggetti con depressione in corso, sia nelle situazioni di prevenzione delle ricadute.
E i risultati sono inaspettati: solo il 10% dei pazienti in cura con una terapia cognitivo-comportamentale accessibile sulla Rete ha avuto una ricaduta e ha sperimentato nuovi episodi depressivi, contro il 38% dei soggetti del gruppo di controllo che hanno seguito una tradizionale terapia faccia a faccia.

Holländare Fredrik sottolinea che lo scopo del trattamento accessibile su Internet non è quello di sostituire la terapia tradizionale. L’idea, però, è che tal metodo possa essere una buona alternativa per molte persone, dal momento che permette di scegliere più liberamente luogo e ora della seduta.
Sicuramente i vantaggi della terapia sono molteplici: maggiore comodità per i pazienti e disponibilità di un tempo maggior per poter colloquiare con il proprio psicoterapeuta. Infatti, a differenza delle sedute tradizionali, che non durano mai più di 45 minuti, la terapia via Internet può durare anche 2 ore o 2 ore e mezza per cicli di 10-15 settimane.
Inoltre, formando operatori specializzati in questa tecnica, a livello ipotetico in futuro si potrebbero aiutare più del quadruplo dei pazienti curati oggi.

Come mai questa terapia sembra funzionare? L’idea è che nella CBT ciò che conta non è il terapeuta come individuo, quanto i principi e le indicazioni pratiche che essi forniscono. E questi possono essere trasmessi con modalità molto diverse.

La depressione è ancora oggi una delle difficoltà psicologiche più diffuse e più difficili da gestire. Se la ricerca e gli studi in questo campo evolvono ciò non fa che aumentare le possibilità di arrivare a curare e prevenire veramente nel modo adeguato la depressione.
Forse questo metodo non sarà adatto a tutti, ma non è da sottovalutare l’intuizione che l’autore ha avuto: più trattamenti diversi esistono, in termini di tempi e modalità, maggiore sarà la possibilità di trovare il trattamento più adeguato per il nostro paziente!

Gli aspetti psicologici di Facebook: dalle opprtunità al rischio di dipendenza

giugno 15, 2010

Oggi voglio riportarvi un interessante articolo pubblicato sulla rivista “Psicologia Contemporanea” (n. 219 – Mag/Giu 2010) nel quale viene fatta un’attenta analisi sulla Comunicazione e sulle Nuove Tecnologie e in particolare sul sociale network Facebook.

Ecco a voi gli spunti e gli elementi elementi tratti dall’articolo stesso che ritengo amggiormente interessanti…

Perché si usa facebook?

Una ricerca (Joinson, 2008) condotta su un campione di utenti inglesi ha individuato sei motivazioni dell’uso di Facebook.

• Connessione sociale
Rintracciare persone conosciute in passato, restare in contatto con i propri amici e sapere cosa stanno facendo, mantenere relazioni con persone che difficilmente si incontrerebbero.

• Condivisione di identità.
Prendere parte a gruppi, organizzare e partecipare a eventi, rintracciare persone con opinioni simili.

• Uso delle foto.
Le foto assumono una funzione sociale: attraverso le operazioni di condivisione e di tagging (segnalare la presenza di una persona all’interno della foto) si possono acquisire nuove informazioni.

• Uso delle applicazioni.
L’utente ha la possibilità di conoscere e provare molte applicazioni (come giochi, programmi o quiz) perchè può scoprire che esse vengono utilizzate da alcuni dei suoi contatti.

• Investigazione sociale.
Attraverso Facebook si possono conoscere nuove persone sulla base di particolari criteri oppure osservare le attvità dei propri amici, anche in modo intrusivo.

• Navigare tra le reti sociali (social network surfing).
Facebook consente di accedere alla conoscenza di nuove persone. Esplorando le reti sociali dei propri amici, visitando i profili di utenti che non si conoscono direttamente è possibile allargare la rete dei propri contatti.

• Aggiornamento.
Utilizzare particolari funzioni di Facebook, come lo “status” e gli “aggiornamenti”, per conoscere e farsi conoscere dagli altri.

