Gli psicofarmaci più diffusi (4): gli stabilizzatori dell’umore contro le oscillazioni tra mania e depressione

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L’ultima categoria di farmaci che prendiamo in considerazione sono gli stabilizzatori dell’umore. Anch’essi possono essere inclusi nella macrocategoria degli antidepressivi ma hanno lo scopo di ridurre i sintomi di soggetti affetti da disturbo bipolare e regolarizzare le oscillazioni patologiche tra mania e depressione.

Il primo stabilizzatore ad essere scoperto è stato il litio, individuato, per caso, da Cade nel 1817. Tale sostanza, utilizzata per la cura della gotta e per pazienti con ipertiroidismo e ipotiroidismo, inizia ad essere utilizzata con pazienti con psicosi maniaco-depressive da quando lo stesso Cade si accorge di una certa analogie tra le due categorie di patologie.
Si tratta di un catione che modifica la fisiologia delle membrane cellulari attraverso un’alterazione degli scambi Na e K ed  utilizzato soprattutto per episodi acuti maniacali, per la prevenzione recidive maniacali e depressive nel disturbo bipolare e per la cura di forme depressive resistenti all’azione antidepressiva.
Importante sottolineare che il litio ha un range terapeutico (da 0.6 a 1.2 mEq/l) al di là del quale la sostanza ha gravi effetti tossici.
Altri stabilizzatori dell’umore sono la carbamazepina e il sodio valproato inizialmente usati come epilettici e oggi utilizzati negli stessi casi del litio.
Infine, vi  è la lamotrigina spesso utilizzato come anticonvulsionante, ma anche per la cura della depressione bipolare e per le recidive depressive e maniacali dei pazienti con disturbo bipolare

Tutti questi farmaci presentano numerosi e importanti effetti collaterali. Il litio, in particolare, può portare a diarrea, aumento della diuresi, diabete e ipotiroidismo; la carbamazepina può generare effetti neurologici e un aumento transaminasi; il sodio valproato causa tremori, senso di sedazione e la lamotrigina sintomi simil influenzali.
Più gravi, ovviamente, sono gli effetti tossici, rilevanti però solo per il litio. Come detto esso, al superamento del range terapeutico, può comportare convulsioni, tremori, alterazioni fisiologiche e può portare anche al coma.

 

 

 

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