Opportunita’ vs dipendenza
Facebook è uno dei più popolari social network presenti in rete. Nato per connettere tra loro gli studenti di uno stesso campus universitario, ha ampliato esponenzialmente il numero dei suoi utenti, lasciando inalterata la sua principale caratteristica: collezionare e collegare tra loro le identità degli iscritti. Data l’influenza che il fenomeno comincia ad avere nelle relazioni umane, diventa sempre più necessaria anche una sua lettura psicologica.
Prima di qualificare Faccbook come “buono” o “cattivo” è bene comprendere quali siano le principali motivazioni sottese al suo uso.
In generale, questo social network propone ai suoi utenti un ampio ventaglio di opportunità: comunicare, ma anche esplorare, conoscere, definirsi, mettersi alla prova, affiliarsi. Inoltre, la sua stessa struttura è ricca di “affordance”: lo spazio virtuale diviene ambiente percettivo dove icone e bottom rimandano intuitivamente alla loro funzione. Di conseguenza, accessibilità e controllo, insieme alla varietà delle operazioni possibili, ne rendono l’uso piacevole e gratificante.
Il problema è che a questi aspetti sono immediatamente legate altre importanti questioni psicologiche. Guardando, infatti, all’altro lato della medaglia, accessibilità, controllo ed eccitazione per la mole di input a disposizione sono anche i tre fattori che facilitano l’insorgenza di comportamenti di dipendenza (Young. 1998).
Non mancano, infatti, all’interno del web le definizioni di un presunto “Facebook Addiction Disorder” e non è difficile trovare prontuari che suggeriscono i passi necessari per liberarsi da una eventuale dipendenza. Altrettanto singolare è l’ipotesi di una friendship addiction, intesa come la spasmodica ricerca di contatti che “obbliga” alcuni utenti a collezionare un numero sempre maggiore di nuovi amici.

Sociogrammi digitali
Agli occhi dello psicologo, Facebook può apparire come un complesso sociogramma che rappresenta in tempo quasi reale le reti relazionali dei suoi iscritti. Ogni utente è connesso ad altri attraverso una fitta trama di amicizie, appartenenze a gruppi, istituzioni, eventi, cause e discussioni. Questo vasto sociogramma può essere esplorato in molti modi, costruito e ricostruito sfruttando le potenzialità del web.
Un recente studio (Kllison, Steinfield e Lamps, 2007) ha analizzato, in un gruppo di studenti americani, il rapporto tra l’uso di Facebook e la costruzione di reti sociali. In base ai risultati, gli utenti del social network tenderebbero a sviluppare in misura maggiore legami deboli, utili a condividere interessi e obiettivi, ma raramente caratterizzati da un coinvolgimento emotivo. Nello stesso studio viene tuttavia, ipotizzata una peculiare caratteristica di Facebook: la tendenza a favorire negli utenti il recupero e il mantenimento di precedenti contatti, amicizie lontane nel tempo, spesso interrotte dopo importanti cambiamenti di vita. Potrebbe essere interessante per lo psicologo indagare la qualità di queste relazioni recuperate attraverso il network e comprendere se rimangono interazioni superficiali o arrivano ad avere una più profonda valenza emotiva.

Dall’opportunita’ al rischio
La dimensione ludica è certamente sullo sfondo di queste attività digitali, il web per sua natura è uno spazio potenziale, sperimentabile e transitorio. In particolare, Facebook non appare come uno spazio delimitabile, piuttosto si espande con l’uso che se ne fa, con l’ampliarsi del numero di contatti, con l’istallazione di “plug-in” e nuove applicazioni. E’ però abbastanza evidente che un luogo cosi destrutturato si offre ad ogni tipo di colonizzazione ed uso, diventando appetibile ad ogni utenza. In questo ventaglio di possibili esperienze rintracciamo le derive di un uso smodato della rete, là dove il social network adombra, simula e infine sostituisce le altre trame relazionali.
Eppure, come si è detto all’inizio, crediamo sia utile iniziare ad osservare e approfondire psicologicamente queste nuove forme di socializzazione, tenendo distante la tentazioni: di connotarle positivamente o negativamente e mantenendo il focus degli studi sui mutamenti che interessano la relazione tra le persone e la loro attitudine a costruire identità e legami, anche attraverso la rete.

Psybook. Il nuovo social network per noi studenti di psicologia!

giugno 8, 2010

Proprio poche ore fa mi sono iscritta a un nuovo social network dedicato a noi studenti di psicologia!Mi sembra essere un sito vermaente carino e fatto bene che favorisce la partecipazione e lo scambio di idee e conoscenze.

Come sostiene il suo creatore, Nicolò Zarotti, studente ovviamente anche lui di psicologia, il social network nasce con due intenti principali:

da una parte quello di mettere in contatto tutti gli studenti di psicologia d’Italia, permettendo maggiore diffusione di notizie e informazioni; dall’altra per riunirli tutti sotto un’unica bandiera informatica che consenta loro di far sentire la propria voce e dimostrare quanto valgano realmente.

L’idea vincente mi sembra essere principalmente quella di dare la possibilità a ragazzi accumunati da una stessa passione di condividere e scambiarsi idee. I membri, iscritti al sito, hanno infatti liberamente la possibilità di pubblicare articoli a loro piacimento, purchè legati al tema, e di rendere disponibili a tutti gli altri partecipanti riassunti di libri, appunti di lezioni…

Adesso siamo ancora all’inizio (mi sento già parte del progetto! :D), ma a lungo andare potrebbe trasformarsi in una vera e propria banca dati di appunti e informazioni, un blog condiviso, al quale partecipano tutti, con le loro idee e risorse!

Mi sembra l’espressione migliore del web 2.0 basato sulla partecipazione e sulla condivisione!Un progetto sicuramente ambizioso, ma molto interessante!

Se siete studenti di psicologia e state leggendo vi consiglio vivamente di iscrivervi!Vedrete che ne rimarrete sorpresi!

http://psybook.it/

Uno spot sullo stress da traffico!

marzo 25, 2010

E dopo avervi descritto brevemente di cosa si tratta quando si parla di Traffic Stress Sindrome vi presento una pubblicità progresso, creata da due mie colleghe studentesse (Elisabetta Bassani e Laura Barlocco) creato per promuovere la presa di consapevolezza del problema e cercare di far capire alla gente comune come lo stress possa avere ripercussioni sulla loro salute, fisica e mentale.

come già detto, il tema dello stress da traffico non è mai stato particolarmente trattato, nè dalla psicologia, nè da altre discipline. Con la nascita della psicologia del traffico però si crede oggi che sia molto importante andare a lavorare non solo sui meccanismi percettivi e decisionali che intervengono durante la guida, ma anche sui fattori psicologici che possono entrare in gioco e produrre una riduzione del benessere, proprio come lo stress.

Il video appare così uno dei pochi esempi di attenzione a questo concetto e diventa un importante mezzo per farprendere consapevolezza alla gente comune che il problema esiste…e purtroppo colpisce quasi la metà della popolazione!

La dipendenza da Internet: cos’è, come riconoscerla e come chiedere aiuto

marzo 17, 2010

La dipendenza da Internet meglio conosciuta nella letteratura psichiatrica con il nome originale inglese di Internet addiction disorder (IAD), è un disturbo da discontrollo degli impulsi.
Il termine è stato coniato da Ivan Goldberg, M.D., nel 1995 ed è comparabile al gioco d’azzardo patologico come diagnosticato dal DSM-IV.
Si tratta di un termine piuttosto vasto che copre un’ampia varietà di comportamenti e problemi. Secondo Kimberly Young, che ha fondato il Center for Online Addiction statunitense, sono stati infatti riconosciuti 5 tipi specifici di dipendenza online:

  1. Dipendenza cibersessuale = gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all’utilizzo e al commercio di materiale pornografico
  2. Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali) =  gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online. Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l’individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici reali..
  3. Net Gaming = la dipendenza dai giochi in rete, specialmente di azzardo.
  4. Sovraccarico cognitivo = comportamento compulsivo nella ricerca e nell’organizzazione di dati dal Web
  5. Gioco al computer =  giochi quali il Solitario e il campo minato diventano ossessivi e rubano granb parte del tempo vitale ai soggetti

Non esistono dati ufficiali su questo tipo di dipendenza, ma si stima che ne possa soffrire almeno il 10% degli utenti.

A novembre in Italia ha aperto il primo centro pubblico per combattere questa nuova patologia presso il Policlinico A. Gemelli di Roma.
Fino ad ora sono stati visitati  circa 60 pazienti e come dice il Dott. Federico Tonioni, responsabile dell’ambulatorio:

Si sono delineati due gruppi distinti che ci hanno portato ad approcci diversi. Il primo livello di intervento riguarda un gruppo di pazienti consapevoli di avere sviluppato un rapporto patologico con il web. Hanno dai 25 ai 40 anni  e  dipendono per lo più da sexual addiction, gioco d’azzardo e giochi di ruolo. La consapevolezza agevola e per questo sono già iniziati dei gruppi terapeutici.
Purtroppo più numeroso (90%) il secondo gruppo, quello dei giovanissimi, (tutti di sesso maschile, 13-20anni), accompagnati nella maggior parte dei casi dai genitori, fortemente preoccupati per una diminuzione netta della performance scolastica e della vita di relazione al di fuori dal web.
Si tratta di ragazzi intelligenti e razionalmente più maturi di altri, tendenti all’isolamento e con evidenti alterazioni nell’ambito dell’ emotività. Sono tutti dipendenti dai giochi di ruolo e non sono facili da trattare.

Ma come capire se siamo dipendenti dal web? Esiste un criterio di autovalutazione?

Passare tante ore davanti al terminale non è sinonimo di dipendenza. Se dopo 10 ore di navigazione usciamo con gli amici, il problema non si pone. Parliamo di psicopatologia quando si sente il bisogno sempre crescente di trascorrere tempo in rete preferendo questa attività ad altre relazioni sociali; Smettere di dialogare in famiglia, agitazione psicomotoria, ansia, depressione e insonnia, sono altri sintomi.

Per contattare l’ambulatorio del Policlinico Gemelli occorre chiamare i numeri 06/30154332-4122.

Non restare nel buio!lascia che qualcuno ti accenda la luce… Creazione di un artefatto intermodale per la prevenzione della depressione

marzo 10, 2010

Oggi voglio pubblicare e farvi vedere un video che ho creato, insieme a una mia comapgna, all’interno del corso di Comunicazione per il benessere, all’università.

si tratta di uno spot, di una pubblicità progresso sul tema della prevenzione di malattie. Avevamo il compito di definire il target, le intenzioni, i contenuti e tutti gli elementi di realizzazione.

Ecco il risultato! Niente di eccezionale a livello tecnico…ma speriamo che il messaggio arrivi!

L’oggetto dello spot realizzato è la depressione, come forma di disagio psicologico che colpisce, oggi, una vasta fetta di popolazione, soprattutto giovanile.

La campagna pubblicitaria si inserisce così all’interno dell’ambito della prevenzione contro malattie e forme di disagio, al fine di sensibilizzare la popolazione a questo problema, per arginare il dilagare di questa patologia e, in particolare, per diminuire la sua incidenza tra i giovani. Per fare questo lo spot non pone l’attenzione sulla descrizione dei sintomi, sulle modalità attraverso le quali la persona può guarire o sulle associazioni alle quali può rivolgersi per essere aiutata, ma si focalizza sulla presa di consapevolezza che fa nascere nei fruitori la volontà di chiedere aiuto.
L’obiettivo di base, in termini di benessere, è, quindi, quello di far scaturire il desiderio di essere aiutati, spingendo i soggetti a cercare e richiedere un aiuto. Si tratterebbe quindi di una sorta di potenziamento dell’autoefficacia dei soggetti colpiti da questa patologia.

Ad un altro livello lo spot si propone anche di sviluppare un senso di responsabilità all’attenzione e al sostegno nelle persone che si trovano a vivere a contatto con soggetti che manifestano i sintomi di questo disagio.

Per quanto riguarda la gerarchia intenzionale alla base dello spot sono state individuate le seguenti intenzioni comunicative:

  • presa di consapevolezza nei soggetti che presentano i sintomi di una depressione della possibilità di ricevere un aiuto concreto
  • spinta a ricercare l’aiuto, potenziando l’autoefficacia e la forza di volontà
  • sensibilizzare la popolazione a offrire sostegno e aiuto alle persone che manifestano il disagio
  • porre in contrasto la quotidianità e la normalità di una vita serena e ottimista (luce) alla situazione di depressione e mancanza di interesse per la vita (buio)
  • favorire l’identificazione percettiva del soggetto utilizzando la tecnica del “point of view shot” e mostrando al fruitore il mondo come visto dagli occhi del protagonista
  • favorire il coinvolgimento e l’immersività: rendere lo spot facilmente fruibile e con impatto a livello emotivo
  • emozionabilità: far nascere sintonizzazione emotiva e empatia
  • memorabilità: creare una struttura narrativa semplice e facilmente fruibile a livello cognitivo e inserire un elemento (contrasto luce/buio) che colpisca e venga ricordato
  • creare una sinergia tra codici diversi al fine di rendere maggiormente efficace l’espressione del significato

Identificando 2 intenzioni comunicative diverse alla base dello spot (la spinta a chiedere aiuto e la disponibilità ad aiutare) è possibile suddividere il target di riferimento in due macrogruppi:

  • i soggetti che si trovano a vivere sintomi tipici della depressione, sia in una fase iniziale che in una fase di disagio più avanzato
  • la popolazione generale e, in particolare, chi si trova a vivere a contatto con soggetti che manifestano questo problema o mostrano sintomi che potrebbero indurre a ipotizzare il possibile sviluppo della patologia

In generale lo spot sarebbe rivolto principalmente ad un target giovanile, porzione di popolazione oggi maggiormente a rischio.

Curare la depressione online

dicembre 15, 2009

Curare la depressione online? Secondo uno studio dell’Università di Bristol è possibile!

Lo studio ha coinvolto 297 pazienti monitorati per 8 mesi che, al posto della classica seduta dallo psicologo, sono stati trattati con analisi cognitivo-comportamentali attraverso il web. E nel 38% dei casi sono guariti dopo soli 4 mesi!

Nel centro Psiche di Milano la modalità di cura online pur essendo poco conosciuta è già in uso. Dice la dottoressa Arianna Nardulli:

Sono molti gli strumenti disponibili: video conferenza, chat, email. La video consulenza, per esempio, permette di stabilire comunque un rapporto diretto ed esclusivo con il terapeuta. I vantaggi pratici del sistema sembrano molti, a partire dalla flessibilità degli orari, la velocità, l’immediatezza della comunicazione e la possibilità di raggiungere anche chi vive in aree remote.”

Tratto da: www.medicinalive.com

Il ruolo della personalità nell’uso di Facebook

dicembre 1, 2009

Nella realtà esistono chiare relazioni fra la nostra personalità ed i nostri comportamenti sociali. Ma quando entriamo nel mondo del web e dei social network cosa succede?

Un contributo alla risposta arriva da uno studio svolto da un gruppo di ricercatori della University of Windsor, guidato da Craig Ross, e presentato in un recente articolo della rivista internazionale Computers in Human Behavior, il cui scopo era stabilire delle correlazioni fra la personalità dell’utente (classificata con il test Big Five) e l’uso di Facebook.
Lo studio è stato svolto su 97 studenti universitari canadesi (15 uomini e 82 donne), in maggioranza utenti costanti di Facebook (dai 10 ai 60 minuti di uso quotidiano del social network).
Le ipotesi di partenza riguardavano il legame tra un tratto di personalità e alcuni comportamenti sociali ad esso associati. Ad esempio si ipotizzava che persona estroversa aderisse a più gruppi e avesse più amici anche su Facebook.

Contrariamente alle aspettative, le correlazioni, tra fattori che descrivono la personalità e l’uso di diverse funzionalità di Facebook, per le quali lo studio è riuscito a trovare una relazione statisticamente significativa sono poche.
in particolare un alto livello di Estroversione è predittore di appartenenza ad un alto numero di gruppi su Facebook, ma non sono emerse relazioni significative di questo tratto né con il numero di amici su Facebook, né con il tempo speso su Facebook.
Un basso valore di Instabilita’ Emotiva (Nevroticismo), invece, e’ stato collegato in modo significativo ad una preferenza per la pubblicazione di proprie foto (ma non di altri tipi di informazioni).
Per i fattori di Apertura all’Esperienza e di Socievolezza nessuna delle correlazioni attese con l’uso di Facebook ha avuto conferma.

La conclusione a cui arrivano i ricercatori è che quando parliamo di social network non possiamo partire dal presupposto che i comportamenti di una persona nel mondo fisico si ripetano similmente nel mondo virtuale. Le dinamiche di Facebook non sono cosi’ ovvie.
ad esempio forse, a differenza del mondo fisico, più che gli estroversi, potrebbero essere i timidi su Internet ad essere fortemente motivati verso l’uso della comunicazione mediata dal computer.

Tratto da: lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/

EmpowerMENTE: esercizi per allenare la mente!

settembre 23, 2009

Come poter fare per allenare la vostra memoria? Dove trovare degli esercizi per migliorare le proprie capacità attentive?

Ecco un sito al riguardo molto interessante.  Si tratta di “EmpowerMENTE” che propone un percorso di potenziamento mentale, con esercizi per migliorare le abilità attentive, la memoria e le capacità di orientamento spaziale.

Questi esercizi sono molto utili non solo per anziani o persone che presentano un decadimento cognitivo, ma anche per giovani e adulti perché mantenere allenata la propria mente è uno “sport” che deve essere praticato con costanza!

Andate sul sito, allenatevi e divertitevi!!

http://www.empowermente.com/


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